Marina Mengarelli, Il Ruolo delle associazioni nelle materie eticamente sensibili


Sommario: 
In una situazione complessiva desolante e pericolosa per i diritti e le libertà, che altri hanno già descritto prima di me, cerco di dare un contributo nel segno della concretezza.
Testo Intervento: 
In una situazione complessiva desolante e pericolosa per i diritti e le libertà, che altri hanno già descritto prima di me, cerco di dare un contributo nel segno della concretezza. L’argomento è il senso e il ruolo dell’associazionismo nelle cosiddette questioni eticamente sensibili, uso questa etichetta che non mi piace, per semplicità. Personalmente credo che lo sviluppo delle associazioni di pazienti e cittadini che si è avuto in questi ultimi anni, sia uno dei pochi indicatori positivi che lasciano sperare in un futuro diverso. Un ulteriore indicatore non so dire se davvero positivo, è dato dall’ingresso, ormai in pianta stabile, di un vecchio protagonista nel dibattito pubblico, sto parlando della Laicità. La questione della laicità, delle istituzioni, dello Stato, soprattutto intesa come metodo che le democrazie hanno individuato per costruire la casa comune e le regole che ci permettono di convivere senza passarci addosso l’un l’altro, come un rullo compressore, è tornata alla ribalta. Questi sono, quindi, anni di lavoro difficile, individuale e collettivo, per i diritti che mancano all’appello, per la dignità violata dei cittadini. Gira per l’Italia una idea di futuro separata dalla ricerca e dalla pratica della espansione delle libertà dei cittadini, una idea di domani lontana dal principio di autodeterminazione dei cittadini e vicina all’antico paternalismo, al cittadino considerato a vita, anzi a morte, sottotutela, che ha bisogno di qualcuno che decida per lui, che meglio di lui può decidere della sua vita. Una idea di futuro ispirata alla diffidenza preventiva, alla sfiducia nei confronti delle capacità dei cittadini di saper essere dei decisori responsabili. In tempi di questo genere il ruolo di tutti noi, semplici cittadini e Associazioni, è cruciale. Come ho già detto lo sviluppo dell’Associazionismo, almeno a mio parere, è forse il solo risultato positivo che un periodo così incivile ha prodotto. Dovremmo sempre ricordare che questo sviluppo non ci è stato regalato da nessuno, ma è stato guadagnato, per tutti, dal sacrificio di alcune persone, che tutti noi conosciamo, veri e propri eroi civili di questo tempo. Sono convinta che chi semina disuguaglianza sociale si deve preparare a riceverne i frutti e tra questi proprio l’associazionismo e l’attivismo diretto dei cittadini, del maggior numero possibile di persone. Una strada lunga, complicata, dolorosa, in salita, in attesa che la politica si svegli dal suo sonno colpevole, e non lo farà spontaneamente, in attesa che venga mandata a casa una generazione di nostri rappresentanti, per manifesta indegnità, rappresentanti che sono ancora lì a girare a vuoto, alla ricerca delle chiavi per aprire nuove forme di dialogo con i cittadini, senza sapere dove guardare, e che, ancora oggi, si nascondono dietro la libertà di coscienza dell’eletto (con qualche timido segnale di inversione di tendenza) senza avere ancora capito che quegli argomenti pomposamente chiamati eticamente sensibili, sono solo e semplicemente Diritti che chiedono tutela e ovviamente rappresentanza politica. Escludendo noi e pochi altri, solo la CGIL ha chiamato le cose con il loro nome, aprendo una sezione Nuovi Diritti, per tutti gli altri questi argomenti erano solo temi residuali, di minoranze. Semplici diritti, esattamente come la laicità dello Stato e delle Istituzioni non è altro che il comportamento normale di uno Stato Democratico, non si dovrebbe neppure parlarne, tanto la laicità delle Istituzioni è dentro allo Stato Democratico. Se ne parliamo così tanto c’è davvero qualcosa che non va nella democrazia italiana. Smettiamo, quindi, di giocare con le parole, se si discute tanto, in teoria, di laicità, significa che stiamo parlando di una democrazia seriamente ammalata nei fatti. Se si parla di diritti eticamente sensibili si parla di diritti civili e di rispetto della Costituzione e basta. Non si tratta quindi, di un problema che riguarda solo una minoranza di cittadini di questo paese, ci siamo dentro tutti. Personalmente non do il mio voto a chi non capisce almeno questo, lo dovremmo dire e fare in molti. In sostanza resto convinta della assoluta centralità delle Associazioni tutte e penso che potrebbe essere giunto il momento per alcune azioni che l’ Associazione Luca Coscioni potrebbe promuovere: 1) Raccordare tutte le forze possibili in un organismo federativo tra le Associazioni, come sta già avvenendo altrove, penso alle associazioni che rappresentano le coppie sterili. In politica si