Il suicidio assistito di Daniel James

La vicenda del suicidio assistito di Daniel James riapre in Inghilterra il dibattito sulla eutanasia e porta alla luce due notizie:oltre 100 cittadini inglesi hanno scelto il suicidio assistito in Svizzera e nessuno dei loro accompagnatori è stato incriminato dalla magistratura; due terzi delle morti negli ospedali inglesi sono casi di eutanasia clandestina. Daniel James era una promessa del rugby inglese. Un anno e mezzo fa,a 23 anni,ebbe un gravissimo incidente durante un allenamento: rottura della colonna vertebrale, paralisi della metà inferiore del corpo.Dopo l'incidente, Daniel aveva subito numerose operazioni e passato otto mesi nei migliori centri di riabilitazione,riuscendo solo a recuperare in parte l'uso delle dita. A quel punto Daniel - sottoposto di continuo a complesse terapie, incontinente e senza speranza di recupero - ha deciso di non voler più vivere.La mia vita, ha dichiarato, è diventata "una prigione", in cui io vivo "con paura e con vergogna".Dopo aver tentato più volte il suicidio (invano,date le sue condizioni),Daniel ha chiesto ai suoi genitori,Julie e Mark,di essere accompagnato in Svizzera, dove è morto il 12 settembre scorso nella clinica Dignitas di Berna.I funerali si sono svolti il 1° ottobre, e solo allora la notizia del suicidio assistito è divenuta di pubblico dominio.Appresa la notizia del suicidio assistito,la polizia ha aperto un'inchiesta e si prepara a presentare le proprie conclusioni al Crown Prosecution Service,in base al Suicide Act del 1961,che ha depenalizzato il suicidio ma ha reso reato l'assistenza al suicidio,prevedendo pene fino a 14 anni ("ma la legge - secondo una analisi dell'editorialista del Telegraph, Ben Leach - non è chiara sulle esatte circostanze che possono giustificare l'incriminazione"). Il problema è rilevante, anche perché secondo Dignitas - il centro per il suicidio assistito che ha sede a Zurigo - almeno cento cittadini britannici hanno terminato la loro vita negli ospedali svizzeri,e nessuno degli accompagnatori risulta essere stato incriminato dalla magistratura.

Lunedì, 22 dicembre, 2008 - 15:18

Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it