Intervista a Stefano Rodotà

Non c’è pace senza pietas

di Tina Santoro

Dai microfoni di Radio Radicale, Stefano Rodotà chiarisce i termini della questione, facendo luce sull’epilogo del caso di Eluana.

In questi giorni si è ampiamente abusato di termini quali eutanasia e assassinio, alla domanda se effettivamente siano riconducibili al caso Englaro, Stefano Rodotà risponde, in un'intervista rilasciata a Monica Soldano per Radio Radicale, che "siamo di fronte ad un caso drammatico non riconducibile ad un problema di eutanasia o accanimento terapeutico, ma piuttosto legato al rifiuto delle cure". La Corte di Cassazione nell'ottobre 2007 ha ricostruito le caratteristiche del nostro sistema costituzionale sottolineando come il rifiuto di cure sia legittimo. La Corte si è interrogata su cosa accade quando è coinvolta una persona in stato vegetativo permanente e persistente e quando la sopravvivenza è legata all'idratazione e all'alimentazione forzata. Secondo Rodotà, i giudici hanno risposto sul primo punto "ricostruendo la volontà effettiva dell'individuo, in assenza di una dichiarazione esplicita in forma di direttive anticipate o testamento biologico". Certo non si può dire che la magistratura sia stata frettolosa, visto che sono passati 17 anni e che per ricostruire la volontà di Eluana sono stati ascoltati non solo i familiari, ma anche le persone che l' hanno conosciuto bene. Inoltre, aggiunge, "la Corte ha correttamente definito l'alimentazione e l'idratazione forzata come terapie e per tali rinunciabili. Questo è lo schema al quale dobbiamo fare riferimento. Il caso Welby ce l'aveva già insegnato le cure possono essere rifiutate. Il problema è cosa dobbiamo fare e quali strumenti adoperare quando la persona che vorrebbe rifiutare le terapie non è capace di farlo". Ma quali valori riprendere dai contenuti della sentenza Englaro? A questa domanda il professor Rodotà risponde che senz'altro i valori ai quali guardare "sono quelli dell'autodeterminazione dell'individuo, del diritto a governare liberamente la propria vita e dato che il morire fa parte della vita, di conseguenza rientra in quelle libertà della persona". Nessuno può, quindi, imporre le modalità del vivere, "questo - prosegue - è un principio di libertà che è stato sempre opposto alla pretesa dello Stato di governare la vita anche con violenza". "Ricordiamo - precisa - che il consenso informato viene strutturato con la decisione che condanna i medici nazisti a Norimberga: nessuno può mettere le mani sul corpo di una persona senza il suo consenso informato". In sostanza, nessuno può impadronirsi della vita altrui, questo è anche il senso dell'art. 32 della Cost. secondo il quale la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. "Questi sono valori altissimi per la società e riconducibili alla costituzionalizzazione della persona e dei suoi diritti; si consolida così il principio di uno Stato che non deve imporre una sua etica", sentenzia Rodotà. Di recente un magistrato di Modena ha attribuito un amministratore di sostegno prima dell'effettivo bisogno da parte di un individuo, alla domanda della giornalista di Radio Radicale se si possa fare a meno di una legge, visto l'attivo contributo della giurisprudenza, Stefano Rodotà precisa che "lo strumento dell'amministratore di sostegno è iscritto nel nostro ordinamento ed è previsto dal codice civile". Quindi, ci sono già nella nostra legislazione tutti gli strumenti, "non esiste, infatti, un vuoto normativo da colmare, come qualcuno ha sostenuto". "Il mio timore - aggiunge - è che, sotto le pressioni delle gerarchie vaticane, si faccia una legge sul testamento biologico e sulle direttive anticipate che sia più restrittiva di quanto non siano le decisioni della Corte di Cassazione". Così come è accaduto con la legge sulla procreazione assistita, insomma, "si rischia di fare una legge proibizionista, anziché disciplinare la questione". Per quanto riguarda il conflitto di attribuzione, sostenuto dalla maggioranza parlamentare secondo la quale la magistratura aveva invaso lo spazio di azione del Parlamento, Rodotà esprime piena soddisfazione "ha avuto una bella lezione dalla Corte Costituzionale, che ha ritenuto il conflitto inammissibile, sottolineando che l'azione della magistratura era nell'ambito delle sue competenze". Ma di fronte al riconoscimento sulla legittimità dell'interruzione dei trattamenti c'è il problema di dare esecuzione a questi provvedimenti giudiziari. Stuzzicato sulle dichiarazioni di Formigoni, il quale ha emesso un'ordinanza per cui nessuna struttura della regione Lombardia possa sospendere le cure a Eluana e in seguito alle pressioni fatte dal PDL sul Presidente della regione Friuli Venezia Giulia, affinché faccia lo stesso nel caso giungesse la richiesta di ospitare Eluana nelle strutture della regione, Rodotà è sembrato perentorio, sostenendo che sarà il caso di sentire preventivamente un esperto di diritto amministrativo, "ma forse questo è uno di quei casi in cui dovremo richiedere un giudizio di ottemperanza, ennesimo passaggio giudiziario, attraverso cui ottenere l'obbligo di esecuzione dei precedenti provvedimenti". "Spero non si arrivi a tanto - aggiunge - ma trovo queste prese di posizione da parte delle autorità regionali al limite dell'abuso di ufficio". Forti le parole del giurista anche nei confronti della politica e della cultura che negli ultimi anni hanno di fatto sostituito la Costituzione alle encicliche, il rischio che corriamo è un "allineamento all'indirizzo etico del Vaticano". "La situazione descritta dal mondo cattolico in occasione della sentenza della Corte d'Appello di Milano sulle condizione di Eluana è clamorosamente opposta alla realtà". Secondo Rodotà, "è qui la mancanza di pietas sia nei confronti di Eluana, sia nei confronti dei genitori" per non parlare della contraddizione nel modo di confrontarsi con le tecnologie. "La Chiesa dovrebbe tener presente che siamo di fronte al prolungamento della vita umana in modo artificiale". Nonostante ciò, aggiunge Stefano Rodotà, "la Conferenza Episcopale spagnola ha pubblicato un testo sul testamento biologico molto più aperto rispetto a quello del Vaticano", questo dimostrerebbe che abbiamo di fronte a noi un mondo cattolico molto più variegato di quello che ci viene mostrato. Conclude confessando che il suo timore è che "le illazioni del Vaticano, al limite della falsificazione della realtà, servano ad intimidire ambienti cattolici che potrebbero reagire in modo diverso".

Lunedì, 22 dicembre, 2008 - 16:01

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