conta per i numeri che si rappresentano (almeno questo è il meccanismo classico), più sono i cittadini che si sentono rappresentati più saremo in grado di giocare un ruolo. Un organismo federativo significherebbe, anche, che ci si riconosce tutti, qualunque sia la ragione intorno alla quale la singola Associazione si è strutturata, in una posizione unitaria perché siamo tutti d’accordo che lo Stato in cui viviamo sta violando principi costituzionali e sta, di fatto, restringendo, invece che, come dovrebbe fare, ampliando, i diritti e le libertà dei suoi cittadini. Una idea assai discutibile di futuro e di sviluppo. Le singole Associazioni resterebbero ovviamente libere e autonome, nel perseguire i propri scopi, ma si rafforzerebbe il loro peso complessivo, soprattutto in termini di visibilità, verso tutti gli altri cittadini e di conseguenza, in termini di rafforzamento dell’immagine pubblica e del ruolo, anche direttamente politico, del soggetto collettivo Associazionismo, quella Corrente dei Circoli, a cui ha alluso Ignazio Marino nel suo intervento. La politica delle correnti non piace a nessuno ma il principio di realtà impone un volo basso e mirato all’obiettivo che è, a mio parere, oggi, la rappresentanza politica, perché, in attesa di qualcosa di meglio, la posizione deve comunque guadagnare visibilità. 2) Come seconda azione vedrei la presa del territorio, che potremmo chiamare: Cosa ne pensano davvero i cittadini? Mi spiego meglio. E’ ormai di larghissimo uso il sondaggio di opinione, in tempo reale, su qualunque argomento. Lo strumento del sondaggio di opinione è in realtà delicato sul piano metodologico e andrebbe somministrato ai cittadini, come si fa con i farmaci, con l’aiuto di un bel foglietto illustrativo (il bugiardino come lo chiamano i medici). Si può dire tutto e il contrario di tutto, basta modificare appena un po’ la domanda, necessariamente ultragenerica, non chiarire proprio del tutto la composizione del campione…… Per ascoltare i cittadini e interrogarli in profondità e non in modo superficiale esistono, in realtà, metodi più sofisticati e complessi, soprattutto più utili ai cittadini, ne cito uno per tutti: i sondaggi deliberativi. Questo tipo di sondaggio è frequentemente usato in Inghilterra, paese davvero diverso dal nostro, in cui il cittadino gode di molta fiducia tanto che non esiste neppure una legge sulla PMA, ma sono considerati sufficienti degli organismi specializzati su singole questioni. Il sondaggio deliberativo permette di controllare quello che succede alla opinione di un campione di popolazione se viene variata la quantità e qualità di conoscenza specifica relativa ad un certo argomento. L’opinione ha così il tempo di formarsi alla luce di una aumentata esposizione a dati conoscitivi, diventando una vera e propria opinione informata. Non ho qui il tempo, ma mi piacerebbe trovarlo, per ragionare sul ruolo della comunicazione della scienza e su quello che potrebbe rappresentare, per far crescere il numero di cittadini che diventano più esperti, quindi decisori responsabili, con più libertà e più diritti, a seguito di efficaci campagne informative, oppure, esattamente il contrario, perché la campagna informativa è efficace, ma non per loro, piuttosto per chi vuole vendere un prodotto della conoscenza piuttosto che un altro. In questa sede mi limito a suggerire per l’Associazione Coscioni il ruolo di apripista in un progetto Qualità sulla comunicazione della scienza e sulla diffusione dell’opinione esistente su un argomento. Così come esistono programmi di gestione e assicurazione della qualità, nelle aziende, che hanno come scopo la standardizzazione verso l’alto di azioni e procedure, per rendere le aziende sempre più universalistiche, trasparenti, partecipate, controllate, quindi affidabili, nello stesso modo si potrebbero pretendere requisiti di qualità per l’informazione e per la diffusione dell’opinione esistente su un argomento piuttosto che su un altro. Penso che si dovrebbe pretendere che per usare l’opinione di cittadini, pro o contro una certa posizione, magari sostenuta da questo o quel partito, questa opinione debba essere certificata, in base a parametri qualitativi pre-assegnati. Altrimenti sono solo chiacchiere. Pericolose chiacchiere perché chiunque ne può fare uso a suo beneficio esclusivo, fregandosene altamente dei cittadini, di cui pure ha, formalmente, interrogato l’opinione. In sostanza c’è molto lavoro da fare nel grande e incolto (nel senso letterale del termine) campo della comunicazione pubblica della scienza e delle sue tecnologie, della scienza comunicata, che è proprio il campo di elezione per le materie eticamente sensibili, una parola nuova per richiamare vecchie questioni: i diritti civili.

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