Mario Melazzini:Io, la sclerosi, le staminali e la morte dignitosa.


Panorama
01/04/2006
di Stefano Lorenzetto

La scoperta della malattia, la trafila come un paziente qualsiasi, la disperazione, il pensiero del suicidio. Poi l'accettazione del male e una nuova forza interiore. Al servizio degli altri.

L’asimetria del dolore, qui alla torre 5, piano 2 della clinica Maugeri di Pavia, ha una crudeltà spettacolare: per un'inversione delle parti, l'unico condannato a morire senza possibilità di cura è il medico.

I malati di tumore in lotta con leucemie e linfomi qualche speranza di guarigione almeno ce l'hanno fino a quando l'ematologo Mario Melazzini, 47 anni, primario del day hospital oncologico, continuerà a girare sorridente fra loro in camice bianco, a entrare nelle camere sulla sedia a rotelle munita di motore e clacson, a dettare diagnosi con voce ogni giorno più gutturale, a prescrivere terapie puntando una alla volta le lettere sulla video tastiera per disabili del pc con l'unico dito che ancora non si è ribellato ai comandi muscolari.

Come Luca Coscioni, morto lo scorso 20 febbraio, da più di tre anni il dottor Melazzini combatte contro la Sla, sclerosi laterale amiotrofica. Ma non gli va di prestare ai radicali, perché ci facciano politica, il suo corpo irrigidito dalla paralisi progressiva. Medico dal 1983, sposato con un'ortottista, tre figli di 22, 17 e 11 anni, il Mela (amici e concittadini lo chiamano così) ha superato l'innata timidezza per trasformare il suo male in uno show. Era difficile immaginare una via crucis che avesse per stazioni Porta a Porta e Domenica in e per santino Storia di Mario, un cortometraggio con Ricky Memphis nel quale l'oncoematologo interpreta se stesso. Davanti a questa testa sorretta dal collare, a questi occhi guizzanti che gridano vita, a quest’uomo che confessa d'aver cercato fin da bambino i segni della sofferenza nei coetanei e anche negli adulti.
«Mi inibivo, stavo attento a controllare persino il mio tono di voce se m'accorgevo che poteva far star male gli altri», le platee trattengono il respiro ammirate. L'ultima apparizione, 550 secondi nel programma domenicale di Mara Venier, è stata occupata per quasi un decimo da un applauso scrosciante. Una standing ovation di 45 secondi. Un tempo infinito, televisivamente parlando. Come per Paul McCartney» s'è stupita la conduttrice. Ad accompagnare Melazzini cera un altro pavese, il suo più caro amico: Rosalino Cellamare, in arte Ron, il cantautore che a 17 anni debuttò al Festival dì Sanremo portando in coppia con Nada li brano Pa 'diglielo ama'. Solo per lui, per Ron il Mela, ha accettato di tornare con L' uomo delle stelle sul palcoscenico del l'Ariston dal quale era sceso vincitore nel 1996. Solo per lui, per il Mela, Ron inciso un cd con Claudio Baglioni, Loredana Berte, Luca Carboni, Carmen Consoli Lucio Dalla, Elisa, Jovanotti e altri. Cosicché un giorno si dirà: era grande il Liga, ma ancor più grande è stato il Mela.
Che cosa le ha tolto la Sla?
A parte la motricità, nulla. Anzi, mi ha dato tantissimo. Mi ha fato percepire quanto la medicina sia impotente di fronte alle malattie. Mi ha insegnato a chiedere aiuto. Chi l’avrebbe mai detto che un giorno mi sarei soffocato sorseggiando un bicchiere d’acqua? Dal modoin cui uno s’occupa di te capisci d’esistere. C’è stato un momento in cui non amavo più la vita perché mi pareva fatta solo di atti materiali. Come ha scritto Tiziano Terzani, dovremo cercare un farmaco per la mortalità, imparare a distaccarci dal nostro corpo.
