Il tempo fugge, ma la Sla è più veloce

di Maria Antonietta Farina Coscioni

In memoria di Adriano Lombardi e Raimondo Tosti

Se ne vanno, in silenzio, in punta di piedi: quasi fossero timorosi di dare fastidio. E quasi non ci si accorge che non ci sono più, che se ne sono andati tra la sostanziale, generale indifferenza e sordità del mondo politico. Se ne sono andati nel giro di poche settimane uomini e donne vicini alla Associazione Luca Coscioni, Adriano Lombardi, Raimondo Tosti, Marilena Dalmino uccisi dalla sclerosi laterale amiotrofica. Infiammate parole e tante le promesse all'indomani della morte di Luca Coscioni. Avevano promesso, garantito che quel loro sacrificio non sarebbe stato inutile. E invece... Il Parlamento non riesce a legiferare, paralizzato dai veti di "senatori sacrestani". Diversi sono i progetti di legge insabbiati ed il ministro della Salute Livia Turco, molto prodiga in dichiarazioni, quanto a fatti concreti, lascia a desiderare. Si prenda una questione su cui si dicono, a parole, tutti d'accordo, quella delle terapie anti-dolore: un problema che riguarda tutti, dal momento che coinvolge direttamente la vita e la sofferenza di migliaia di persone, almeno 300mila ogni anno. Il nostro Paese, con la Grecia, è l'ultimo in Europa per quanto riguarda l'utilizzo di farmaci morfino-simili; ed è addirittura quart'ultima, nel mondo: appena 150 prescrizioni mediche giornaliere per milione di abitanti. Peggio di noi solo Ecuador, Cina, Bolivia e Algeria. "E' un provvedimento dovuto ed atteso che, andando incontro alle esigenze legittime di tanti malati, facilita il lavoro dei medici modificando le modalità per la compilazione della ricetta e uniformando la prescrizione dei farmaci per il dolore a quella di un normale medicinale non sottoposto alle norme sugli stupefacenti", ha scritto il senatore Ignazio Marino. Anche se questo provvedimento è in discussione in Parlamento, il suo cammino è irto di ostacoli. I tempi, le urgenze dei malati e delle loro famiglie sono scanditi da "orologi" le cui lancette hanno ritmi diversi da quelle dei politici italiani. C'è una sofferenza che da sempre non ha voce, visibilità e di fatto resa clandestina. Da quando il corpo di Luca ci ha lasciato, tanti altri corpi malati di SLA hanno "tolto il disturbo". Non hanno però fatto notizia e se ne sono andati senza far rumore. La classe politica sta commettendo lo stesso grave errore che commise in occasione del referendum sulla legge 40, quando i clericali si mobilitarono subito e pesantemente, mentre i laici sono stati timidi, titubanti: come se avessero fiducia nella nostra intelligenza, nella nostra capacità di comprendere, capire, giudicare, scegliere. Una strategia suicida che ha portato al risultato fallimentare che sappiamo. E quel grave errore sembra non aver insegnato nulla: solo, in Senato, viene lasciato Ignazio Marino; soli vengono lasciati i non molti laici del centro-destra,soli vengono lasciati i radicali, l'associazione Luca Coscioni; soli, soprattutto sono lasciati i malati: che se ne vanno, "evadono" come possono e sanno. Persone, intelligenze, sensibilità, che giustamente non vogliono e non possono più aspettare i tempi assurdi ed esasperatamente lenti della politica. "Evadono" - c'è un elemento in comune - come decine di detenuti ogni anno: costretti a vivere in celle che spesso sono tuguri, in condizioni avvilenti e degradanti; e con un lenzuolo annodato attorno al collo, un gas inodore, una iniezione di stupefacente più forte del solito, si procurano da soli quell' "amnistia" che la politica ha negato. Al fianco di questi nostri compagni e amici malati di SLA, come al fianco dei "malati della giustizia", ci sono i radicali e pochi altri. Si dà evidentemente per scontato che dietro certe battaglie, certe mobilitazioni, ci sia qualcuno come i radicali a farle; e dunque gli "altri" si possono anche permettere di stare a guardare, indifferenti o impegnati in altro. Finora è stato così, ma non è detto che così sia sempre. Come radicali, evidentemente, cercheremo di garantire lo stesso impegno, la stessa cura, come abbiamo finora fatto. Ma anche noi, come i malati, siamo soli; aiutarci significa aiutarsi; e dare valore alla lotta di Luca, di Piergiorgio e di tanti altri malati cui la politica di "Palazzo" non ha saputo e voluto dare, finora, risposte soddisfacenti.

Venerdì, 4 gennaio, 2008 - 16:32

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