L'intervista per l'Agenda Coscioni online

Galan: “Sugli OGM il mio impegno per superare lo stallo”

di Annalisa Chirico

Intervista esclusiva per Agenda Coscioni online del Ministro Giancarlo Galan, che pubblichiamo a seguito del numero di ottobre dedicato alla ricerca sugli Ogm.

Ministro, la Sua investitura ha suscitato in molti l’aspettativa di un cambio di rotta rispetto alla linea anti Ogm del Governatore Zaia. Pensa che resteranno delusi?
Resterà deluso solo chi pone la sua unica fede nel pregiudizio. In materia di Ogm, reputo prioritario garantire e sostenere il progresso della scienza e la libertà di ricerca, nel rispetto della legislazione comunitaria e nazionale. È opportuno, pertanto, procedere verso lo sblocco delle sperimentazioni su piante geneticamente modificate, possibilmente con l’intesa delle Regioni, molte delle quali devono ancora individuare i siti su cui operare. In materia di coltivazione, ritengo invece prioritario arrivare a un quadro normativo chiaro in materia di coesistenza tra colture Geneticamente modificate, convenzionali e biologiche. Infatti, l’assenza di disposizioni in materia di coesistenza ha determinato, fino ad ora, l’impossibilità di istruire le domande di autorizzazione alla coltivazione con colture geneticamente modificate, con la conseguente instaurazione di contenziosi, con alcune ditte interessate alla messa in coltura di varietà vegetali geneticamente modificate, a cui hanno fatto seguito alcune sentenze della giustizia amministrativa alle quali bisogna ottemperare. Inoltre, l’assenza di un quadro normativo chiaro, anche in materia di sanzioni e controlli, ha causato alcuni episodi gravi, come la semina abusiva effettuata nei mesi precedenti in Friuli. In tale quadro assicurerò il mio impegno, attraverso le procedure che la legge consente, per interrompere uno stallo che dura ormai da anni ed adempiere alle sentenze emanate in sede amministrativa.

