Disabilità e comunicazione

L'accessibilità come prerogativa del servizio pubblico

di Vincenzo Cucco

In relazione alla disabilità, quello della comunicazione è un tema molto importante, nell'affrontarlo vorrei porre una distinzione tra l'accessibilità e la rappresentazione.
Per quanto riguarda l'accessibilità, come voi sapete, esiste un contratto tra la Rai ed il Ministero delle Comunicazioni in base al quale viene regolato l'esercizio del servizio pubblico radiotelevisivo, in esso vengono indicati gli obiettivi in termini quantitativi in relazione alla accessibilità da parte delle persone disabili alla programmazione dell'emittente pubblica, questo è un elemento del tutto nuovo, in quanto, precedentemente, venivano presi in considerazione solo obiettivi di tipo qualitativo.
Ora, tra gli obiettivi di tipo quantitativo i più importanti riguardano l'obbligo di inserire nei palinsesti delle reti Rai almeno una edizione giornaliera di telegiornale che utilizzi il linguaggio dei segni e l'obbligo di rendere almeno il 60 % della programmazione accessibile ai disabili mediante l'utilizzo dei sottotitoli, del linguaggio dei segni e della autodescrizione.
In relazione a questo ultimo punto la Rai dichiara che in questo momento la quota di programmazione accessibile si aggira intorno al 20 %, vi rendete conto, dunque, che lo spazio da coprire è ancora ampio, ciò che comporterebbe la necessità di maggiori investimenti, che l'azienda si è ripromessa di realizzare.
Sempre con riferimento alla accessibilità, voglio, poi, sottolineare che con essa non bisogna richiamare soltanto la possibilità di fruire del palinsesto televisivo, ma, anche, l'esigenza che i temi riguardanti la disabilità vengano inseriti all'interno della programmazione, realizzando, in questo modo, il pluralismo sociale nell'ambito del servizio pubblico ed, inoltre, la possibilità che le persone disabili diventino parte attiva del sistema delle comunicazioni, diventino, cioè, giornalisti, attori, presentatori.
Il secondo punto che ho preso in considerazione in apertura è quello della rappresentazione, con essa si ci riferisce al modo in cui il servizio pubblico riesce a rappresentare il mondo della disabilità, in relazione a ciò l'azienda, su sollecitazione della commissione di vigilanza, ha recentemente prodotto una analisi della sua programmazione che sarà, senza dubbio, importante per capire quali dovranno essere le soluzioni da adottare al fine di riuscire a dare una maggiore visibilità ai disabili ed alla situazioni che essi vivono. Naturalmente, affinché ciò che ho detto in relazione alla accessibilità ed alla rappresentazione sia realizzato, il contratto di servizio pubblico, prevede degli appositi strumenti; Tra questi, vorrei citare la sede permanente di controllo sulla programmazione sociale, organo interno dell'azienda, capace di organizzare, nell'ultimo periodo, due importanti appuntamenti a carattere partecipativo, il primo sulle tematiche di pari opportunità ed il secondo sulla realtà del terzo settore in Italia.
L'ultima cosa che voglio dire riguarda la necessità che la questione della comunicazione, sia dal punto di vista dell'accessibilità che dal punto di vista della rappresentazione, sia estesa a tutto il sistema televisivo, senza rimanere una prerogativa esclusiva del servizio pubblico, e non dico questo per abbassare il livello di responsabilità dell'azienda, ciò che, per altro è impensabile, ma per responsabilizzare anche i privati su questi importantissimi temi.

*Vincenzo Cucco era presente in rappresentanza del Segretariato sociale della RAI

Mercoledì, 6 agosto, 2008 - 12:11

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