L'Africa vuole legalizzare l'aborto

Servirebbe a riconoscere la libertà sessuale e riproduttiva delle donne

Come atteso, una seduta satirica del tribunale sull'aborto organizzato dalla Commissione per i Diritti umani la scorsa settimana ha suscitato un intenso dibattito pubblico fra i gruppi pro-choice e antichoice. Mentre la maggior parte dei media si è concentrata sul dramma vissuto da quanti si oppongono alla legalizzazione dell'aborto (un gruppo di contestatori soprattutto uomini), la questione in tutto ciò è perché gli uomini siano così fortemente intenzionati a esercitare un controllo sulla sessualità delle donne. Lo scontro al tribunale ha distolto l'attenzione dalle questioni reali, che sono passate in secondo piano. E'importante ricordare che esistono significative dinamiche sociali ed economiche che danno forma alle diverse posizioni espresse nel dibattito. Queste attengono meno alla moralità e all'integrità e di più al modo in cui l'aborto è percepito nei nostri sistemi culturali e ai riverberi che la scelta di abortire produce sullo status di donna. Il dibattito è incardinato su due componenti socio-culturali d'importanza cruciale: il controllo sulla sessualità e sul corpo delle donne e le restrizioni imposte alla libertà individuale. La libertà delle donne di scegliere l'aborto è strettamente legata alla loro capacità di controllare la propria sessualità. Da qui la delicatezza della questione "aborto", che tocca il tema del sesso e della sessualità. Ciò riguarda anche il modo in cui il corpo della donna è percepito dall'immaginario sociale e culturale. La sessualità è prodotta per mezzo della dissertazione e costituisce un campo di potere. In molti casi, le donne non sono in grado di controllare la propria sessualità a causa della loro subordinazione sociale. Quando si parla di aborto, si parla del rapporto sessuale fra una donna e un uomo, che è risultato in un concepimento. Tuttavia, noi possiamo prenderne conoscenza solo dal modo in cui la gravidanza si manifesta sul corpo della donna. In questo caso, l'uomo è assente. E' la donna a portare l'evidenza e il peso dell'incontro sessuale. La gravidanza implica l'uomo mancante, il che significa che egli è naturalmente una parte interessata (anche se assente) nel caso debba essere eseguito l'aborto. Il controllo sul corpo della donna è, per questo, sotto una perpetua sorveglianza a causa dell'evidenza manifesta dell'avvenuto incontro sessuale. Questa è una delle ragioni alla base della pretesa dell'uomo di stabilire se una donna debba o no ricorrere all'aborto. Essi (gli uomini) si richiamano alla cultura, alla religione, alla legge, ai costumi sociali o a un potere assoluto di controllo per determinare i diritti delle donne riguardo all'aborto. Per esempio, gli uomini che hanno interrotto l'attività del tribunale stavano semplicemente proclamando quello che essi considerano come la loro legittima autorità non solo sulle donne in quanto esseri sociali, ma anche sul loro corpo. Le restrizioni poste alle donne in materia di salute sessuale e riproduttiva, incluso l'accesso ai servizi per un aborto sicuro, rispondono all'intento discriminatorio di tenere le donne in uno stato di soggezione e controllo. E' probabile che esse siano ulteriormente assoggettate a causa della responsabilità di prendersi cura di un figlio, delle maggiori spese finanziarie e delle minori opportunità economiche. Il patriarcato si fonda sul potere e sul controllo. Esso cerca di avere un'autorità totale su quanti rientrano nel suo ambito. Ciò rientra in un tentativo di controllare risorse. Le donne e la loro capacità di procreare non sono semplicemente vittime dell'assoggettamento da parte del patriarcato, ma rappresentano anche risorse (secondo la tradizionale concezione dell'economia, le donne lavoratrici sono anche più produttive se hanno dei figli da inserire nella forza lavoro). Non dovrebbe perciò meravigliare che un gruppo di uomini si sia opposto al Women's Enterprise Fund (fondo d'impresa delle donne) del valore di un miliardo di dollari, poiché il patriarcato vuole mantenere lo status quo. Perciò, legalizzare l'aborto equivale a riconoscere l'autonomia sessuale e riproduttiva delle donne e questo è contrario alle norme socio-culturali tradizionali, che assoggettano le donne agli uomini in famiglie e comunità. I governi possono trovare che concedere alle donne una simile libertà abbia conseguenze pericolose in determinate circostanze, perché l'aborto manda in frantumi il concetto di una femminilità espropriata. La scarsa volontà di riconoscere alle donne l'autonomia decisionale sul proprio corpo e la propria sessualità coincide spesso con la riluttanza a varare leggi e a implementare misure che accrescano poi effettivamente la partecipazione delle donne al processo decisionale politico. Ciò avviene a dispetto del fatto che il governo abbia firmato e ratificato convenzioni regionali e internazionali tese a far progredire i diritti riproduttivi e sessuali e, infine, l'uguaglianza di genere. Il Piano di Azione di Maputo ne è un esempio. Una delle nove aree di azione dei Servizi di Accesso universale alla Salute compresa quella sessuale e riproduttiva concerne l'aborto pericoloso. Urge che i governi mettano in atto politiche e leggi per ridurre l'incidenza di aborti a rischio. Il Protocollo sui Diritti delle Donne in Africa afferma la scelta riproduttiva e l'autonomia come un diritto umano e fornisce protezione ai diritti umani delle donne, ivi inclusi quelli sessuali e riproduttivi. Esso scandisce in maniera inequivocabile il diritto della donna all'aborto quando la gravidanza deriva da violenze sessuali, stupri o incesti; quando la continuazione della gravidanza mette in pericolo la vita o la salute della donna o nei casi di difetti del feto incompatibili con la vita. Il governo è tra i firmatari. Queste sono alcune delle convenzioni tese a controllare il potere del patriarcato e ad assicurare che la società non denigri o incrini la capacità delle donne di fare scelte responsabili sul proprio corpo e la propria sessualità. L'ostilità verso la traduzione di alcune convenzioni in leggi che conferiscano alle donne i diritti riproduttivi, incluso quello all'aborto sicuro, può determinare un peggioramento delle statistiche sulla mortalità che il paese registra a causa degli aborti a rischio. Il governo dovrebbe essere deciso, come quello del Mozambico e del Sud Africa, nel guidare una siffatta legislazione.

Martedì, 31 luglio, 2007 - 17:10

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