Quali cambiamenti le ha imposto?
Per me la montagna era ed è tutto. Non poter più camminare,sciare, arrampicarmi…Una rabbia. Ma poi la mente umana ha la capacità di adattarsi, quando si è motivati. Certo, essendo coinvolti i muscoli della masticazione e della deglutizione, ho dovuto dire addio ai piaceri del cibo. Da due anni mi nutro attraverso la Peg, gastronomia endoscopica per cutanea. Ogni tanto mia moglie mi prepara una tazzina di caffè addensato o un frullato di mela, giusto per farmi sentire sulla lingua un sapore diverso dalle sostanze che mi sparano nella pancia attraverso la sonda. Non capisco perché siano tutte aromatizzate alla vaniglia.
Ma come fa dallo stomaco ad arrivare il gusto in bocca?
E il reflusso gastroesofageo dove lo mette? Solo ruttini vanigliati: Dopo un po’ non se ne può più.
Quanto ci impiega a nutrirsi?
La pompa a infusione è lenta, 80-120 millilitri l’ora. Per mia scelta ho deciso un’unica somministrazione giornaliera. Comincio alle 6 di sera e finisco alle 2 di notte.
Che cosa sapeva della sclerosi laterale amiotrofica prima di esserne colpito?
Pochissimo. Remmiscenze di un esame sostenuto nei 1980. Malattia neurodegenerativa progressiva dei motoneuroni cioe le cellule nervose cerebrali e spinali che permettono i movimenti della muscolatura volontaria. Mortalità a tre quattro anni dalla diagnosi: 80 per cento. Detta malattia di Charcot, dal nome del neuropsichiatra francese che la descrisse per primo nel 1874. Detta anche morbo di Lou Gehrig, in memoria del grande giocatore di baseball portato sullo schermo da Gary Cooper. Ricorda il film L’idolo delle folle? È del 1942. Il campione dei New York Yankees mori un anno prima, non ancora quarantenne. È rimasto famoso il congedo pronunciato, quando era già prossimo alla fine, davanti al pubblico che l’aveva applaudito in 2.130 partite: «Mi considero l’uomo più fortunato del mondo»
Sul piano scientifico sapeva davvero poco.
M’era rimasta impressa una frase del bignami di neurologia. «I pazienti assistono impotenti alla loro morte per arresto respiratorio». Che brutto, pensai allora. Dal 1993 s’è cominciato a capirne di più, con la scoperta della mutazione del gene Sod1, superossido dismutasi, che serve a produrre un enzima. Il quadro clinico della Sla è stato così prodotto sui topi di laboratorio.
In pratica che accade nell'uomo?
Per motivi ignoti, nei motoneuroni inteiviene un accumulo abnorme di glutammato, l'aminoacido usato dalle cellule nervose come segnale chimico. Questo effetto citotossico viene contrastato da un unico farmaco, il Riluzolo. Esiste solo dal 1996 e va assunto precocemente.
Lei Io prende?
Sì. Ma il Riluzolo può solo posticipare la prognosi infausta. Di quanto? Di 90 giorni, 120 al massimo.
La diagnosi di Sla quando l'ha avuta?
Quella certa il 17 gennaio 2003, un anno dopo la comparsa dei sintomi.
Quali furono?
In ospedale strascinavo il piede sinistro sul linoleum dei corridoi.
Che cosa pensò?
Che ero stressato. Inforcai la bici, il mio ansiolitico. Mi preoccupai quando vidi che s'allungavano i tempi e calavano i chilometri, Una stanchezza mostruosa. M' addormeritavo a tavola.
Non pensò di sottoporsi a esami?
Rinviai, forse per una paura inconscia. Finchè non iniziarono i crampi muscolari. Chiesi aiuto a un amico neurologo. Decise che conveniva prenotare una biopsia all'istituto Besta di Milano. Ero diventato paziente.
Cioè?
