Laura Fruggeri: dal libro “ diverse normalita' ”

di Laura Fruggeri

Laura Fruggeri, nel suo libro “Diverse normalità”, passa in rassegna le varie tipologie familiari evidenziando le qualità relazionali che le caratterizzano. Famiglie ricostituite “Un primo esempio in proposito può essere quello delle famiglie ricomposte: nel momento in cui tali relazioni non vengono vissute come alternative fra loro, compongono un contesto articolato nel quale gli individui imparano a coniugare vicinanza e distanza, intimità e autonomia. Nelle coppie ricostituite c’è un gestione allargata della genitorialità, che richiede una buona flessibilità dei ruoli ricoperti da ognuno. Un altro aspetto saliente nelle famiglie ricomposte è quello relativo all’elevato grado di interdipendenza tra i diversi nuclei familiari che lo compongono, che implica una flessibilità nella definizione dei confini familiari, cioè la certezza su chi è dentro e chi è fuori a cui è solitamente legata l’assegnazione dei ruoli e delle funzioni familiari, e dunque una apparentemente più facile gestione dei rapporti interpersonali”. Famiglie con un solo genitore Secondo l’ultimo rapporto Istat, negli ultimi 15 anni le famiglie monogenitoriali sono passate da circa un milione e mezzo (pari al 9,6% del totale dei nuclei) a oltre 2 milioni (pari al 12,2% nel 2003). Scrive Laura Fruggeri: “Dai dati raccolti da Everri (2003) emerge che i figli cresciuti in queste famiglie mostrano livelli di autonomia e maturità maggiore rispetto ai coetanei che crescono in famiglie in cui sono presenti entrambi i genitori”. Famiglie omosessuali “La coppia/famiglia omosessuale ha la possibilità, in assenza di modelli precedentemente esperiti a livello socio-culturale, di divenire norma a se stessa, ossia di ridefinire in positivo l’impossibilità del riconoscimento legale, centrando il proprio focus strutturante nel vissuto di ricostruzione dei propri riferimenti valoriali. (…) Il che ben si allinea con le attuali teorizzazioni sulla famiglia vista non più come entità naturale, ma come artefatto culturale complesso e in un certo senso artificiale, creato dalla volontà e dai desideri dei singoli individui”. Comunità di famiglie La nostra legge riconosce già le comunità di famiglie come forma di convivenza. La legge 184/1983 istituisce la comunità di tipo familiare come alternativa alla famiglia per l’affido di minori. La legge 328/2000 aggiunge che queste comunità devono essere caratterizzate da “organizzazione e da rapporti interpersonali analoghi a quelli di una famiglia”. “E’ proprio nella gestione dell’equilibrio fra pubblico e privato che si può cogliere il punto nodale d rottura che caratterizza la singolarità delle comunità di famiglie. La cura dell’intimità dei rapporti primari e l’apertura al contesto sociale costituiscono le due tensioni divergenti, ma interconnesse. La dimensione comunitaria, infatti, non annulla né sostituisce la dimensione privata, intima e interpersonale. Anzi, quest’ultima viene alimentata dalla prima. Le comunità di famiglie ripropongono al centro dell’attenzione l’importanza che le relazioni sociali hanno nello sviluppo della vita familiare e dei suoi membri. Si propongono come antidoto alla eccessiva privatizzazione familiare che produce isolamento, solitudine, mancanza di sostegno e, conseguentemente, un impoverimento delle risorse a cui le famiglie possono ricorrere per far fronte agli inevitabili eventi critici che costellano il loro ciclo di vita. (…) Le comunità di famiglie costituiscono una riedizione di forme di socialità che in tempi più lontani si strutturavano spontaneamente all’interno delle reti informali in cui le famiglie sono iserite. Forme di socialità che alcuni autori hanno definito “famiglie più larghe della parentela”. Il fenomeno LAT Introdotto nel 1978 dal giornalista olandese Michel Berkiel, l’acronimo LAT (Living Apart Together) indica un tipo di relazione in cui i due partner si considerano una coppia stabile ma non condividono la residenza. In Italia risultano in questa condizione circa il 40% dei giovani tra i 25 e i 34 anni che non convivono o non sono sposati. Secondo il “Rapporto sulla popolazione” appena pubblicato dall’Istat: “Le motivazioni che sottendono alla scelta di questo tipo di relazione includono: la crescente condivisione dei valori individualistici; l’attenzione alla verifica della qualità emotiva della relazione intima prima di intraprendere un percorso più stabile e vincolante; il cambiamento dei ruoli di genere nella società che rendono più appetibili per le donne tutte quelle situazioni che le lasciano più libere dalle responsabilità domestiche; l’esigenza di flessibilità e mobilità nelle scelte lavorative e sentimentali”.

Martedì, 15 maggio, 2007 - 17:02

Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it