Disabilità e collettività

La volontà e la cultura per la vita indipendente

di Bruno Tescari

Noi abbiamo tra pochi mesi la finanziaria che sarà un nuovo incubo per tutto l'associazionismo. Io sono stato l'unico della Fisher a suggerire di dire no a questo nomenclatore, perché il rischio è trovarci non so per quanto tempo a doverci battere per fare tutte le modifiche, modifiche non irrisorie, che sono il contenuto della Assemblea Coscioni a Milano. Non abbiamo fatto delle piccole rettifiche, ma abbiamo detto come dovrebbe essere. In sostanza non è questo. Una cosa si può chiedere, forse in tempi decenti, cioè la separazione.
Nel nomenclatore c'è una gran parte delle spese che servono per ausili sul versante sanitario, altre sul versante sociale; se non riusciamo a separare le due cose, molti dei problemi, come ad esempio la riconducibilità, riguarderebbero solo uno di questi versanti. Separare le due cose significa attingere a 2 fondi di bilancio, a due ministeri. La separazione ha anche altre implicazioni che semplificano il tutto, per cui sarà più facile discutere dell'elasticità del nomenclatore, se lo focalizziamo sul versante del sociale, anziché sul versante sanitario. Parlare di pannoloni non è come parlare di computer, tanto per fare due esempi un po' estremi, però, per capire. Oggi ci siamo giocati la carta politica più forte che era quella del no, allora motivato; non dobbiamo però smettere di fare pressione.
Il problema è che in Italia ciò che fai lo accetti per dieci anni e comunque ormai è fatta. La vita indipendente non esiste, è un risultato che si raggiunge con la volontà, la cultura, il diritto di scelta. Abbiamo alcuni problemi politici, uno è quello dell'autodeterminazione perché se come in alcuni comuni italiani passa l'assistenza indiretta solo per sé e per le persone che si possono auto determinare, con quel concetto noi tagliamo fuori tutti coloro che hanno disabilità di natura mentale in senso ampio della parola e i minorenni. Qui si tratta di valutare, io ho convocato il gruppo di lavoro della Fisher Lazio per cominciare ad elaborare una proposta di legge sull'assistenza indiretta ed è questo che dobbiamo fare in sinergia, cioè lavorare insieme.
Il nomenclatore ha un senso soprattutto se è all'interno del concetto della vita indipendente, in questo modo dà una spinta ad un'innovazione di cultura politica della società, all'interno del concetto di vita indipendente. Quando tentai di fare l'analisi costi e profitti in termini di inclusione sociale ho chiamato tre esperti: uno di statistica, uno di matematica, uno di economia politica dell'università di Roma per studiare tutto questo e vedere il problema in termini concreti. Diventa a questo punto importante vedere la finanziaria, aspettiamo allora o facciamo subito le proposte.
Per quanto riguarda il discorso sul nomenclatore e sulle conseguenze della ratifica della Convenzione Onu, se noi tutto questo lo prendiamo in mano adesso, a giugno, luglio, avremo tempo per fornire alla Coscioni ed ad altri parlamentari strumenti nuovi con cui affrontare la stagione della Finanziaria, altrimenti verranno fatti solo singoli emendamenti che non risolveranno nulla. In questo si vuole vedere il ruolo della Coscioni, cioè sui punti strategici, il resto lo fa l'associazionismo.
La disabilità per i casi più gravi non può essere un problema della famiglia, ma dell'intera collettività quindi, la collettività dà il suo contributo come per la scuola e altre cose. La Commissione, Commissione Affari Sociali all'unanimità approvò la nostra proposta. Quando poi passò all'altra Commissione finanze fu bocciata proprio per quest'ultimo punto cioè non c'era disponibilità da parte del governo ad aumentare nemmeno dello 0,01 l'imposizione generale. E' a carico di tutta la collettività? E allora la collettività deve farsene carico. Il problema è solo politico non è tecnico, quindi se si riesce a convincere di questo il governo, e mi sembra molto difficile, questa è un'azione politica, allora poi si può discutere se è meglio lo 0,01 o è meglio una situazione obbligatoria perché già è una strada che abbiamo tentato e fummo sconfitti.

Mercoledì, 6 agosto, 2008 - 12:21

Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it