La ricerca pensi globale

di Giulio Cossu

 

Volevo fare soltanto un breve commento al problema della peer review e una nota storica: che io ricordi il processo di peer review in Italia, con un finanziamento che ebbe un grosso impatto anche sociale, fu fatto da Giovan Battista Rossi dell'Istituto Superiore di Sanità al tempo dei finanziamenti sull'AIDS, quando esplose l'"epidemia Rossi", che purtroppo non c'è più. Egli ebbe il coraggio e la bravura di introdurre un sistema di revisione da parte di altri ricercatori che, in modo anonimo, valutavano i progetti. Questo ebbe un impatto epocale, dopo di che anche Telethon (che nasceva in quel periodo), l'Associazione Italiana sulla Ricerca sul Cancro e persino il ministero hanno più volte cercato di introdurre il sistema di peer review... Perché il ministro ci dice di averlo introdotto di nuovo nel 2006? Tuttavia un motto latino dice: "Leges sine moribus vanae", in altre parole si può fare la legge migliore possibile, ma non funzionerà se non c'è un costume di rigore e serietà.

Al momento non c'è la legge, ma assumendo semplicemente di ricopiare quello che viene fatto in altri paesi, ci troveremmo comunque di fronte a un ulteriore problema: l'Italia è un paese dove il numero dei ricercatori è limitato e in una certa area si conoscono tutti. Cosa può succedere allora? Semplicemente che io valuti il progetto del mio amico e viceversa, che la revisione non sarà rigorosa. Quindi il sistema di peer review è necessario e va razionalizzato, ma non è sufficiente: bisogna introdurre un elemento di internazionalità, per cui i progetti devono essere valutati da revisori stranieri; bisogna allargare questa valutazione, altrimenti poi inevitabilmente io trovo, come dicevo, invece del peer, il "compare" che vede il progetto e questo introduce un elemento di distorsione piuttosto pesante e ne abbiamo avuto esempi negli ultimi progetti di ricerca finanziati dal ministero.  

Mercoledì, 9 aprile, 2008 - 18:00

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