Pannella: la Chiesa ha rispettato Giovanni Paolo II. Ed Eluana?


L'Unità
04/08/2008
di Anna Tarquini
_MG_1765(Marco Pannella e Marco Cappato)

«È stato ascoltato il suo appello a tornare al Padre. Con solo un decimo delle cure riservate alla ragazza sarebbe ancora vivo». Sono 1.500 i casi di coma permanente .

«Wojtyla sarebbe ora vivissimo e nominalmente regnante se si fossero usati contro di lui anche un decimo solo delle cure che vengono imposte a Eluana». Qual è il confine tra accanimento terapeutico e libertà di cura? Tra diritto del paziente e dovere del medico? Marco Pannella lo ha sintetizzato così, con un messaggio provocatorio ma chiarissimo per i cattolici che credono nell'obbligo di alimentazione di un corpo. «Giovanni Paolo II è stato ascoltato quando ha permesso che la sua supplica ("Lasciatemi tornare al Padre") fosse comunque resa pubblica. E sarebbe ora vivissimo se si fossero usati contro di lui anche un decimo solo delle cure che vengono imposte da potenti, che impongono a tutti torture indicibili e inedite con l'uso diabolico delle scoperte scientifiche e del Potere mondano, ai genitori e alla civiltà costituzionale italiana e internazionale avendo preso in ostaggio il corpo di Eluana. Perché Eluana non viene ascoltata?».  Il confine è proprio quello segnato da Marco Pannella. Ed è il nodo che divide in maniera trasversale destra e sinistra: c'è obbligo di cura? E l'alimentazione è  o no accanimento terapeutico e chi è che decide?

La Chiesa dice che non è accanimento, i cattolici anche e con questa argomentazione, da anni, fermano qualunque ipotetico disegno di legge. Mille e cinquecento persone in stato di coma vegetativo permanente, trecentomila quelle che ogni anno entrano in coma e tra loro settecento sono i bambini. La famiglia Englaro dà per scontata la sospensione della sentenza e si prepara alla battaglia legale. L'istanza dovrebbe arrivare nei prossimi giorni sul tavolo del collegio di turno; sarà poi fissata un'udienza alla quale saranno convocate anche la parti: il padre di Eluana, in qualità di tutore della figlia, i suoi legali gli avvocati Vittorio Angiolini e Marco Cuniberti, e il curatore speciale di Eluana, Franca Alessio. Dopo questo passaggio la Suprema Corte dovrà fissare in tempi non molto lunghi (si parla alla ripresa dell'attività dopo le ferie) l'udienza per decidere se il ricorso del pg è inammissibile o valutare se accogliere la richiesta di accertare ancora l'effettiva irreversibilità dello stato vegetativo permanente di Eluana. Infatti, sul piatto della bilancia, la Procura generale di Milano ha voluto rimettere in discussione un argomento che pesa molto di più e che rimette tutto in discussione.

«Non vi è certezza sul fatto che il paziente in stato vegetativo permanente sia del tutto privo di consapevolezza», ha scritto nella motivazione del ricorso il pg Maria Antonietta Pezza scontrandosi anche con i colleghi della procura. «La scienza medica è in continua evoluzione e illustri sanitari hanno evidenziato che gli studi più aggiornati dimostrano come in alcuni pazienti in stato vegetativo permanente sia possibile ottenere risposte che danno conto di una residua possibilità, spesso elementare, di percepire impulsi dall'ambiente con correlata analisi e discriminazione delle in formazioni».  E «para para» la tesi sostenuta da un gruppo di 25 neurologi universitari e del servizio sanitario nazionale ha scritto al procuratore generale presso la Corte d'Appello di Milano e, per conoscenza, al presidente della Repubblica e al Governo, chiedendo lo stop all'esecutività della sentenza che autorizza Eluana Englaro a morire. È la tesi di un famoso specialista cattolico come Gian Luigi Gigli, una tesi cui risposero, il giorno dopo, il doppio degli specialisti sostenendo che i veri medici non parlano  mai di «risvegli impossibili».

