La "Coscioni" riserva della democrazia alternativa

di angiolo bandinelli

Il modello alternativo allo stato etico per il pieno sviluppo dei diritti civili è, e resta, l’obbiettivo imprescindibile di tutti i nostri sforzi

Ignazio Marino ha detto, giustamente, che i temi che chiamiamo "eticamente sensibili" sono in realtà i diritti civili: si tratta di una affermazione/ definizione non accidentale, perché ci richiama alla nascita stessa della cultura e della politica radicale. Era l'individuazione di un tipo, un modello di rapporto tra cittadino e lo Stato che rompeva col modello dello Stato etico, in cui il decidere è subordinato a volontà e parametri estranei, per cui non si decide mai. Pensiamo allo Stato, ma addirittura alla società, al costume americano, per il quale il pareggio non è consentito, nemmeno nello sport: una delle due squadre deve vincere, tassativamente. La nascita del partito dei diritti civili era per porre questa alternativa: il cittadino, attraverso la disobbedienza civile, sollecita lo Stato, impone allo Stato il rispetto della sua legge, ed anche il suo cambiamento:" Tu, Stato, mi porti in galera, mi rompi la testa col manganello del poliziotto ma poi io, il cittadino, ti costringo a cambiare la legge". Quale è il compito della Coscioni? E' lo stesso: "dal corpo del malato al cuore della politica" è la traduzione più attuale della vicenda dei diritti civili come li intendono i radicali: io sono autonomo gestore del mio corpo e con questo mi presento e mi impongo al cuore della politica. Questo, il modello alternativo allo Stato etico che pone (e vuole imporre) la Coscioni. Noi della Coscioni siamo la riserva della democrazia alternativa. L'esempio? Ce lo ha dato Welby. Ma è un modello che non è stato ancora pienamente capito, come è ovvio: altrimenti non ci sarebbe bisogno della Coscioni, di noi della Coscioni. Gianfranco Spadaccia ha ragione, il mondo cattolico è la barriera, l'ostacolo che dobbiamo affrontare e superare. Il mondo cattolico ha perso quella splendida forma di mediazione che ha rappresentato la DC. Quello della DC era un paese in cui si poteva schiaffeggiare una signora perché aveva il seno un po' fuori, ma poi si faceva e passava la legge sul divorzio, la legge sull'aborto...con Andreotti che ricorda di averla firmata, da Presidente del consiglio. Avendo perso quel tipo di mediazione, il mondo cattolico cerca qualcosa, una forma cui ancorarsi. Nell'insicurezza, c'è un continuo scavalcamento reciproco, dei vari soggetti cattolici: ed ecco i teo-dem, i teo-con...E' il travaglio attuale del mondo cattolico. Ma forse c'è un disegno comune, sia pure incerto, non sempre avvertito con chiarezza: è il disegno ruiniano- ratzingeriano più profondo. Lo ha chiarito Rodotà: si vuole sostituire il diritto moderno, che è diritto dell'individuo, con una sorta di diritto comunitario, di stampo tra corporativo e feudale. Tutto si costruisce - si deve costruire - attorno alla famiglia, come si faceva prima dell'Illuminismo. Un tentativo di enorme spessore, al di là dei vari Pezzotta. Si cerca di chiudere l'Italia, di portarla fuori dall'Europa. All'epoca del divorzio, l'Economist scrisse: l'Italia sta entrando in Europa recalcitrante come un mulo... Ma ritengo ci sia oggi un pericolo ancora più grande: il tentativo di un sarkozismo all'italiana, che punti sulla borghesia settentrionale, le sue insoddisfazioni, la sua voglia di rivolta nei confronti della classe politica intera. I partiti, la sinistra, hanno momenti di mediazione laica, bene o male. La cultura della sinistra questo lo ha, indubbiamente, la destra un po' meno. Il tentativo è di sollecitare la spinta di una borghesia che chieda una politica economica di un certo tipo, a lei più favorevole, ma dando in cambio, dimenticando i diritti civili. Da una parte, insomma, c'è il mondo cattolico, e si potrebbe profilare una sua alleanza di fatto con questa forza emergente. E' un modello di cattolicesimo liberista e conservatore che già esiste, che è sempre esistito. Anche il mondo fondamentalista americano è un po' questo. Con la differenza che il sarkozismo nasce in un paese che ha una lunga tradizione statuale, con la laicità che gli è connessa intimamente: qualcosa che in Italia non c'è.. La Rosa nel Pugno è stato il tentativo di dare ai diritti civili uno status politico; è stato il vero tentativo di uscire dall'impasse partitocratrico attuando una politica liberale, non attraverso la svendita dei diritti civili ad una certa borghesia montezemoliana, sostanzialmente nazionalista. E' una profonda e antica intuizione radicale, che l'unico modo di ancorare l'Italia ad una politica di sviluppo sia ancorarla all'Europa: solo lì si può avere un contropotere ai nostri malanni storici, a partire dall'Europa del Nord e dalla presenza di tante chiese concorrenti, nessuna delle quali in posizione dominante e monopolistica.

Lunedì, 30 luglio, 2007 - 18:06

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