Sui temi della vita, della ricerca, delle unioni, del fine vita il paese è stato portato alla paralisi

Ora è minacciato il testamento biologico

di Marco Cappato

"The day after"... Francamente, non è il "day after" di Piazza San Giovanni a preoccuparci. Il "meeting", il "jamboree" delle famiglia (tutte belle, sane e felici...) che ha invaso la grande piazza romana non rappresenta in alcun modo la realtà della società italiana, anche sul tema della famiglia. Al milione (?) di partecipanti al festival romano sarebbe persino facile contrapporre i milioni di italiani che vivono ben diverse situazioni, come single o come conviventi a vario titolo. In un ideale referendum ad armi pari, non ci sarebbe alcun dubbio su quale delle due ideali piazze sarebbe vincitrice. Purtroppo, questo ideale referendum non sarà mai tenuto. E non lo sarà perché le forze politiche, che dovrebbero essere custodi di un minimo di legalità laica, danno forfait. La loro debolezza, anzi inesistenza, su questi terreni è sotto gli occhi di tutti. Così, gli organizzatori di Piazza San Giovanni hanno avuto mano libera nel minacciare di costituirsi in movimento politico, preannunciando che ora si daranno da fare per affossare il testamento biologico. Il Vaticano, che già aveva dato un fondamentale contributo organizzativo (l'otto per mille?), mediatico (a reti unificate, senza contraddittorio!) e ideologico all'operazione, ha reso ancor più esplicito il suo progetto di occupazione e di trasformazione delle istituzioni: è un progetto dalle radici lontane, dal tempo in cui il Cardinal Ratzinger forniva le sue interpretazioni teologico/ideologiche al cammino ecclesiale, accantonando e infine sbaragliando anche le opposizioni interne, quelle che dopo il ConcilioVaticano II speravano in una Chiesa diversa, più aperta e pastorale. Possiamo dirlo? Solo la ripresa d'iniziativa della Rosa nel Pugno ha reso possibile, il 12 maggio, la tenuta di un evento idealmente alternativo, che risollevava le antiche, splendide bandiere della vittoria nel referendum sul divorzio di trentatré anni fa. Ovviamente, i mezzi a disposizione della Rosa nel Pugno erano infinitamente inadeguati. Inadeguati soprattutto per organizzare una risposta durevole, nel tempo, alla montante pressione clericale. Così, oggi, dobbiamo constatare con amarezza che sui temi della vita - ricerca scientifica, problematica della fine della vita, unioni, riproduzione assistita ed eterologa - il Paese è stato portato alla paralisi. Le minacce al testamento biologico rischiano di pregiudicare definitivamente il lavoro serio e prudente del Professor Ignazio Marino (consigliamo la lettura della sua "lettera agli elettori!"). Anche qui, quel che soprattutto c'è da temere è il silenzio delle forze di sinistra, nelle quali molti vorrebbero liberarsi di questa ennesimo, fastidioso intoppo alla ripresa o al mantenimento (più o meno coperto) dei buoni rapporti con le gerarchie vaticane. Perfino sulle politiche in materia di droghe la parola d'ordine bipartisan è quella della rinuncia, dell'arretramento, della repressione, come dimostra l'accantonamento della riforma della legge Fini- Giovanardi. Drammaticamente (o comicamente, fate voi) la parola d'ordine della rinuncia coinvolge dall'interno la leadership del costituendo Partito democratico: altro che partito nuovo! Di fronte alla pressione reazionaria del movimento di Piazza San Giovanni, non è eccessivo considerare l'Associazione Luca Coscioni per la Libertà di Ricerca - soggetto costituente del Partito Radicale Transnazionale e della Rosa nel Pugno - come una forza organizzata indispensabile per l'alternativa laica. Ma questa realtà scadrebbe ad affermazione velleitaria se non sapremo giorno per giorno adeguarci alla dimensione del confronto, rendendo sempre più operativa ed efficace la partecipazione diretta di quanti, scienziati, malati e disabili, personalità politiche, hanno dimostrato interesse e buona volontà. L'azione nonviolenta diretta rimane lo strumento principale a nostra disposizione per aprire piccoli varchi nell'informazione di regime. Mentre il nostro giornale va in stampa, il Tribunale di Roma sta decidendo se aprire un processo contro chi ha aiutato Piero Welby a interrompere la tortura alla quale era sott

Venerdì, 29 giugno, 2007 - 11:53

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