Libro della origine delli volgari proverbi

di Alose Cynthio de gli Fabritii

Dalla censura al mito. Un capolavoro letterario torna a vivere dopo cinque secoli. Venezia, 1526. Dai torchi di una nota tipografia esce un volume in-folio di ben duecento carte: è una raccolta di 45 proverbi in rima per un totale di 42.000 endecasillabi. Un'opera ciclopica. Assolte le formalità burocratiche, il Libro della origine delli volgari proverbi entra nelle librerie. I contenuti accattivanti, lo stile provocatorio e fantasioso, la lingua, creativa, seducente, lasciano intendere che quell'ambizioso librone sia destinato a diventare un bestseller. Milano, 2007. Dopo ben 481 anni, l'opus magnum riconquista il mercato, grazie alla casa editrice Spirali. Tanti, appunto, sono gli anni trascorsi da quell'unica edizione veneziana, che, contro ogni previsione, fu tutt'altro che fortunata: il libro, infatti, scomparve per quasi cinque secoli, non perché rifiutato dal pubblico né perché stroncato dalla critica. Le ragioni della défaillance hanno piuttosto a che fare con i contenuti dell'opera e la biografia dell'autore, tale Aloyse Cynthio de gli Fabritii, medico ed erudito umanista: il veneziano manifesta, ahimè, una dissacrante vena anticlericale che, per di più, non si accontenta di coltivare nel privato, ma decide di riversare nel suo colossale scritto. Le gustose storielle abbondano, infatti, di preti lussuriosi e ingannatori, di oscenità fratesche ai limiti della pornografia, di scabrose nudità verginali esplorate da monsignori "perbene", di parroci sporcaccioni dotati di instancabili falli. La curia, percorsa in tutta la sua gerarchia, è, insomma, goliardicamente ridicolizzata. Non stupisce, quindi, che i bersagli prediletti, i frati di San Francesco della Vigna, abbiano subito scomodato le autorità locali per zittire l'irriverente Cynthio: l'opera, accusata di immoralità, viene ritirata dal mercato, le copie circolanti finiscono al rogo. Una storia di censura e di oscurantismo, quindi. Ma anche una storia di libertà: quella di un uomo scomodo perché non teme il potere, tanto da battersi contro l'integralismo clericale e contro l'ipocrisia dei benpensanti. Cynthio ci ricorda quanto il potere possa annichilire la parola, oggi come cinque secoli fa: un'attualità - quella della vicenda evocata - che sconcerta e ammonisce. (Tiziana Sterza)

Alose Cynthio de gli Fabritii, Libro della origine delli volgari proverbi, Spirali, 2007, pp.580, euro 35  

Martedì, 31 luglio, 2007 - 18:33

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