Eppure il magistrato Maria Antonietta Pezza ha ragione di porre in questi termini la domanda. La condizione di coma o stato vegetativo può essere definita, con sicurezza irreversibile? Nel 2005 una commissione del ministero della Salute aveva affrontato questo nodo arrivando ad una soluzione alternativa. Non si può arrivare a una definizione di coma o stato vegetativo irreversibile, ma cronico sì. La differenza - spiegarono gli esperti della Sanità - è se il paziente non presenta miglioramenti clinici sostanziali per un certo arco di tempo. Si tratta di un periodo superiore ad un anno per i pazienti che hanno subito traumi e superiore a sei mesi per quelli nei quali lo stato vegetativo è conseguenza di fenomeni di anossia, ovvero mancanza di ossigeno. «Nel caso di Eluana - sostennero sempre gli esperti - si può dire che si tratta di uno stato vegetativo cronico, ovvero di una condizione nella quale le possibilità di ripresa sono davvero minime». Ma possibilità dire possibilità minime è cosa diversa da impossibili e «cronicità» è parola diversa da «irreversibilità». Ecco spiegata la scelta della motivazione del ricorso. Ecco spiegato perché avranno ragione di fermare tutto.     

Lunedì, 4 agosto, 2008 - 10:42

commenti

Marco valerio, non posso

Marco valerio, non posso risponderle. Perchè sono proprio le premesse che mancano. Lei paragona il diritto ad un fatto matematico in cui 1+ 1= 2 e risolto il problema. Che il diritto debba disciplinare ed interessarsi della casistica generale e non particolare non vuole dire per nulla quello che lei pensa. Ma siccome non sono io a poter stare qui a spiegare certe cose, acquisti un buon libro di diritto e lo legga. Se non lo fa, se non assume dapprima una coscienza e conoscenza dei fatti, è proprio inutile parlare. Io prima di parlare cerco di partire dai principi e non parto dalla fine delle cose per fare il percorso inverso e ricavarne i principi: sport di cui voi radicali siete maestri in quanto onnubilati dalle notizie che vi propinano. E ciò che io ponevo alla vs. attenzione (ma lei marko continua a replicare senza dimostrare di aver centrato la questione) e sulla quale dovreste dare delle risposte non è il caso Englaro, non sono le migliaia di caso Englaro che sono presenti nel nostro paese, ma più semplicemente come sia mai possibile da un punto di visto filosofico, culturale, di coerenza oserei dire spirituale, si possa mai accordare un diritto di autodeterminazione, di libertà individuale (che ripeto: la mia libertà individuale è diversa dalla tua e comunque diversa rispetto a quella di cento milioni di altri individui, in quanto mia ed in quanto tale non espropriabile, non codificabile, non mutuabile, non sequestrabile perchè sono io che in nome della mia libertà non posso concedere in alcun modo che essa venga normata o che essa venga giudicata o che essa sia ostaggio del Vaticano piuttosto che del Tribunale, piuttosto che del medico, piuttosto che del Parlamento, piuttosto che da un esercito di liberazione...). E la mia libertà in quanto mia non è delegabile, non è interpretabile, nessuno lo può fare, nè lo deve fare: Non lo deve fare il cardinal Ruini, ma nemmeno il cardinal Pannella e nemmeno il cardinal Veronesi. Voi sostenete principi di libertà, liberismo e libertinismo che poi nei fatti, io dico, non sapete sostenere con gli strumenti adeguati. Vi mancano i principi o se avete i principi vi mancano le conseguenze o se avete le conseguenze vi confondete sugli strumenti da usare: in una parola soffrite di incontinenza, siete incoerenti, siete culturalmente e filosoficamente inadeguati, sbagliati. perchè partite dalla fine per costruire la trama, perchè partite dalla fine per dare un titolo. Cosicchè in questo strabismo di cui siete vittime, partite dalla morte per parlare di vita. Non sapete fare nè l'una cosa nè l'altra. E rinnovo l'invito: studiate i principi del diritto, studiate i meccanismi che lo regolano, studiate quelle che sono le competenze degli organismi dello Stato. Fate un pò d'ordine in casa, senza affidarvi alle veline, alle notizie della Repubblica, a qeusto o quello, a quello che ha detto lo scienziato x o quello y. Studiate, poi anche i grandi scienziati che si riscoprono uomini di filosofia e ci impartiscono lezioni appariranno poco più che dei mercanti di parole.

