Aborto, Obama sfida i fischi nel campus di "Notre Dame" "


18/05/2009
Alberto Flores D'Arcais

Il presidente apre alla destra religiosa: "Dialoghiamo"

«Forse non saremo d’accordo sull’aborto, ma possiamo esserlo sul fatto che è una decisione che spezza il cuore a ogni donna, sia per la sua dimensione morale che spirituale. Allora lavoriamo insieme per ridurre il numero di donne che abortiscono, rendendo più facili le adozioni e dando aiuto alle donne che vogliono tenere il proprio figlio». II presidente degli Stati Uniti raccoglie qualche timido applauso ma deve incassare anche i primi fischi - probabilmente messi in conto del suo mandato. Accolto da centinaia di contestatori e venti fermi, da slogan contro «gli abortisti assassini», da cartelli con foto giganti di feti e da una “contro-laurea” religiosa di studenti e genitori “per la vita”, Barack Obama non si è certo tirato indietro. Davanti ai duemila studenti laureandi di Notre Dame (Indian a), università che è il bastione del cattolicesimo accademico, ha affrontato il tema che nell’America dei primo presidente afro-americano è forse quello che più divide il paese. L’invito a Obama per il giorno delle graduation (e per ricevere lui stesso una laurea honoris causa in diritto) nella cattolica Notre Dame aveva fin dal marzo scorso creato non poche polemiche. Le sue decisioni sulle staminali e la sua posizione favorevole all’aborto ribadita in campagna elettorale, avevano spaccato il mondo non solo cattolico. Il presidente di Notte Dame, reverendo John Jenskins, aveva confermato la decisione presa dall’ateneo cattolico ricevendo il sostegno della grande maggioranza del corpo accademico: «Rispetta chi non è d’accordo ma ha preso una decisione in base alla sua coscienza ed ha il nostro pieno sostegno». Ma Francis George, cardinale di Chicago, per protesta aveva rifiutato la "laetare medal", la più prestigiosa onorificenza offerta dal college sostenendo che invitare Obama «significa non capire cosa vuol dire essere cattolici». «Onoriamo la coscienza di chi non è d’accordo con l’aborto», ha detto Obama malgrado il suo discorso sia stato interrotto più volte dai contestatori. «Vi ringrazio per questo diploma onorario, so che è stata una scelta controversa». Ha parlato dell’ambiente («dobbiamo decidere come salvare la creazione di Dio dal cambio climatico che minaccia di distruggerla»), di guerra e terrorismo («dobbiamo cercare la pace in un tempo in cui c`è chi non si ferma davanti a nulla pur di colpirci»), ha invitato tutti a «trovare la strada per vivere insieme come un’unica famiglia. Non una persona, non una religione, non una nazione può affrontare queste sfide da sola. Mai come oggi la nostra sopravvivenza richiede la più grande cooperazione e la comprensione di tutti i popoli». Agli studenti e soprattutto ai contestatori ha ricordato che «trovare un terreno comune non è facile», dipende dall’imperfezione dell’essere umano, dal «nostro orgoglio», dalle insicurezze e dagli egoismi «tutti peccati che secondo la tradizione cristiana hanno radici nel peccato originale». Ci sono tanti conflitti: quelli tra i «soldati e gli uomini di diritto che possono amare questo paese con la stessa passione ma arrivare a differenti conclusioni» sul modo di proteggerlo; quelli tra «gli attivisti gay e i pastori evangelici che deplorano entrambi il dramma dell’Aids ma sono incapaci di trovare un ponte per unire i propri sforzi»; tra chi e contrario alle cellule staminali, «motivato dall’ammirabile convinzione per la sacralità della vita» e quei genitori che hanno un figli diabetici e sperano che vengano guariti. In tutti questi conflitti, come in quello sull’aborto la questione, dice il presidente americano è sempre la stessa: «Trovare il modo di restare fermi nelle proprie convinzioni e lottare per quello che riteniamo giusto senza demonizzare chi la pensa diversamente da noi». Come aveva fatto in campagna elettorale, nel faccia a faccia con il telepredicatore Rick Warren, Obama a Notre Dame ha dunque teso la mano alla destra religiosa. Ma è da sinistra, dalla sua base elettorale, che si sta preparando una pericolosa minaccia politica alla nuova presidenza. Per i liberali infatti, con le prime decisioni sul fronte della tortura, di Guantanamo, dell’immigrazione, dei diritti dei gay, Obama sta tradendo le loro cause. Intanto un sondaggio sostiene che il 151 per cento degli americani si dice, oggi, contrario all’aborto; la prima volta che gli anti-abortisti diventano maggioranza da quando la Gallup ha iniziato a porre la domanda. Il tema è anche centrale nella nomina del prossimo giudice della Corte Suprema che Obama dovrà scegliere nei prossimi mesi.
 

Lunedì, 18 maggio, 2009 - 14:23

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