Legge 40 e revisione linee guida: istruzioni per l'uso

di ANTONINO FORABOSCO

Promemoria per Livia Turco, affinchè l'occasione non vada sprecata

Servono linee guida che consentano alle italiane di ricorrere ai nuovi ausili medici alla maternità, almeno come lo possono fare le tedesche e le austriache

Il Ministro della Salute, Livia Turco, ha annunciato l'intenzione di modificare «entro fine ottobre» le linee guida sulla procreazione medicalmente assistita (PMA) che erano state emanate dal Ministro della Salute del primo governo Berlusconi, Girolamo Sirchia, con DM 21 aprile 2004 pubblicato nella G.U. n.191 del 16 agosto 2004. Queste modifiche si avrebbero così con qualche mese di ritardo rispetto a quanto prescritto dalla stessa legge 40 che recita : «Le linee guida sono aggiornate periodicamente, almeno ogni tre anni, in rapporto all'evoluzione tecnico-scientifica,... ». Poco male se il ritardo serve a migliorare un testo il quale, anche per esplicita ammissione dello stesso Ministro, contiene norme che sono una contraddizione del principio di rispetto dell'embrione e della salute della donna. Purtroppo, chi attende questo miglioramento non è molto incoraggiato dalle parole del Ministro secondo cui «....sbagliava chi riponeva nelle linee guida aspettative eccessive e le considerava uno strumento per cambiare pagina.

La struttura della legge 40 è molto rigida. Sono norme che non lasciano margine all'interpretazione. Per stravolgerle ci vuole il Parlamento, non io». Vi possono essere, in effetti, degli aggiornamenti molto importanti delle linee guida che non toccano la struttura della legge e che possono quindi aversi anche senza il ricorso al Parlamento. Due sono in particolare questi possibili aggiornamenti. Il primo interessa le coppie che hanno un elevatissimo rischio di generare un bambino affetto da una malattia genetica e che possono evitare questo rischio anche mediante indagini genetiche preimpianto e non solo con le indagini genetiche prenatali, come attualmente avviene. In pratica, si tratta di consentire a queste coppie l'accesso alla PMA e di permettere loro di essere informate sullo stato di salute degli embrioni prodotti, come prevede la stessa legge 40 all'articolo 14 comma 5. Per ottenere questo risultato è sufficiente: primo, seguire le proposte del Consiglio superiore di sanità (CSS) di certificare un loro stato di «infertilità» per accertata impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione; secondo, consentire, sull'embrione preimpianto, non solo le indagini di tipo osservazionale ma anche quelle con gli altri procedimenti di laboratorio, ad esempio con i test genetici. Tutte le evidenze tecnico-scientifiche sono infatti concordi nel indicare le indagini genetiche sui blastomeri come quelle che meglio definiscono lo stato di salute degli embrioni.

Non è accettabile - e Livia Turco se ne renderà conto - che si continui a far rientrare il legittimo desiderio delle coppie di avere un figlio non affetto dalla malattia di cui loro sono portatori, nell'ambito del divieto previsto all'art.13 comma 5b della legge 40. Innanzitutto, è bene ribadirlo, perché le indagini genetiche di uno o due blastomeri non manipolano, né alterano il patrimonio genetico dell'embrione e nemmeno predeterminano le sue caratteristiche genetiche. Risulta poi difficilmente comprensibile come mai, mentre è consentita la selezione degli embrioni a seguito di indagine di tipo osservazionale, la selezione dopo indagine di tipo genetico debba essere vietata in quanto considerata avere una « finalità eugenetica» Il secondo degli attesi aggiornamenti delle linee guida, che non toccano la legge 40 e che possono perciò aversi anche senza il ricorso al Parlamento, riguarda la possibilità del congelamento del « ootide ». La legge 40 ammette il congelamento dell'oocita ma vieta la crioconservazione dell'embrione. Non c'è alcun riferimento nella legge, né nelle linee guida alle altre realtà biologiche che si susseguono nel corso della transizione dall'oocita alle inizialissime fasi del nuovo embrione umano. In effetti, questa transizione non è istantanea ma consiste di una successione di fasi che avvengono nel tempo, con larghe sovrapposizioni morfologiche e funzionali. L'ootide è una di queste fasi e si identifica con l'oocita che possiede i due pronuclei, materno e paterno, che stanno duplicando il loro DNA. Per questo è anche chiamato «oocita a due pronuclei ».

Nel precedente Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB), sollecitato ad elaborare una visione sulla eticità del congelamento dell'ootide, erano emerse opinioni contrastanti in merito all'interpretazione della rilevanza etica delle varie fasi che descrivono la fecondazione. La maggioranza del comitato era dell'opinione che, essendo il processo di fecondazione continuo ed irreversibile, l'inizio dell'esistenza di un nuovo essere umano dovesse essere posta all'avvio di questo processo e quindi con l'attivazione dell'oocita. Questa maggioranza si era pertanto espressa contro il congelamento dell'ootide (Documento del 15 luglio 12005). La sua minoranza - in accordo però con la maggioranza degli studiosi di embriologia umana e medica - riteneva invece che l'inizio di un nuovo essere umano dovesse essere fissato in una fase successiva a quella dell'ootide e, specificamente, quando avviene l'assemblamento del nuovo assetto cromosomico diploide e l'avvio della segmentazione. Accettando questa impostazione il congelamento dell'ootide è possibile anche per la legge 40. Sull'inizio della vita vi sono, come si vede, opinioni contrapposte. Il problema deve quindi essere riaffrontato, non fosse altro in quanto l'evoluzione tecnicoscientifica ha dimostrato che il congelamento dell'ootide può fornire risultati, in termini di bambino in braccio, migliori di quelli ottenibili con il congelamento degli oociti.

Coraggio dunque ministro Turco, ora spetta a lei studiare e verificare se, oltre a quelli proposti dal CSS il 19 luglio scorso, anche questi due aspetti della PMA possono essere aggiornati. Si prenda tutto il tempo necessario ed ascolti tutti quelli che hanno le vere competenze tecnico-scientifiche su questi argomenti, ma ci dia delle linee guida che consentano alle italiane di ricorrere ai nuovi ausili medici alla maternità almeno come lo possono fare le tedesche e le austriache, che pure hanno normative sulla PMA molto restrittive.

Martedì, 4 settembre, 2007 - 13:14

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