D'accordo con Marko

Gentile professore, contraddizioni a parte sulle sue idee di diritto ed autodeterminazione, sono d'accorco con Marko: il diritto deve tener conto di fattispecie concrete. Di tante fattispecie concrete che sommate fanno quelle che lei definisce "casistiche generali", ovvero - in parole povere - una molteplicità di singoli casi. Infatti il diritto non norma in materia di sesso degli angeli, pure casistica generale ma non rintracciabile in fattispecie concrete come credo le intendesse Marco. Mi scusi per la banalità, non sono 30 anni che studio diritto. Detto questo, le domande che le pongo sono semplici: non ritiene che migliaia di persone bloccate nei letti di ospedale e a casa in stato vegetativo siano una "casistica generale"? Quanti dovranno essere prima di diventare "casistica generale"? Non crede sia necessaria un'indagine conoscitiva per sapere quanto è diffusa, nel nostro Paese, la "casistica generale" che si chiama eutanasia clandestina? Sarà un esperto anche in materia, ma forse non ricorderà che in paesini piccoli come l'Olanda o il Belgio - gli unici in cui si sia fatta una indagine conoscitiva sul tema - si è saputo che sono centinaia le persone che hanno usufruito, con tutti i rischi che derivano dall'illegalità, dell'eutanasia clandestina? Purtroppo in Italia questa indagine non si vuole fare; eppure siamo nel paese in cui le cure palliative sono maggiormente arretrate (dati OMS) e in cui, presumibilmente, quella che i cattivoniradicalilaici chiamano "morte per rantoli" è parecchio diffusa. Come vede, ideologia a parte, sono temi su cui si deve conoscere prima di poter deliberare in uno o nell'altro senso. Su questo, credo, sarà almeno d'accordo; e su questo, spero, ci potrà dare una mano! Saluti

