“Mare dentro" tra buonismo e rabbia

di Gianfranco Cercone

Interpellato a proposito di Mare dentro, Mario Monicelli ha dichiarato: "L'ho trovato vergognoso, non mi è piaciuto per niente. È pieno di buonismo e dopo mezz'ora volevo andarmene. Presenta una visione della morte e della vita che io rifiuto nella maniera più assoluta e che mi infastidisce". Il film - realizzato da un giovane regista spagnolo di successo, Alejandro Amenàbar - rievoca la vicenda, realmente accaduta, di Ramon Sampedro che, rimasto paralizzato in seguito a un tuffo in acque basse, costretto a vivere immobilizzato su un letto, lottò perché gli fosse riconosciuto il diritto di ricorrere all'eutanasia. Il film si svolge in gran parte nella casa dove vive il protagonista; descrive i rapporti fra questi e la famiglia del fratello, che lo accudisce premurosamente; visualizza le sue fantasie di liberazione; racconta delle visite ricevute da Sampedro da sconosciuti che a vario titolo si interessano al suo caso (una ragazza che dopo averlo sentito parlare alla radio si dice innamorata di lui; un'avvocatessa, affetta da una malattia degenerativa, che lo appoggia nella sua battaglia legale; gli attivisti di un'associazione per il diritto all'eutanasia; un prete che vorrebbe convincerlo a continuare a vivere, con l'argomento che la vita appartiene a Dio e non a lui); mostra alcune tappe del suo duello con la magistratura spagnola (come quando, giunto nell'aula processuale in una carrozzella costruita per l'occasione, gli viene negato dai giudici il diritto di parola); fino a illustrare l'escamotage cui ricorre in conclusione per farsi dare la morte: più mani gli porgeranno più volte un bicchiere d'acqua, dove è disciolta una dose di cianuro di per sé non mortale; cosicché nessuno dei suoi "assistenti" possa essere incolpato di omicidio. Ma torniamo a Monicelli. Credo che, nella sua simpatica burberia, abbia in parte, ma solo in parte, ragione. Il Sampedro del film non risulta forse troppo equilibrato, troppo saggio, troppo sensibile verso gli altri, troppo buono? Le sue fantasie (volare sopra i colli e i prati, fino al mare, sull'onda di un'aria dell'Aida) non sono sempre troppo innocue e troppo prevedibili? Non manca un lato d'ombra del personaggio che potrebbe dargli solidità? Il film, insomma, non si attiene un po' troppo alla convenzionalità e al buon gusto di un certo "verniciato" hollywoodiano? Quel che però contraddice la tendenza al sentimentalismo e alla lacrimosità è la precisione con cui è posto il problema politico dell'eutanasia. Il film non entra nel merito della scelta del protagonista. Ci consente di comprenderla, ma non vuole persuaderci a condividerla. La vita di Sampedro, nonostante i limiti atroci imposti dalla malattia, è ricca di incontri e di affetti. L'uomo è dotato di senso dell'umorismo, e di un vero talento poetico. Non ci sorprenderemmo se decidesse di continuare a vivere. Per contro, è evidenziata la mortificazione di essere di peso per gli altri, di aver costretto il fratello (che in un momento di esasperazione glielo rinfaccia) ad abbandonare il lavoro in mare per trasferirsi in una casa in campagna, dove poterlo assistere. Ma è un bilancio lasciato aperto, su cui, come è giusto, il film non azzarda un giudizio, affidandolo a chi soltanto ha il diritto di pronunciarlo, e cioè lo stesso Sampedro. Su questo rispetto profondo per un'inviolabile facoltà di scelta, si innervano le tensioni polemiche del film, che danno luogo alle sue scene più intense. La rabbia è rivolta contro chi, in nome dell'amore per la vita, conculca, della vita, la sua qualità più preziosa, la libertà. È il caso, in un primo momento, della ragazza innamorata di Sampedro, del fratello maggiore e poi, soprattutto, del prete che gli fa visita. Trascrivo un brano del dialogo a distanza fra questi e il protagonista (sono separati da una scala su cui il prete, in carrozzella anche lui, non può salire). RAMON: Padre Francisco, mi sente? PRETE: Sì, la sento, la sento Ramon, la sento. RAMON: Ma perché confonde le acque? Spero che non sia venuto qui a fare della demagogia. Perché voi gesuiti in questo siete maestri. PRETE: No, no, certo che no. Ma dato che lei parla di demagogia, caro Ramon, non le pare che sia demagogia dire: morte con dignità? Perché non lascia perdere gli eufemismi e lo dice chiaro e tondo, in tutta crudezza: mi tolgo la vita, punto e basta. RAMON: Continua a stupirmi che lei mostri tanta sensibilità nei confronti della mia vita, dal momento che l'istituzione che lei rappresenta accetta ancora nientemeno che la pena di morte, e per secoli ha condannato al rogo quelli che non la pensavano correttamente. PRETE: Ora è lei a fare della demagogia. RAMON: Sì, certo. Ma a parte gli eufemismi, come dice lei, è quello che avreste fatto con me: bruciarmi vivo, bruciarmi per aver difeso la mia libertà. PRETE: Amico Ramon... RAMON: Amico? PRETE: Amico Ramon, una libertà che elimina la vita, non è libertà. RAMON: Una vita che elimina la libertà, neppure è vita. E non mi chiami amico. E mi lasci in pace. Mare dentro ha vinto l'Oscar come miglior film straniero nel 2005; e, al Festival di Venezia del 2004 il Leone d'Argento e la Coppa Volpi per Javier Bardem, miglior attore protagonista

Mercoledì, 31 ottobre, 2007 - 15:13

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