L'Africa fa passi avanti mentre il Vaticano lancia anatemi

di Carmen Sorrentino

Questa settimana [la prima di luglio, ndr] i leader politici di 10 paesi africani hanno chiesto la legalizzazione delle pratiche abortive, nel tentativo di ridurre drasticamente la mortalità delle donne africane. "E' triste dover apprendere che 68.000 donne muoiono ogni anno a causa di pratiche abortive insicure e che tra queste 30.000 muoiono in Africa", ha affermato il Vice Presidente keniano Moody Awori nel corso di una conferenza di tre giorni sui diritti umani e la mortalità materna. Lui ed altri rappresentanti provenienti da Botswana, Burkina Faso, Etiopia, Ghana, Malawi, Mozambico, Tanzania, Uganda e Zambia hanno fatto appello ai leader africani perché prendano un "impegno politico" per porre fine all'aborto a rischio nei loro rispettivi paesi. Alcuni paesi hanno iniziato a riconoscere l'importanza della salute riproduttiva delle donne nella lotta alla povertà. In Kenya, ogni anno, circa 15.000 ragazze lasciano la scuola secondaria a causa di gravidanze impreviste. Awori ha affermato che senza un accesso ad un aborto sicuro, "lo sviluppo personale [delle ragazze] è costantemente colpito ed il paese perde così le loro potenzialità di svilupparsi". L'impegno preso alla conferenza per rendere l'aborto sicuro e accessibile potrebbe riflettere una tendenza emergente in tutto il continente. 21 paesi africani hanno ratificano un Protocollo sui Diritti delle Donne in Africa che autorizza l'aborto in casi di stupro, incesto e rischio per la salute materna. Altri due paesi hanno firmato la convenzione, senza ratificarla. Inoltre i legislatori in Mozambico - uno dei paesi con il tasso di mortalità materna più alto al mondo - hanno annunciato a inizio giugno che starebbero prendendo in considerazione la possibilità di rimuovere il divieto di aborto del paese. Martedì, invece, la Commissione per i Diritti umani del Kenya, assieme alla Alleanza per la Salute riproduttiva ed i Diritti, ha organizzato una seduta di tribunale satirica per "denunciare le conseguenze negative della criminalizzazione dell'aborto in Kenya", definendo l'impossibilità di praticare un aborto sicuro come una violazione dei diritti umani della donna.  

Martedì, 31 luglio, 2007 - 17:15

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