Per la prima volta mi trovavo dall'altra parte della barricata. Lunghe code agli sportelli per aprire la cartella clinica, liste d'attesa per gli esami, tutta l' indifferenza del personale sanitario. Chiedevo: che cosa mi fate? Risposta: «Ma non è medico?». Quando avrò i risultati? «Lo sa anche lei che ci vuol tempo!». Telefonate su telefonate. Alla fine mi rispose una collega: «Sì, qualcosa è uscito, Lei ha una miopatia aspecifica. Si dimentichi la bicicletta».
Che cura le ordinò il neurologo
«Prendi un po' di carnitina e vediamo come evolve». Subentrarono le fascicolazioni. Sono contrazioni involontarie. Sentivo friggere i muscoli di mani, faccia, addome, gambe. Faticavo a camminare. L'ortopedico e gli amici fisiatri della Maugeri: «Mario, perchè non ti aiuti con un bastone?». Comprai il bastone. Però dopo qualche settimana nei corridoi dovevo aggrappari al passamano. Vabbè, vorrà dire che userò due bastoni. «Mario, perché non adoperi una carrozzella? Andresti più veloce». Ma voi siete matti! Presi a portarmela a casa la sera, di nascosto. Da quando ci è inchiodato? Dalla fine dei 2002. Quattro giorni di prove generali sulla pista ciclabile di Livigno, la mia seconda patria. Dalla chiesa al maneggio: due ore con le stampelle, appena 30 minuti spingendo la sedia a rotelle. Aveva ragione Carlo, il fisiatra: più veloce. Il lunedi mi presentai in ospedale sulla carrozzella. Mi guardavano come se fossi impazzito, pensavano che somatizzassi. E io: niente, niente, tranquilli, è solo per muovermi più velocemente
Come capì che era Sla?
Ci arrivò il professor Corrado Angelini dell'Universita di Padova, uno dei più grandi neurologi italiani, dopo un'elettromiografia. Ritto in piedi, sentenziò: «Sai, Melazzini, purtroppo hai la sclerosi laterale amiotrofica». Ero con mia moglie Daniela. Accompagnandoci alla porta, concluse: «Io mi fermo qui. Non posso far nulla».
Che reazione ebbe sua moglie?
In auto rimanemmo muti da Padova a Pavia.
E i vostri figli?
Federica frequentava il primo anno di medicina. Si distaccò per non vedermi soffrire. Poi un giorno ci chiudemmo nella mia stanza. Le spiegai che malattia avevo. «Ma io non voglio perderti» scoppiò a piangere. Be', piansi anch'io. Ora è diventata la mia assistente. Mi porta ai congressi, mi lava, mi veste, mi fa la barba.
E i più piccoli?
Michele sapeva tutto pur non volendo sapere. Lui è un saggio. Nicolò allora aveva 8 anni. Ha sperato che il papà guarisse, Adesso comincia ad arrabbiarsi: «Sono stufo di sentirti dire agli altri che con questa malattia si può vivere».
Lavorare in ospedale la rassicura?
È casa mia.
A che ora arriva?
Alle 9. Prima restavo fino alle 19. Ora alle 16 sono esausto. Mi riportano a casa e resto a letto fino alla mattina dopo.
E i malati costretti in casa tutto il giorno?
Sì sentono murati vivi. Anch'io all'inizio mi sono isolato dal mondo per otto mesi. Ho pensato al suicidio assistito, ho anche telefonato alla Dignitas in Svizzera per informarmi sulle modalità. Ma poi mi sono detto: uè, Mela, e questo il messaggio che vuoi lasciare a chi ti ama, un gesto d'egoismo? Così sono entrato come una formichina dentro l’Aisla, l'associazione dei 4.500 italiani affetti da questa malattia anarchica che non ha una topografia e trasforma ciascuno di loro in un caso unico.
In che cosa differisce il suo impegno da quello di Luca Coscioni?
Il suo era un impegno politico. L'hanno molto strumentalizzato. L'ho detto chiaramente alla vedova Maria Antonietta, che mi ha telefonato dopo la morte del marito perchè ne raccogliessi il testimone: la battaglia di Luca non rispecchiava i nostri bisogni. La libertà di ricerca scientifica non è tutto.