Mi dispiace contraddirla

Mi dispiace contraddirla ancora sull'uso e funzioni del diritto. Il diritto non va mai a regolare fattispecie concrete, non è il suo compito, ma casistiche generali. Guai se il diritto si insinua nei casi concreti:quando lo ha fatto ha prodotto danni. Ma non è il mio ragionamento ad esser ein cotnraddizione. Sono un uomo libero? sono per l'autodeterminazione? le dice nulla la parola autodeterminazione, che nel momento in cui la pronuncio ed intendo praticarla significa volontariamente sottrarmi a qualsiasi potere ed a qualsiasi norma? Autodeterminazione significa decidere per me stesso secondo le mie personali convinzioni, che sono diverse dalle tue, dalle loro, dalle vostre, dalle nostre:l'autodetermianzione presuppone che mille individui diversi possano elaborare mille posizioni dversi e tutte plausibili e meritevoli di tradursi in un esito concreto, senza limiti, senza precetti: perchè la propria volontà e l'individualismo non prevede una codifica normativa: si tratta dell'esaltazione più ampia della libertà, cosiccome voi la promuovete. Fatene pertanto carico e siate coerenti con tale formula fino in fondo. Ciascun individuo è portatore di uno specifico, di uno spazio non ripetibile nè codificabile, di una sensibilità individualistica che mai e poi mai può trovare compimento nelll'atto di un tribunale, di un medico, di una legge. Allora se voi volete la legge, se voi volete il regolamento, non pronunciate la parola autodeterminazione che significa semplicemente decidere personalmente cosa fare senzaalcun supporto esterno: come hanno fatto in clandestinità altre migliaia di persone e come ha fatto Welby, sfidando la legge, le sue zone grigie, ma di certo non applicando alcuna legge esistente. io dico semplicemente che non esiste la necessità di un testamento biologico: sono sufficienti le norme penali esistenti, sono sifficienti la deontologia professionale ed i codici bioetici esistenti la cui letteratura su tali casi è amplia e ben descritta e motivata. Gli strumenti ci sono già. si agisca ie si deida in base a questii: seppoi nel loro uso si dovessero determinare degli abusi sarà compito della magistratura intervenire. In caso contrario e concretamente ditemi quale disegno di legge siete disposti a presentare, con quale formule, poi discutiamo il contenuto. L'articolo 32 non ha bisogno di essere modificato, ha bisogno semplicemente di essere interpretato e rispettato per ciò che molto banalmente recita e ti accorgerai, ragionandoci, che il rifiuto di una cura non può mai presupporre e fare da premessa alla scelta di morire. Questa previsione estrema non esiste e non è stata scritta, nè probabilmente era prevedibile il progresso scientifico e tecnologico allorchè i padri costituenti la scrissero: pertanto penso che fosse al di fuori del loro orizzonte. Se poi considera Repubblica e il corriere tra i quotidiani più oggettivi, impari a leggere bene i giornali perchè di oggettivo questi due quotidiano non hanno proprio nulla. Sul caso della Englaro si continua a dire che è in una condizione vegetale irreversibile, che non ha coscienza dell'esterno nè di se stessa, che non risponde agli stimoli: e tale condizione prima ancora che misurare la dignità di un individuo o meno, a mio avviso dovrebbe essere il decreto, il repsonso finale di un soggetto ormai morto. Un morto non ha bisogno di un tribunale, ma di un medico legale. un morto non ha bisogno di mille indicazioni e precauzioni sul modo di procedere per togliere il sondino: un morto si seppellisce e gli si concedono gl onori funebri. Chiuso.Mia madre ha vissuto 4 mesi in una condizione tra la vita e la morte, sepolta da sondini, tracheotomie, flebi, cateteri, sonde piantate nei polmoni, mai una volta che aprisse un occhio e mai che fosse in grado di rispondere ad uno stimolo esterno.Indegnità estrema. Il suo corpo era un campo di battaglia, il suo corpo era conteso dalla malattia e dalle pratiche mediche. di certo non aveva conservato alcunchè di dignitoso: che farne? avevo qualche diritto di decidere qualcosa al suo posto? Me l'avevano data spacciata per 3 volte, per 3 volte miracolata. Non sentiva nulla, non poteva provare dolore, non sapeva dove si trovasse. Si poteva disporne come si voleva. Mi sono sempre fregato delle previsioni nefaste, mi sono sempre fregato delle diagnosi, perchè avevo deciso che mia madre sarebbe stata morta solo il giorno in cui avremmo celebrato un funerale: non prima. Oggi mia madre vive, parla, si muove con difficoltà, ha delle emozioni.e sono 6 mesi che è in ospedale. ma ne uscirà. io a morte non condanno nessuno prima che dio e prima che la scienza non abbiano fatto il loro corso naturale; e ad una vita in sospeso io aggiungo un sondino in più se necessario, non scelgo di darne uno in meno. Se un uomo è in difficoltà nelle acque mi tuffo, non penso alla inutilità preventiva di quell'atto. Io per ciò in cui credo lotto, non mi arrendo. E mia madre conservava per me, pur nel suo mutismo, pur nella sua inespressività, un senso. Fintanto che una vita conserva un senso per qualcuno, la si lascia vivere. Il giorno in cui quella vita non conserverà un senso per nessuno, nè per la legge, nè per l'etica, nè per la dignità dell'essere umano, ne per il medico, nè per Veronesi, staccate la spina. Ma staccatela voi, non con il mio consenso.