Il 2000 ha segnato lo stop della ricerca pubblica sulle colture transgeniche in Italia. Prima di quella data l'Italia era seconda solo alla Francia per numero di sperimentazioni. Inoltre, i dati Ocse ci dicono che nel periodo 2006-2008, a fronte delle oltre 500 sperimentazioni condotte nei Paesi europei, in Italia la cifra è pari a zero. Ormai le multinazionali private hanno quasi l'esclusiva della ricerca sugli Ogm. A Suo giudizio, la responsabilità è anche dei governi che hanno azzerato la ricerca pubblica sulle biotecnologie verdi? È una situazione rimediabile?
In materia di sperimentazione, ritengo che occorra spogliarsi dei pregiudizi ideologici e lavorare insieme (mondo delle organizzazioni agricole, Amministrazioni centrali interessate e Regioni) per superare il gap che si è creato fino ad oggi. Ritengo, infatti, autolesionista delegare la sperimentazione solo a coloro che hanno interessi di parte in quanto, per sua natura, la ricerca e la sperimentazione deve essere libera da interessi e laica. E’ una situazione che ritengo comunque rimediabile, a patto che si lavori insieme senza pregiudizi e con l’obiettivo comune di dotarsi di dati scientifici attendibili che siano in grado di valutare, in maniera inconfutabile, sia eventuali problematiche connesse agli impatti ambientali sia la convenienza economica delle colture geneticamente modificate.
Rimane sul tavolo la questione dei nove protocolli tecnico operativi previsti dal decreto ministeriale del 2005 per la gestione del rischio di altrettante specie geneticamente modificate. Zaia li ha tenuti nel cassetto. Pensa che sia giunto il momento di sbloccarli?
In Italia, al momento, le sperimentazioni su piante geneticamente modificate non vengono effettuate, sia in quanto le Regioni, per la stragrande maggioranza, (con poche eccezioni come ad es. la Toscana e le Marche) non hanno ancora individuato i siti sui quali effettuarli, sia in quanto i protocolli di sperimentazione, previsti dal decreto del 19 gennaio 2005, non sono stati ancora emanati. Fino ad oggi, si è ritenuto che prima della approvazione dei protocolli sperimentali, alla luce degli ulteriori elementi tecnici emersi nella fase di esame delle linee guida di coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e geneticamente modificate, era opportuno procedere ad un allineamento dei due documenti tecnici, sottoponendo successivamente la questione al parere della Conferenza Stato-Regioni. Alla luce degli ultimi orientamenti emersi in sede di Conferenza Stato-Regioni, in cui il documento sulle linee guida di coesistenza, in base ai nuovi orientamenti emersi a livello comunitario, è stato ritirato dalle Regioni, sto valutando eventuali ipotesi alternative esistenti per garantire e sostenere il progresso della scienza e la libertà di ricerca.
A livello comunitario gli Stati nazionali si muovono in ordine sparso. Lo ritiene un bene o servirebbe un’armonizzazione della disciplina in materia di OGM?
Non ritengo facilmente giustificabile che su temi più semplici si regolino fin nel dettaglio le questioni e su un tema complesso come gli Ogm, si vada in ordine sparso e si deleghino ai singoli Stati decisioni molto delicate. Nel merito della proposta, occorre guardare con attenzione ma anche con prudenza. Non risultano chiare, infatti, le motivazioni che gli Stati membri possono addurre a giustificazione del divieto a coltivare Ogm. È, infatti, esclusa l’ipotesi di addurre motivazioni connesse a danni sulla salute o sull’ambiente in quanto, per queste casi, rimane in vigore la cosiddetta clausola di salvaguardia. Non sembra, però, neppure chiaro se è possibile vietare la coltivazione per ragioni agronomiche legate all’inquinamento accidentale, perché questo caso è già disciplinato all’interno della direttiva 2001/18 e dalla nuova raccomandazione in materia di coesistenza. Occorrerebbe, poi, approfondire la problematica che riguarda i rapporti con i partner commerciali e i rischi connessi con il processo di approvazione per le colture Gm. L’indebolimento della procedura di autorizzazione comunitaria, che si limiterebbe ai soli aspetti tossicologici e ambientali, può infatti creare motivi di preoccupazione per il potenziale arrivo di prodotti inquinati. Delegare la decisione sulla coltivazione ai singoli Paesi, non impedirebbe ai prodotti Ogm di circolare liberamente sul territorio comunitario, con il conseguente aumento del rischio e con un maggior onere per i singoli Paesi contrari, che dovrebbero intensificare i controlli. Infine occorrerebbe chiarire se, pur nel rispetto del principio di libera circolazione delle sementi, è possibile consentire agli Stati Membri la possibilità di vietare la messa in coltura di sementi, importate, che contengono presenza di Ogm.
Oltre il 90 per cento della soia utilizzata nella filiera mangimistica italiana è transgenica. Non fanno eccezione le Dop italiane, incluso il Grana Padano. In altre parole, importiamo quello che in casa non possiamo produrre. Come si può superare questo deficit nazionale?
La questione dell’importazione di Ogm extracomunitari riguarda principalmente il settore dell’alimentazione animale ed è relativo principalmente alla soia. Trattando di soia, è fatto risaputo che l’Unione europea presenta un bilancio deficitario per ciò che concerne la disponibilità di sostanze proteiche da destinare all’alimentazione animale. Tale situazione è legata, da una parte, ai limiti posti all’utilizzazione di proteine animali e, dall’altra, all’insufficiente disponibilità di proteine vegetali da destinare a tale scopo. In questa situazione, risulta indispensabile il ricorso all’importazione da altri Paesi che spesso, non prevedono linee produttive separate per prodotti Ogm e prodotti convenzionali. In questa ottica, la problematica andrebbe affrontata non solo all’interno dei confini nazionali, ma in ambito comunitario. In questo contesto andrebbero rafforzate le misure per prevenire il possibile impiego di prodotti in cui è stata riscontrata la presenza di sostanze geneticamente modificate, in quanto il successivo utilizzo (pur nel rispetto della soglia dello 0,9% che esonera dagli obblighi di etichettatura) non rispetta quanto previsto in materia di presenza tecnicamente inevitabile. L’adozione di principi fermi su questa materia potrebbe rappresentare un incentivo, per i Paesi terzi, nell’adottare filiere produttive esenti da Ogm. In ambito nazionale, ribadisco invece la necessità di dotarsi di normative che consentano la coesistenza tra colture convenzionali e Gm, allo scopo di far decidere alle imprese agricole, attraverso le regole di mercato, la convenienza a coltivare o meno determinate produzioni come la soia transgenica.
L’imprenditoria agricola italiana è in grave crisi. Chiudono i battenti ogni anno dalle 8mila alle 10mila aziende. Come si può uscire dalla crisi in un mercato globale? E’ sufficiente rintanarsi nelle produzioni di nicchia o a carattere regionale?
L’agricoltura italiana sta attraversando un momento di difficoltà, con alcuni problemi che abbiamo cercato subito di affrontare, ma anche molti punti di forza che ci danno ottimismo. Siamo pronti, quindi, ad affrontare la sfida dei mercati internazionali. La valorizzazione del nostro patrimonio agroalimentare è certamente centrale, per il rilancio del comparto primario. Siamo al lavoro per compattare tutta la filiera produttiva, dai produttori ai distributori, e le istituzioni, in modo da concentrare tutte le energie e le risorse finanziarie. Ma questo non basta. C’è bisogno di un’agricoltura che segua e faccia proprie le esigenze del mercato, e che sia aperta al nuovo anche attraverso la ricerca e l’innovazione tecnologica. I giovani devono avere la possibilità concreta di scegliere l’agricoltura e di sviluppare attività d'impresa. E noi li dobbiamo mettere in grado di dotarsi di tutti gli strumenti, anche finanziari, che permettano loro di accedere e di operare in modo propositivo ed innovativo.
Sulla vicenda delle quote latte così come su quella del campo assaltato dai no global a Vivaro. Lei ha preso le distanze dalla posizione della Lega e, in particolare, del Governatore Zaia. Oltre a una diversa strategia per il futuro dell’agricoltura italiana, si intravvede anche una diversa attenzione per il principio di legalità.
Sulla vicenda della semina non autorizzata di mais Geneticamente Modificato, avvenuta in Friuli Venezia Giulia, ritengo opportuno evidenziare che la mia linea di azione politica è sempre stata ed è improntata al pieno rispetto della legalità. Pertanto, eventuali azioni assunte da cittadini che non rispettassero questo fondamentale principio della democrazia vanno punite, ma nel rispetto delle regole del diritto. Tutto ciò premesso, ritengo però che il grave episodio del Friuli sia principalmente responsabilità dell’assenza di normative chiare e univoche, anche in materia di sanzioni e controlli, sulla coesistenza tra colture Ogm, convenzionali e biologiche, sulle quali le Regioni non hanno ancora legiferato.

 

Venerdì, 22 ottobre, 2010 - 19:32

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