"Alimentazione artificiale per il Papa"


Corriere della Sera
De Bac Margherita

Era il 30 Marzo 2005 e il Corriere della Sera scriveva della situazione clinica prima che Papa Wojtyla decidesse per il rifiuto dei trattamenti sanitari.

 

La salute del pontefice e le nuove complicazioni
Allo studio l'intervento al Gemelli per inserire un sondino: Wojtyla non riesce a deglutire. Riposo assoluto prima dell'operazione. Le difficoltà nel recupero della parola a causa della cannula. Quattro o cinque giorni di ricovero per applicare un sondino e verificare l' efficacia di un nuovo sistema di alimentazione enterale, cioè per via intestinale. Un tubicino che viene infilato direttamente nello stomaco, dall' esterno, e permette la somministrazione di sostanze nutrienti. È una delle ipotesi più accreditate che giustificherebbero il ventilato ritorno al policlinico Gemelli del Papa. Il Pontefice a causa della malattia che lo ha colpito diversi anni fa, il Parkinson, ha seri problemi di deglutizione e rischia di mandare di traverso anche i liquidi. Sostenerlo in modo adeguato ed evitare che si debiliti sta dunque diventando per chi lo assiste sempre più difficile.
L' indebolimento - Ecco allora farsi largo insistente una soluzione già formulata al momento delle dimissioni dall' ospedale il 13 marzo scorso, dopo la tracheotomia.

L' alimentazione artificiale. Cibi e acqua assunti non più per bocca, ma attraverso un sondino inserito nell' addome. In Vaticano non escludono che si debba arrivare a questa decisione, motivata, non nascondono, dalla necessità di rivedere il sistema di alimentazione. Quando? È più probabile la prossima settimana. Ma perché non subito? In questi giorni, potrebbe essere la spiegazione, il Santo Padre osserverà un riposo assoluto. Niente appuntamenti, niente apparizione alla finestra stamattina. Niente udienza oggi. Forse, sperano i medici, seguendo un regime di ferrea convalescenza, potrà riacquistare forze ed evitare infine il ricovero, che sarebbe l' undicesimo. Certo è che Wojtyla appare molto indebolito. A Pasqua, mostrandosi ai fedeli per la benedizione Urbi et Orbi, non è riuscito a far uscire la voce, segno che non può imprimere al respiro la spinta necessaria.

C' è chi è pronto ad affermare che l' ha perduta per sempre, che dovremo abituarci ad un Papa muto. Ma i suoi collaboratori sostengono il contrario, non disperano, ritengono che dopo aver recuperato, l' uomo che scalava montagne e, nelle udienze, conquistava anche per l' imponenza fisica, da atleta, tornerà a pronunciare parole e frasi. Ora trascorre il tempo all' interno del suo appartamento, tra letto e poltrona, protetto come fosse una statuina di sottilissima porcellana. Mente e cuore lo sorreggono: «Non credo si farà mai sopraffare da cedimenti psicologici - giudica con occhio esperto il neurologo Stefano Ruggieri -. Depressione e arrendevolezza non saranno mai sue compagne».

«Tubo nello stomaco» - Al Gemelli tutto appare normale: «Non c' è nessun preallarme, per ora», fanno sapere dalla direzione sanitaria, negando l' imminenza del ricovero. Se si scegliesse di passare all' alimentazione artificiale, il sistema più indicato sarebbe il Peg, «percutaneous endoscopic gastrostomy». Un piccolo intervento in endoscopia che richiede la mano del gastroenterologo e il Gemelli, anche in questo settore, dispone di un ottimo specialista, Guido Costamagna: «La metodica consiste nell' introdurre un tubicino per la nutrizione direttamente nello stomaco evitando così il passaggio attraverso il naso - la descrive Lucio Capurso, primario gastroenterologo del San Filippo Neri -. Si pratica con un ago un piccolo buco nella parete anteriore dell' addome. Per individuare il punto in cui inserire il sondino viene usato un gastroscopio dotato di una luce all' estremità, inserito attraverso la bocca e calato nella cavità gastrica. La procedura avviene generalmente in anestesia locale. Successivamente si preferisce tenere in osservazione il paziente per qualche giorno, in modo da mettere a punto lo schema nutrizionale migliore».
Effetto del parkinson - A rendere più difficoltosa la deglutizione del Papa è una sindrome che colpisce molto tardi i parkinsoniani. Analizza la situazione Mara Angeli, logopedista, operatrice della Cooperativa azione riabilitativa di Roma, che collabora con l' Associazione malati di Parkinson, fondata dalla tenace Carmen Atzeri: «Se davvero Giovanni Paolo II dovesse passare alla Peg non mi sorprenderei. I pazienti come lui vanno incontro al fallimento dell' atto deglutorio che richiede una coordinazione eccezionale, assente in queste persone. I problemi, dopo molti anni, possono essere gestiti solo con l' alimentazione enterale». E il recupero della parola? La logopedista ritiene che, se avverrà, sarà solo parziale perché da ora in avanti sarà condizionato dalla presenza della cannula inserita nella trachea.
Le date
1° febbraio - Il primo ricovero Giovanni Paolo II viene ricoverato al Gemelli per un attacco di laringospasmo acuto. Lascerà la clinica solo il 10 febbraio, a bordo della «papamobile»
24 febbraio - Il secondo ricovero Dopo due settimane Karol Wojtyla viene nuovamente ricoverato in ospedale, dove è sottoposto a un intervento di tracheotomia: in gola gli viene inserita una cannula per facilitare la respirazione.
27 febbraio - Il Papa segue l' Angelus nella sua stanza, poi si affaccia alla finestra ma non parla, limitandosi a benedire con la mano
11 marzo - Il Pontefice riceve in clinica i vescovi della Tanzania e per la prima volta dopo l'intervento parla in pubblico, dicendo «Va bene, va bene». Le televisioni diffondono in tutto il mondo le sue parole. Wojtyla ritorna in Vaticano il 13 marzo.

Giovedì, 26 Febbraio, 2009 - 13:55

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