Disabilità ed integrazione

Pistorius e il bicchiere mezzo pieno

di Luca Pancalli*

Si sta affermando la consapevolezza per cui il disabile accede all'attività sportiva in modo libero come qaulsiasi altro cittadino. Gli sport che i ragazzi disabili scelgono di praticare sono quelli che consentono una maggiore integrazione con le persone normodotate.

Mi spiace veramente non poter essere presente con voi questa mattina, colgo, comunque, l'occasione di fare alcune brevissime riflessioni da persona disabile e, anche, da segretario generale del Comitato Italiano Paralimpico. Io, come uomo di sport, non posso che sottolineare l'esigenza che si presti adeguata attenzione a tutto quello che è il movimento paralimpico, in relazione al suo valore economico, ma, soprattutto, al suo valore sociale. Negli ultimi anni, infatti, si sta affermando la consapevolezza per cui il disabile accede alla attività sportiva in maniera libera come qualsiasi altro cittadino, la consapevolezza per cui il disabile è in grado di scegliere come vivere il proprio tempo libero.
In questo senso, è particolarmente significativo il fatto che le discipline sportive che i ragazzi disabili scelgono di praticare più frequentemente sono quelle che consentono una maggiore integrazione con le persone normodotate, ciò senza che siano penalizzati i risultati, pensiamo ad Oscar Pistorius, ai risultati che questo atleta ha raggiunto, ma, soprattutto, alla attenzione mediatica sulla disabilità che il suo caso ha prodotto, ciò, dimostrando, il potere comunicativo dello sport. Nonostante questa nota positiva, bisogna comunque sottolineare che ci sono ancora dei problemi da risolvere, ad esempio, la nostra offerta sportiva può essere indirizzata solo ad un numero esiguo di persone disabili, molti, infatti, continuano ad essere esclusi e, questa situazione, non è assolutamente pensabile in un paese che si vuole dire civile, un paese in cui, all'interno degli istituti scolastici, le ore di educazione fisica continuano ad essere un momento di ghettizzazione per disabili, non perché essi sono incapaci di partecipare all'attività sportiva, ma perché la scuola stessa non è preparata ad affrontare questo tipo di situazioni.
E', dunque, necessario riflettere su questi temi per costruire quel percorso di vita indipendente a cui tutti aspiriamo; Siamo consapevoli che è un percorso pieno di difficoltà, ma siamo anche consapevoli del fatto che molte cose sono cambiate, che bisogna, sempre, riuscire a vedere il bicchiere mezzo pieno, consapevoli, però, della necessità di riempirne l'altra metà.

*Luca Pancalli è Presidente del Comitato Paraolimpico 

Mercoledì, 6 agosto, 2008 - 11:53

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