Egr. Proff, Io le ho citato

Egr. Proff,

Io le ho citato solo un articolo di Repubblica che è uno dei quotidiani che in Italia va per la maggiore, e perché insieme al Corriere della Sera è ritenuto uno dei quotidiani più "oggettivi", benché, lo so bene, nella nostra nazione e sulle nostre "stampe" la notizia oggettiva non sarà mai possibile qui, come nel resto del mondo.

Non le volevo fare leggere nessun vangelo, anche perché ciò è proprio contro i miei principi di cui Lei parla tanto. Secondo il mio modesto parere Welby, se fosse rimasto nell’ ombra e nell’ anonimato, sarebbe entrato anche in chiesa. Il clamore mediatico in certi casi rovina e addolora ancora di più.

D’altronde penso di aver capito bene il suo discorso ma, Lei gira intorno alla volontà del singolo individuo e sappiamo bene che non può essere mai legiferata. Non siamo forse in un vicolo cieco? Infatti senza leggi “giuste o sbagliate” che siano l’ uomo campa male, la società senza leggi finisce allo scatafascio, in uno stato anarchico.

Il suo ragionamento è in palese contraddizione con uno dei principi del diritto: la fattispecie concreta. Come fa a dire che gli “esempi” non le interessano se è dagli esempi formulabili che la legge è chiamata a normare la realtà delle relazioni interne ad una comunità? Non sono forse gli “esempi” a permettere alla norma di essere preventiva rispetto ad abusi, evenienze, fatti successivi possibili? Il “ragionamento”, che lei difende come basilare, è intrinseco a ciò che io chiamo esempio. Se sono i ragionamenti che le interessano, i ragionamenti procedono principalmente in base ad esempi. Ricorda Socrate? Per il resto, nella maggior parte dei casi, si definiscono comunemente “aria fritta”.

Lei afferma che non c’è da normare nulla nel caso di Eluana, ma quanti condividono con Lei la stessa condizione? Meglio lasciarli allora, in un Limbo normativo? A questo punto cambiamo l’art. 32 cost. scrivendo la condivisibilissima affermazione: “i cittadini italiani non hanno in alcun modo diritto a morire”. La festa sarebbe finita per tutti.

Con l’augurio di buone e “sante” letture estive, che non siano Repubblica o il Vangelo…