Un giudizio pesante
Non vorrei apparire ingeneroso o suscitare polemiche. Però la prima cosa che feci, appena mi ammalai, fu scrivere al sito lucacoscioni.it: mai avuto risposta.
Eppure in quel sito si fa credere che «la ricerca sulle cellule staminali embrionali rappresenti una speranza di circa per malattie che colpiscono milioni di persone, come diabete, infarto, morbo di Parkinson, alcune forme di cancro, lesioni del midollo spinale, Alzheinmer, sclerosi
Ce molta malafede. E anche un po’ d'ignoranza scientifica. La libertà di ricerca è il grimaldello per far passare la sperimentazione sugli embrioni, la fecondazione eterologa, l’eutanasia, l'aborto. Tutto.
Il professor Paolo Rebulla, responsabile della Biobanca italiana dove vengono raccolti gli embrioni in sovrannumero, ha detto: «Non esiste al mondo una sola ricerca sulle cellule embrionali che si possa assodare a procedure applicabili con successo all'uomo. C'è una cellula staminale embrionale che curi il Parkinson? No, che io sappia. Una che curi l'Alzheimer? No. Una che curi il diabete? No».
Lo penso anch’io. Semmai la speranza va riposta nelle staminali adulte.
Lei è credente?
Cattolico praticante.
Se il sacrificio anche di un solo embrione fosse utile a trovare una terapia per la Sla, lei lo accetterebbe?
(Riflette a lungo). Sì. Ma dovrei avere la certezza matematica, per assurdo, che quell' unico embrione è la soluzione. Non accetterei mai che fosse sacrificato per uno dei tanti test di laboratorio.
Non vedo la differenza: per un cattolico si tratterebbe comunque d'una persona che viene uccisa.
Ha ragione. Ha messo a nudo l'emotività del Mario Melazzini. Ma adesso mi sto raffreddando... E la risposta è no. No. La risposta è no
Che cosa la spaventa di più se pensa al suo domani?
Il fatto che qualcun altro possa decidere per me. Quindi di finire in arresto respiratorio e ritrovarmi con un tubo conficcato nella gola. Cercherò di non farmi sorprendere in ospedale, quando accadrà . Per quel che può valere, l'ho anche lasciato per iscritto: non voglio la tracheotomia.
Fu praticata anche a Papa Wojtyla.
Contro la sua volontà.
Con la cannula e la ventilazione artificiale potrebbe vivere ancora a lungo, come il fisico Stephen Hawking, che dopo 40 anni di Sla continua a insegnare a Cambridge.
Lo so. Magari in seguito cambierò idea. Ma oggi e questa la mia scelta di vita. Desidero che mia moglie, i miei figli, chi mi ama si ricordino del Mela così come adesso.
Ha mai sperato in un miracolo?
Ho sempre pregato. Ma non ho chiesto la grazia della guarigione. Lui sa quali sono i miei bisogni.
Pensa che ci siano malattie peggiori della Sla?
Sì. L'Alzheimer, per esempio. Sa che fortuna ho a poter contare su un cervello che ancora funziona? Oddio, magari se fossi stato un operaio della Fiat oggi mi ritroverei a casa, con una pensione d'invalidità, a maledire il mondo. La Sla non è come la tetraplegia che ti trasforma in un legnaccio. Conservi le funzioni cognitive, sensoriali, sessuali e sfinteriali. Però diventi un contenitore. E ogni giorno ti accorgi che qualcosa nel corpo sì spegne.
Negli ultimi giorni che cos'ha avvertito di diverso?
Quando la badante mi lava i denti, sento mancare il respiro.
Prova dolore in questo momento?
Dolore fisico? No. E spirituale? L'unica sofferenza è l'essermi lasciato trascinare dall'emozione in quella risposta sulla liceità del sacrificio degli embrioni. Sono ancora qui che ci penso... Mi spiace molto. La risposta è no.

