«Congresso mondiale» su staminali e fine vita. Il partito radicale: seguiamo Usa e Spagna


Corriere della Sera
Luigi Offeddu

Bruxelles - Si è parlato molto di Barack Obama, ieri a Bruxelles. Se n'è parlato al quartier generale della Nato, dov'è giunta per la sua prima visita ufficiale Hillary Clinton, neo-segretario di Stato degli Usa. E se n'è parlato al Parlamento Europeo,dove in un incontro fra politici e scienziati il nome di Obama è risuonato più volte come simbolo di una «nuova battaglia» a favore della ricerca sulle cellule staminali o del testamento biologico

in contrapposizione al nome di George W. Bush giudicato invece portabandiera del «creazionismo integralista». L'incontro, che si conclude oggi ed è alla sua seconda edizione annuale, è stato battezzato «Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica», ed è organizzato dall'Associazione Luca Coscioni (intitolata al giovane studioso ucciso nel 2006 dalla sclerosi laterale amiotrofica) e dal Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito in collaborazione con l'Alde, l'Alleanza dei liberali e democratici. Nella lista dei partecipanti, diversi i nomi noti: Emma Bonino, Marco Cappato, Giulio Cossu, Elena Cattaneo, Giulio Giorello, Marco Pannella, Ignazio Marino, tre premi Nobel (Martin Evans, medicina; Kary Mullis, chimica; Martin L. Peri, fisica), il commissario europeo alla scienza Janez Potocnik, e così via. Durante la prima giornata dei lavori, le scintille si sono subito levate intorno al tema della ricerca sulle staminali. «Mentre il ministro della Salute italiano arriva a manipolare il bando per la ricerca sulle staminali escludendo dai finanziamenti la ricerca sulle embrionali - ha detto fra gli altri Marco Cappato - il ministro per la Salute spagnolo interviene qui, al congresso mondiale, proponendo la libertà di ricerca come priorità legislativa e finanziaria, per uscire dalla crisi economica e per aumentare il benessere dei cittadini». Sempre secondo Cappato, vi è oggi «l'urgenza politica della nuova grande questione sociale del nostro tempo: quella della malattia e della disabilità». Ma troppi sono costretti a viaggi drammatici in paesi lontani, per le carenze della legislazione nel loro paese. Per non parlare dei pochi fondi dedicati alla ricerca. Per l'europarlamentare ed ex- commissario Philippe Busquin, «la minaccia più forte per l'Europa sarà la mancanza di ricercatori, visto che ci sono sempre meno potenziali ricercatori. In Europa insomma, la scienza non è considerata attraente».

Sabato, 7 marzo, 2009 - 10:05

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