Vede io mi leggo anche

Vede io mi leggo anche Repubblica, con le pinze visto che il suo vaticanista (Marco Politi) sappiamo da che parte pende. Lei si arroga il diritto di mettermi nel secchio degli uomini di Chiesa, e devo smentirla perchè non lo sono e non so nemmeno dove lei abbia raccolto tali prove o indizi non avendogliene fornite. Vi conosco voi radicali che fate sempre l'ostinato errore di credere che tutti coloro che non la pensano come voi sono cattolici, baciapile o nel migliore dei casi degli inconsapevoli casi umani sui quali la millenaria conduzione papalina italica ha compiuto i suoi nefasti esiti neurologici. Quindi devo respingere la sua obiezione da ignorante di cui ai punti 3) e 4). In ogni caso, perquanto io mi legga anche Repubblica, non mi imponga i suoi Vangeli, non ne ha diritto. E se proprio proprio vuole la replica, Repubblica è un giornalaccio come tanti altri ne girano nel nostro paese: un quotidiano di pseudo intellettuali. Ciò che poi ha fatto il Papa a me non interessa affatto, e nel ragionamento che si fa sui casi di fine vita, gli esempi non mi interessano: mi interessano i ragionamenti, non ciò che fece Tizio o Caio. Sulla lezione di diritto ne faccio volentieri a meno: sono almeno 30 anni che prima da studente e poi per professione mi misuro con il diritto ed in particolare non ho mai dimenticato la più grande lezione del diritto che è il rispetto dei suoi principi, delle sue definizioni, proprio come si possono e si devono studiare a scuola, possibilmente tenendoselo a mente per il resto della vita e per difendere il diritto dal massacro che le stesse Corti Costituzionali e gli stessi Tribunali ne decretano quotidianamente.Io ho sostenuto provocatoriamente, ma nessuno pare lo abbia compreso e nessuno a tutt'oggi ne ha dato degna risposta, che se gli esponenti radicali si battono per il principio dell'autodeterminazione, per il massimo della libertà individuale e che la liberta della persona non è opinabile, non è sindacabile, non è sequestrabile dal Vaticano, allora non lo può essere nemmeno da un Tribunale, da un Parlamento o da un partito politico: nemmeno da una legge. Perchè nel momento che io riconosco di voler e poter disporre della massima libertà "sulla" mia vita personale ed esclusivamente su di essa, non ho bisogno di alcuna legge che fissi i precetti, che mi conferisca potere o che imponga dei limiti; perchè come lei ha sostenuto la norma è un regolamento che serve a definire i rapporti di una comunità. Qui non c'è da regolare nulla in linea di principio. Ed è per questo che le vostre battaglia in nome dell'autodeterminazione vivono su premesse dubie. Welby ha combattuto una battaglia per se stesso? Vero in parte: nel momento in cui il suo destino è diventato pubblico, sequestrato dai radicali, poi sbattuto centinaia di volte sui media, ed infine con l'intervento del medico e poi la vicenda del Tribunale, gli accertamenti dell'Ordine dei Medici, si può tutto dire che quella fosse una battaglia solo per se stesso. Le battaglie personali io le conduco privatamente, in modo tale che gli esiti finali restino circoscritti al mio caso e non possano diventare un domani il "pretesto", il "precedente" sul quale risolvere altri simili casi.Welby ha combattuto la sua battaglia per se: e Veronesi? Veronesi che si appropria delle esperienze altrui, delle vite altrui, delle sofferenze altrui, per dirci come fare il testamento biologico, per introdurre surretiziamente il diritto a morire (mi si dica in quale passaggio della Costituzione viene citato un tale diritto, e non mi si venga a dire l'art. 32 perchè non è vero: l'articolo 32 parla di facoltà di rifiutare delle cure, ma il rifiuto delle cure non implica sistematicamente e necessariamente come esito la morte, si stia bene attenti nell'interpretazione del diritto), che cosa sta facendo se non un'operazione di sequestro dell'altrui libertà, dell'altrui principio di autodeterminazione? Come facciamo a definirla "auto", se nei fatti poi non lo è più? Vi sto richiamando a ragionare per l'appunto sui principi, vi sto richiamando a ragionare su ciò che promuovete e sul come lo promuovete, vi sto dicendo che la libertà individuale con atti che si riverberano solo su se stessi non può accettare, per definizione, che un'altra autorità, un altro potere precostituito se ne faccia carico, che ad una realtà soggettiva quale sono io, sei tu, si possa in qualche modo sostituire una realtà fattuale oggettiva che non potrà mai e poi mai ricomprendere la esigenza di libertà per come ciascuno di noi la interpreta e la pensa e le intende applicare. E' questo che cerco di fare capire: l'incoerenza dei vostri comportamenti, che derivano dalla mancanza di coscienza nella valutazione rigorosa dei principi. Fissate dei principi e poi pretendete di applicare delle regole e strumenti che da un mero punto di vista filosofico, culturale, di principio non dovreste mai e poi mai utilizzare. Ma di tutto ciò non siete nemmeno capaci di rendervene conto: leggete meno Repubblica e pretendete che le vostre Università insegnino meglio di quanto fanno.

Studente Coscione risponde..

