Alzheimer, la svolta: «Trovato il meccanismo che scatena il morbo»

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Il Messaggero
Massimo di Forti

L’Alzheimer non è più un mistero imperscrutabile .Finalmente si conosce la fonte di questo orribile male che svuota la memoria di un essere umano, ne cancella l’identità e lo fa sprofondare, spesso per lunghi anni, in un limbo senza senso e senza storia. La clamorosa scoperta è opera di un gruppo di ricercatori italiani che hanno individuato per la prima volta l’origine subcellulare delle formazioni tossiche che provocano il morbo,descritto dal neuropatologo tedesco Alois Alzheimer nel 1906, e apre possibilità terapeutiche finora impensabili.

LA NOVITA- La ricerca – già pubblicata dalla prestigiosa rivista Nature Communications – si è svolta presso l’Ebri, l’European Brain Research Institute fondato a Roma nel 2002 da Rita Levi Montalcini per studiare i meccanismi molecolari e cellulari del nostro cervello che permettono l’apprendimento, le emozioni e la memoria, sia in condizioni normali che patologiche, come appunto avviene con l’Alzheimer. E’ sta condotta da Antonino Cattaneo ordinario di neurobiologia alla Normale di Pisa e collaboratore di Levi Montalcini, coadiuvato da due giovani neuroscienziati, Giovanni Meli dell’Ebri (l’istituto si avvale di un cinquantina di elementi provenienti da vari paesi europei) e Roberta Ghidoni del Fatebenefratelli di Brescia. E corona un intenso lavoro basato sulla conoscenza e sugli effetti del Ngf (il fattore di crescita delle fibre nervose) scoperto dall’indimenticabile premio Nobel, scomparsa a 102 anni nel 2012.

LA SPIEGAZIONE- Spiega Cattaneo: «Lo studio ha utilizzato gli sviluppi dell’approccio degli anticorpi intracellulari che ho condotto precedentemente nei miei laboratori. Intervenendo su cellule di criceto, piccoli roditori rivelatisi preziosi per la sperimentazione, abbiamo potuto individuare il sito intracellulare dove cominciano a formarsi le specie molecolari tossiche che danno inizio alla patologia». E lancia un affondo di grande rilevanza umana, scientifica e sociale se si pensa che l’Alzheimer coinvolge circa 26 milioni di persone al mondo e mezzo milione in Italia: «La scoperta consente di prospettare una strategia sperimentale dal forte potenziale terapeutico. Come? «Attuando una lotta  preventiva», sostiene. «Nella fase precoce del morbo, sarà possibile in futuro colpire attraverso sonde molecolari mirate le strutture patologiche prima che vengano fuori dalla cellula». In sostanza, spiega, ciò avverrà  grazie a un magic bullet, un proiettile magico, che «con un’alta selettività eliminerà soltanto le specie molecolari tossiche nel luogo in cui si formano». Il traguardo raggiunto dal team di Cattaneo è stato possibile con il finanziamento dell’American Alzheimer’s Association, del ministero dell’Università e della Ricerca, della Fondazione Roma e dell’Human Brain Project dell’Unione Europea, varato allo scopo di creare una grande struttura per la conoscenza del funzionamento del  cervello. Si tratta senza dubbio del successo scientifico più importante ottenuto dall’Ebri. Dice il direttore generale Giuseppe Nisticò, per anni collaboratore di Levi Montalcini, con comprensibile entusiasmo: «Non ci fermiano, anzi. Avremo una nuova sede che il rettore della Sapienza, Luigi Frati, ci ha destinato nell’ex complesso Regina Elena. E creeremo, con altri istituti, una Cittadella dell’Alzheimer per vincere definitivamente il male».