Elezioni: la scelta radicale

Mi batto per il "male minore"

di Marco Pannella

In un regime “non democratico”, il leader radicale spiega perché si recherà, convintamente, alle urne.

Da decenni
la lettura di noi
radicali, di noi
democratici
storici, ha spesso
previsto,
e non di rado
scongiurato,
gravi
accelerazioni
del processo
involutivo del
regime italiano

Che il voto sia «sempre utile» sarà pur vero; si tratta però di stabilire a chi lo sia. Nelle dittature e nelle oligarchie autoritarie è certo utilissimo, ma ai regimi oppressori e non ai loro oppressi.

Premetto - a scanso di equivoci - che io convintamente, come minor male, voterò; e voterò per il minor male; e che per questo mi batterò. Ciò detto però chiedo: non era forse più democratica la "legge fascista" del 1924 di quella con la quale si gratificherà il 13 e 14 aprile un parlamento non di eletti ma di soli nominati? Non si mancherà - naturalmente - di aggiungere: nominati da qualche oligarca con i loro associati in un regime che rischi d'essere nuova incarnazione dell'antidemocrazia, dell'antilibertà, della controriforma?

In Italia, secondo standard internazionali dell'Ocse, non vi sarebbe più, ormai, regime democratico, democrazia e stato di diritto. Da quarant'anni non s'afferma, infatti, sempre più un regime di partitocrazia corrotta e corruttrice, oligarchica ed in costante pratica di illegalità costituzionale e democratica? Ancora: negli anni '30 e '40 il Partito nazionale fascista, e gli altri stati totalitari, avevano al massimo una radio di stato e di partito per esercitare le loro violenze contro i popoli, contro la pace, le libertà, la giustizia. In Italia avevamo allora un "gran consiglio" del Pnf, organo, di fatto supremo, di gestione politica dello stato etico della camera dei fasci e corporazioni. È forse eccessivo dire che ha funzionato in Italia non di rado una sorta di gran consiglio dei partiti dell'unità nazionale e che ora rischiamo di realizzare, perfezionare per molti, troppi versi, un monopartitismo di fatto, secondo uno schema per il quale si nominano deputati e senatori, consiglieri regionali, provinciali, comunali e governatori, presidenti, sindaci e consiglieri di amministrazione di decine di migliaia di enti e società parastatali parapubblici, privatizzati?

La situazione non sarà, forse, così nera; ma nel costituire quel che si è proclamato il "nuovo", addirittura epocale, non si è forse (votatamente o inconsapevolmente) dimenticato quanto i mezzi, i metodi, i criteri che s'usano, condizionino e prefigurino i fini? E, se l'assetto di potere e la nuova Costituzione materiale dovessero affrontare difficoltà gravi, non diverrebbe forse naturale, obbligato usarli anche formalmente, istituzionalmente per difenderli e eliminare così i pericoli, i nemici, i cattivi? Non dovremmo forse guardare in modo più coraggioso e profondo quel che ci sta accadendo e stiamo facendo accadere?

Da decenni la lettura di noi radicali, di noi democratici storici ha spesso previsto e non di rado scongiurato gravi accelerazioni del processo involutivo del regime italiano. Abbiamo così, per troppi inspiegabilmente, come soggetto politico organizzato in modo del tutto singolare, con pochissime migliaia di iscritti, dato un contributo che da pochi non viene riconosciuto al progresso civile, all'europeizzazione della nostra società, operando sempre verso ed all'interno delle istituzioni. Un evento "sacro", profano allo stato e alla sua Costituzione, la liquidazione del Concilio Vaticano II, ci è sembrato - con la fantasia della storia e della vita - riempire il vuoto creatosi con il ridursi in macerie della grande illusione totalitaria che ha dominato con il fascismo e il comunismo il Novecento. Dal 2005 il colpo di coda dei fondamentalismi, che si manifesta quasi antropologicamente in quasi tutto il mondo, ci raggiunge, e insidia non una ma quasi tutte le nostre storie italiane. Ma chiedo scusa, sto divagando. Volevo semplicemente qui annotare un pensiero, una reazione a quel che non cessa di accadere, con il nuovo e il vecchio che uniti sembrano reciprocamente alimentarsi. È ora di Resistenza, di Resistenza, di Resistenza, continuiamo a ripeterci. Dopo più di mezzo secolo, più che con il "breve" ventennio fascista, questa nostra Italia istituzionale e quella denominata "civile", si sono corrotte fin nelle midolla.

Secondo dottrina liberale e democratica, dinanzi alle "elezioni" come queste e a questo "voto utile" dovremmo andare ad organizzare, ben oltre le "mere" astensioni, un vero e proprio boicottaggio elettorale politico, nonviolento, attivo, collettivo, pubblico, con l'obiettivo di sanarle più che di invalidarle, sia politicamente che moralmente, assieme al regime sempre più illegale che contengono in loro stesse e del quale sono manifestazione e prodotto. O, più realisticamente, concentrerei il boicottaggio delle nomine in alcune province simbolo, come quelle di Napoli e Caserta, o nella Roma capitale. E occorrerebbe mobilitarsi per comunque integrare i progetti di riforma democratica e liberale della Costituzione e delle istituzioni, vincolando per ogni organismo elettivo il suo numero di componenti, il suo plenum al numero dei votanti. Corrotte, come già ho scritto fin nelle midolla, viviamo e moriamo all'interno, immersi in un corpo nel quale le "metastasi" non potrebbero che essere quelle di una trascorsa salute o embrioni della futura sua rinascita. Chissà se scienza e coscienza (e alla loro comune etica della libertà e della responsabilità) potrebbero suggerirci trapianti o embrioni per ottenere la guarigione. Nella galassia laica, religiosa, nonviolenta, federalista, sodalista, liberale questi embrioni non ne mancano certo!

Martedì, 8 aprile, 2008 - 18:10

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