Salve Massimo D'Oria,

una legge è una disposizione obbligatoria emanata dallo Stato. Essa pone delle regole al comportamento di tutta la popolazione. Le regole sono necessarie per il funzionamento della convivenza sociale, onde evitare ingiustizie e garantire l’ordine pubblico e privato. Chi non si attiene alle leggi infrangendole deve risponderne anche con sanzioni e punizioni.

Ma in questo caso le leggi non sono solo divieti, punizioni e limitazioni delle libertà personali. Esse sono in realtà un requisito indispensabile per garantire il bene comune e i giusti rapporti tra le persone.

Tuttavia mi meraviglio che voi uomini di Chiesa avete solo "congetture" che parolone... Goldbach le usava nella matematica :-)!

"Congetture su congetture per finire nel niente" voi qui siete maestri vero?

A me pare che l' ex Santo Padre non sia voluto andare in ospedale e tante congetture non le vedo!

Si legga l' articolo sulla Repubblica: http://www.repubblica.it/2005/d/sezioni/esteri/papa6/restaqui/restaqui.html

Forse qualche cosa le torna in mente.

Il suo amico lo ha generalizzato un pò troppo, in questi casi nessuno può darsi fuoco.Lei scrive: "allora non abbiamo bisogno delle battaglie dei radicali, nè delle battaglie di Veronesi, nè le battaglie di chiunque a vario titolo intende fissare delle norme "per gli altri" anzichè solo "per sè medesimi".

Un certo Piergiorgio Welby la sua battaglia la faceva per sé, ricorda? 

Le porgo i più cordiali saluti,

Uno degli studenti per la libertà di ricerca scientifica.

...ED ELUANA NON LA RISPETTA NESSUNO

La Chiesa ha rispettato Papa Wojtila, sul quale peraltro abbiamo solo delle congetture e non una realtà certa e condivisa. Ma se la vita è un bene indisponibile, personale, sul quale la Chiesa non può interferire (secondo la vostra visione), allora non vi può interferire nemmeno un Tribunale e nemmeno il Parlamento. Fare una legge non significa affatto riconoscere più diritti e garantirli senza equivoci. Ci sono migliaia di leggi nel nostro paese che "regolano" i rapporti tra persone, e contestualmente ci sono migliaia di ricorsi nei vari Tribunali per contendersi le rispettive ragioni. Pertanto la legge non garantisce nulla e di fronte alle centinaia e centinaia di casistiche tutte particolari che in un campo simile si possono oggettivamente riscontrare, nulla di peggio che fare una legge che deve regolare principi generali e non particolari. Questo lo affermo secondo un principio sacro del diritto, di quello con la d maiuscola. Non 'è nulla di più triste sul caso Englaro che sentire un padre che afferma pubblicamente che la propria figlia ha diritto di morire in base al dettato Costituzionale: ad una spiegazione di tale genere è molto più dignitoso il silenzio. Parlando con un mio amico radicale, stamattina mi diceva che ciò che è in gioco è la dignità personale: quando la persona decide di non essere degna di vivere può disporre della propria vita come vuole, anche con la morte. Ed allora dati fuoco, io dico. Perchè se sei tu a definire qual'è il limite della dignità, che quindi di volta in volta avrà confini soggettivi e non definibile oggettivamente, allora non abbiamo bisogno delle battaglie dei radicali, nè delle battaglie di Veronesi, nè le battaglie di chiunque a vario titolo intende fissare delle norme "per gli altri" anzichè solo "per sè medesimi". E questo modo di pensare francamente dimostra una misera umana infinita: perchè nel momento stesso in cui un soggetto stabilisce un limite di indegnità della vita, significa che lo ha già fatto non solo nei propri confronti, ma pure nei confronti degli altri. Un atteggiamento così sottintende mancanza di generosità e di fiducia, sottintende una visione dell'esistenza individualista, sottintende che su quella persona non c'è da fare affidamento per atti visibili di carità.

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