Venerdì, 31 marzo, 2006 - 15:48

commenti

Signora Marianna Babina, come

Signora Marianna Babina, come sta suo figlio ? Un grande abbraccio.

Egr. dott. Melazzini, se lei

Egr. dott. Melazzini,

se lei vuol convivere con la sla piuttosto che permettere l'utilizzo degli embrioni nella ricerca è una sua scelta.

Non racconti,però, bugie: per sperare in una possibile futura terapia serve la ricerca sia sulle staminali adulte sia sulle embrionali.

Lei non può negarmi la speranza di guarire dalla malattia di parkinson perchè l'embrione è sacro.

Melazzini, però per un attimo

Melazzini, però per un attimo ce l'hai avuta la tentazione di rispondere diversamente, eh ? Tranquillo, il tuo Dio capirà e saprà perdonarti, sempre che esista...

Detto questo, la mia profonda solidarietà per la tua sofferenza, io ho 38 anni ed ho un'insufficienza renale cronica, facile che prima o poi mi dovrò sottoporre alla dialisi...magari non morirò per quello ma la vita non é stata generosa nemmeno con me, come vedi.

Mi da però un estremo fastidio che ci sia qualcuno che, sulla base delle proprie convinzioni religiose - rispettabili ma pur sempre personali -, rallenti lo sviluppo della ricerca scientifica, la quale potrebbe produrre risultati importanti in tempi più veloci.

"Si Deus est, unde malum ? Et si non est, unde bonum ?" (Boezio)

Pazzi furibondi, che vi

Pazzi furibondi, che vi intestardite ad equiparare un embrione ad una persona. Tenetevi le vostre idee deliranti e tenetevi pure la  Sla ! Il guaio é che con il vostro atteggiamento rallentate lo sviluppo della ricerca anche a danno di chi non la pensa come voi. Voglio vedere in un futuro (spero il più vicino possibile) con che faccia rifiuterete le cure che vi potrebbero salvare la vita solo perchè sono state ottenute in un modo da voi non gradito ! E pensare che a noi di Sinistra ci hanno sempre accusato di essere malati di ideologia...scusate, ma la vostra che cos'é ???

Sono la figlia di un ex

Sono la figlia di un ex malato di SLA. Dico "EX" perchè papà è venuto a mancare il 16 Gennaio di questo anno 2009 dopo 7 anni di questa lunga e logorante malattia. Sono molto legata a mio padre, ancora adesso che fisicamente non è più con me. Abbiamo trascorso questi anni tra tante emozioni , tra felicità e debolezze; a volte ero più scoraggiata io di lui ma papà ha sempre avuto il modo di rendermi ancora più forte di quello che io pensavo di essere. Ho sempre vissuto il suo percorso molto da vicino in maniera tale da creare una forte fiducia tra noi ed una certa complicità. Credo che l' amore che i familiari possano dare ed un semplice sorriso delle persone che circondano i portatori di certe patologia siano ancora più efficaci di qualunque farmaco. Ogni esperienza è soggettiva ed esprimo tutta la mia solidarietà . Un forte abbraccio Dott. Melazzini, qualunque sia la sua scelta. Mariella Balducci Rimini

