L’intervento che Adriano pronunciò in occasione secondo congresso dell’Associazione Coscioni, tenutosi a Roma il 21 e 22 gennaio 2004

Non ero radicale, lo sono divenuto da ammalato

di Adriano Lombardi

Mi presento, sono Adriano Lombardi; sono un ex calciatore, ma questo secondo me non è molto importante. Ho pensato di venire qui [al Congresso dell'Associazione Coscioni] a dare una testimonianza di quello che è la mia malattia, ma mi sembra non serio e non giusto parlare di quello che ho io. (...) Io sono molto contento di essere qui perché volevo conoscere e vedere da vicino Luca Coscioni. Per me è l'emblema di quello che dovremmo fare noi tutti in queste circostanze, soprattutto per uno come me che, fortunatamente, ha ancora la possibilità di parlare e di muoversi discretamente e per questo cerco di viaggiare il più possibile. Indubbiamente lui sta conducendo una battaglia che - alcune volte io da lontano lo seguivo tramite internet -, ritenevo un po', come dire, impropria o non corretta, nel senso che è una battaglia, secondo me, inizialmente persa, perché dicevo: "Chi ci ascolterà mai? Siamo talmente pochi", ma poi così pochi in effetti non siamo, più di cinquemila malati non la rendono poi così "rara" questa malattia. E' impropriamente stata catalogata la SLA , come la malattia dei calciatori. Ma che senso ha? Noi siamo quattro ex calciatori ammalati e quegli altri 4996 cosa facevano? Io so che facevano i più disparati mestieri, perciò non mi sembra nemmeno opportuno dilungarmi su questo tipo di discorso; l'hanno strumentalizzato per il doping. (...) E poi, comunque, dicevo, io sono un grande ammiratore di Luca purché non so come faccia nella sua circostanza; chi glielo farebbe fare? Potrebbe fare una lotta sua personale, cercare medici in America, oppure dove è più consentito curarci e non certamente star dietro a migliaia di malati, per non dire a milioni, perché lui si occupa appunto della ricerca e della libertà nella ricerca. Come è possibile allora, che noi che possiamo non dobbiamo dargli una mano? Prima cosa è egoisticamente nel nostro interesse e poi perché ci possiamo adoperare, se non per noi, per quelli che verranno dopo. (...) La mia naturalmente è una parola, come dire, di testimonianza, perché io non so di leggi, non so di numeri, non mi intendo moltissimo di politica, anche se ho le mie idee e però, mi sono accorto che, a questo punto della mia vita, non posso fare altro se non - visto che lo ammiro e che lui sta combattendo una battaglia che avrebbe bisogno di più numeri di persone - seguire l'esempio di Luca. (...) Io vorrei che questo esempio lo seguissero molti, ma non solo a chiacchiere, ma iscrivendosi, perché io non ero venuto con l'intenzione di iscrivermi, ma l'ho fatto molto volentieri. Pensavo di partecipare a un congresso che dicesse le stesse cose, mi sono accorto che qui oggi non è stato così, cioè, mi sono accorto che c'è qualcuno finalmente che sta dalla nostra parte. (...) Non deve essere così assolutamente. Poi abbiamo un'infinità di esempi, forse Luca è il portabandiera, ma ce ne sono molti altri e sarebbe opportuno che, in qualche maniera, riuscissimo a convogliare tutte le nostre forze, di malati e non. Sì, è vero, abbiamo un sacco di problemi di assistenza - qui bisognerebbe aprire un libro che non finisce più - ma, non alleviare tanto le sofferenze e rendere la vita un po' più dignitosa anche per noi, ma io penso alle nostre famiglie e a coloro che ci stanno vicino. (...) Io mi voglio associare, mi voglio appoggiare ai radicali perché in questo momento mi danno voce e siccome per le strade non è possibile molto spesso farlo, lo farà chi di dovere nelle sedi più opportune: al Governo, alla Camera, al Senato, in modo che si possa sollevare quel qualcosa che ci possa veramente aiutare perché purtroppo noi bisogna star dietro alle leggi: io posso andare anche per strada con i cartelli in mano, potrò fare anche qualcosa, ma non risolverò il mio problema. Noi onestamente abbiamo bisogno di voi e allora io non mi sento radicale nel cuore ma mi sento radicale da ammalato e lo voglio essere fino in fondo. Io, come dicevo prima, per quel poco che posso fare, vi darò una mano e la darò a quella che è l'associazione, un impegno lodevole - lo ribadisco - da parte di una persona che sta molto peggio di me, che si adopera cento volte più di me nel cercare di risolvere i nostri problemi. Vi ringrazio e arrivederci.

Venerdì, 4 gennaio, 2008 - 16:38

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