SONO PASSATI ORMAI 10 ANNI DA

SONO PASSATI ORMAI 10 ANNI DA QUANDO, DI RITORNO DALLA SETTIMANA BIANCA MI E' VENUTA LA FEBBRE, NON TOSSE, NE' RAFFREDDORE,MA SOLO MAL DI TESTA, LA FEBBRE NON MI LASCIAVA, IL MAL DI TESTA CONTINUAVA, SOLO UN PICCOLO RUMORE MI ACCENTUAVA ILK MAL DI TESTA, VISITATO DA UN NEUROLOGO FUI, DOPO ORMAI QUASI UN MESE E MEZZO, RICOVERATO NEL REPARTO DI NEUROLOGIA A PISA. ESAMI SU ESAMI, INFINE ESAME DELLA LIQUOR DA CUI RISULTO' =MENINGOMIELITE POST VIRALE = INIZIO' COSI' IL CALVARIO. CON FLEBO DI CORTISONE TORNAI ALLA NORMALITA', RITORNAI A CORRERE, SCIARE, ANDARE SUL SURF E AD ANDARE IN BICICLETTA. DA UNA RISONANZA MAGNETICA IL NEUROCHIRURGO MI DISSE CHE C'ERA UNA ERNIA DISCALE E CHE ERA QUELLA CHE MI IMPEDIVA DI MUOVERMI AGILMENTE. SUBII L'OPERAZIONE, MA NESSUN RISULTATO. 45 GG. RICOVERATO AL DON GNOCCHI A MASSA, UN MESE A VILLA BERETTA E DOPO DUE MESI ANCORA RICOVERO DI UN MESE A VILLA BERETTA. IL PRIMARIO DEL BESTA MI PROPOSE UN INTERVENTO PER L'IMPIANTO DI UNA POMPA AL BACOFLEN. FATTO L'INERVENTO NESSUN RISULTATO, SPENTA LA POMPA PER UN ANNO, POI TOLTA E POI RIMESSA A MONTECATONE, MA NESSUN RISULTATO. SU INTERNET HO TROVATO UN CENTRO A COLONIA, XCELL CENTER DOVE SI DICE CHE FANNO IL TRAPIANTO DI CELLULE STAMINALI, HO INVIATO UN QUESTIONARIO MEDICO MA AD OGGI NON HO AVUTO NESSUN CONTATTO. UN ALTRO CENTRI IN SVIZZERA PARLA DI INIEZIONI DI CELLULE STAMINALI IN CINA E THAILANDIA, E' IL CENTRO BEIKE. HO CONTATTATO IL BEIKE, MA AD OGGI NON HO AVUTO RISPOSTA. LEI CHE DOTTORE CHE COSA NE PENSA DEL TRAPIANTO DELLE STAMINALI E SE PUO' O VUOLE PUO' INDICARMI DOVE POTREI RIVOLGERMI PER UNA DIAGNOSI DEFINITIVA O PER UNA POSSIBILE CURA. GRAZIE, OLVIERO BANTI.

Egregio dott.Melazzini, chi

Egregio dott.Melazzini, chi le scrive è una laureanda in medicina.Da qualche mese accuso dei sintomi quali formicolii ,vertigini, dolori lombari che mi hanno spinto ad effettuare degli accertamenti neurologici con rmn nella norma e pev somatosensoriali alterati quindi rimango un caso in osservazione.Ora vivo con lo spettro di qualche malattia neurodegenerativa ,ma il mio cruccio peggiore è quello di dover conciliare i miei studi con questa paura.Recentemente ho seguito una sua intervista da Milo Infante che mi ha folgorato perchè ha dato tante risposte a domande che mi ponevo da mesi.Mi piacerebbe conoscere il titolo del libro che l'ha aiutata ad emergere dal buio dello sconforto e a diventare la splendida persona che oggi è nonostante la malattia:per me lei è un santo su questa terra. con profonda stima,Lucrezia.

Buongiorno a tutti sono Rosa,

Buongiorno a tutti sono Rosa, io non ho la SLA ma ho avuto una lesione spinale, ho 19 anni, il tutto è successo quando ne avevo 12, mi viene il magone sentire, vedere, parlare delle sofferenze, mi sento male ma non mi sento sola, ho tanta rabbia dentro ke sfuma nello scoraggiamento e questa è la mia piu grande impotenza...avevo un sogno la ginnastica artistica...mi si è spezzato il cuore...

cara Rosa, cerco immaginare

cara Rosa, cerco immaginare il tuo volto e porgo una carezza su quella parte che contiene tutto il bene che senti o che ti è sfuggito dalla vita. quando soffriamo molto, coscienti di ciò che siamo, i sogni, gli amori, tutto viene sfumato in un apparente nulla. poi ci rendiamo conto, dopo anni, che siamo ugualmente e riusciamo ad accettare l'inefficenza fisica. almeno questa la mia esperienza da 40 anni in avanti.se vuoi leggi su www.tusei-adrianabattist.org quindi, se vogliamo, se vuoi , si può far parte della società dandoci con il principio del bene, del bello, senza tuttavia pretendere troppo in cambio. la sofferenza FISICA in qualche modo restituisce quel tanto da farti dire:" ancora oggi vedo il sole oppure leggo nel grigio." nel bilancio di anni, posso dirti che mai la sofferenza fisica ti farà dire totalmente basta. per il resto occorre una umanità più ordinata interiormente e non allusiva sempre e comunque ai disegni di DIO, se egli esiste, cosa che ultimamente dubito, deve smascherare le fonti del male.. diffida di quelle .. sanno colpire il punto debole di ognuno di noi. Sta a dire, per quanto mi riguarda che la SOFFERENZA FISICA basta e avanza. tieniti forte cara ROSA a carta e penna, lancia i tuoi messaggi nel mondo e attendi. ciao adriana

quando la vedo penso alla mia

quando la vedo penso alla mia situazione e le svariate diagnosi CFS -FM - e altre ipotizzate in 26 anni da quando misi il mercurio in bocca in 21 denti.. poi risultata intossicata 9.4 mercurio e allergica +++ io so e sanno che sono miotonica, difficoltà a deglutire.alcune volte ingoio e il meccanismo si inceppa, mi sgomento e annaspo alla ricerca della liberazione, difetto respiratorio e molteplici guai da connettivite, occhio secco, stenosi e fibrocalcificazioni .IRC .. recente angioplastica mal riuscita e da rifare. ma urge di più spirometria . mi dicono multidisciplinafe , ma gli ospedali , a seconda della specializzazione mi liquidano in fretta. perchè le scrivo ? per il respiro, quel torace triste, cammino sempre peggio e con estrema fatica.ho 66 anni. se DIO esiste e vuole, prenda me così inutile è tanto che aspetto, lasci LEI DOTTORE ..capace di fare per gli altri. grazie x l'ascolto adriana

Cara signora Adriana dalle

Cara signora Adriana dalle sue parole emerge tutta la sofferrenza che prova e ha provato in questi lunghi anni di malattia,ma al tempo stesso scrive delle parole bellissime a Rosa quindi lei non'è così inutile come dice.Una persona così profonda sicuramente è anche molto amata ed è importante per chi la circonda!

Carissimo dott. Melazzini,

Carissimo dott. Melazzini, anch'io ho avuto la fortuna di "conoscerla" in Tv domenica mattina su RAI 1. Devo dirle la verità, guardavo la tv mentre lavoravo al mio pc ma mi sono ritrovato quasi ipnotizzato dalle sue disquisizioni, dalle sue affermazioni, soprattutto dalla sincerità, dalla schiettezza e dalla profonda, profondissima serenità che pervadeva la sua espressione. Continuavo a chiedermi il perchè tanta gente ricca, ricchissima, benestante, in perfetta salute, con tante cose belle nella propria vita non riesce a trasmettere tutta quella gioia di vivere che traspariva dal suo viso, dalle sue espressioni e soprattutto da quanto lei affermava. Credo che incrociare persone come lei, oltre ad arricchire l'animo, aiuti a renderci conto dell'esistenza di Dio e della profonda bellezza del dono della vita. Conoscere ed ascoltare persone come lei non può non scuotere il cuore e, in modo automatico, far alzare gli occhi al cielo e ringraziare il buon Dio per tutto ciò di bello, sano, buono che ogni giorno ci regala ivi compreso il poter ascoltare persone come il Dott. "Mela" (...scusi l'improvvida confidenza...) dalle quali possiamo solo imparare e al cospetto delle quali possiamo solo ammettere la nostra infima debolezza che ci porta ad abbatterci per ogni piccola "cazzata" che ci succede nella vita! Grazie di cuore, dottore! Franco Greco Seregno MI

Gent.mo dott. Melazzini ho

Gent.mo dott. Melazzini ho avuto la fortunata occasione di fare la sua "conoscenza" ieri mattina per TV. Ho aprezzato soprattutto la sua grande serenià. Io purtroppo ho un figlio di 42 anni con due bimbi piccoli a cui da un anno hanno diagnosticato la SLA. In LUI la malattia sta progredendo velocemente. Per me, oltre alla disperazione di questa terribile disgrazia che ci ha sconvolto la vita, c'è il profondo dolore di sentirlo solo disperato e con il desiderio continuo di voler morire. Non so come aiutarlo, vorrei potesse avere solo un pò del suo grande coraggio. La saluto cordialmente Marianna Babina

Mario Melazzini

incredibile.ce ne fossero di medici-uomini così! che vergogna per tutti quelli appartenti alla categoria, sani e latitanti, che lasciano marcire nel dolore fisico e psichico i loro pazienti.

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