Il nostro futuro è nella ricerca



ocGlaucoma, retinopatia diabetica e maculopatia senile possono portare alla completa perdita della vista. Ma qual è lo stato attuale della ricerca scientifica per questo tipo di malattie? Carmine Ciccarini, specializzato in oftalmologia, fa il punto su nuove scoperte, diagnosi e terapie.
Oggi nel mondo occidentale decine di milioni di persone perdono la vista per malattie legate al diabete, alle maculopatie, alle otticopatie e a malattie come la retinopatia pigmentosa e altre affezioni, in ogni caso aggressive del sistema visivo.

In anni di grandi progressi nella ricerca scientifica e nello sviluppo tecnologico, ci si chiede se sia possibile contrastare queste situazioni invalidanti e arrivare a curarle fino a debellarle in maniera definitiva. Quali sono le principali malattie oculari che causano problemi visivi? «Sono senz'altro la retinopatia diabetica, il glaucoma e la maculopatiasenile. Basti pensare che ogni anno migliaia di italiani perdono la vista per una questione di diagnosi tardiva e di scarsa informazione su queste malattie, e spesso arrivano a farsi visitare in condizioni disperate». Attualmente esistono terapie capaci di evitare situazioni tanto drammatiche? «Sicuramente c'è stato un miglioramento straordinario, sia dal punto di vista diagnostico che terapeutico.

 Penso all'OCT, che permette di studiare la retina e il nervo ottico con una qualità assoluta, e di valutare nel tempo patologie retiniche e dei nervo ottico con una precisione stupefacente. Avere a disposizione farmaci che controllano l'angiogenesi, e che permettono di controllare, e in certi casi di guarire, le cosiddette maculopatic "umide" è qualcosa di straordinario. Tra l'altro questi farmaci funzionano efficacemente anche negli edemi rerinici molto comuni nella retinoparia diabeticae nelle retiniti. Oggi con 2-3 iniezioni i intavitreali siamo in grado in molti casi di ottenere risultati eccellenti in poche settimane. Con metodiche diagnostiche come la fluorangiografia e 1'OCT, possiamo seguire nel tempo l'evoluzione della malattia e decidere quando eseguire nuovi approcci terapeutici. Parliamo poi del glaucoma e dell'uso che oggi possiamo fare della lasertrabeculuplastica selettiva, che nella mia esperienza di quattro anni e centinaia di casi trattati, ha permesso di controllare meglio nel tempo alcuni tipi di glaucoma che anni fa avrebbero portato a otticopatie ben più gravi di quelle riscontrate oggi. Questo laser, utilizzando radiazioni di opportuna lunghezza d'onda, permette di rispettare il trabecolato, la struttura deputata al riassorbimento dell' umoracqueo, senza gli effetti distruttivi dei precedenti argon laser proprio per la selettività della radiazione impiegata che utilizza potenze centinaia di volte inferiori rispetto ai laser precedenti. Naturalmente questa metodica è valida solo peri glaucomi ad angolo aperto, che rappresentano 1'80% dei totale, con una percentuale di successo, nelle centinaia di casi trattati, del 70%.

Importante per questo tipo di terapia è la pigmentazione del trabecolato: più questo è pigmenrato, migliore sarà l'effetto del laser». Quindi i pazienti non faranno più uso di colliri antiglaucoma? «Non sempre è cosi. La cosa importante è che il tono oculare sia ben controllato e tenuto nei range di normalità, preferibilmente prossimo al valore più basso, specie per coloro che manifestano danni a un esame del campo visivo computerizzato. E questa tecnica consente spesso di ottenere una riduzione di circa 5-7 millimetri di mercurio rispetto al valore trovato prima del trattamento. In alcuni casi, pur riducendosi la pressione oculare di tale livello, preferisco associare a tale trattamento l'uso del collirio. Non va dimenticato che nel glaucoma esiste spesso anche un fattore circolatorio delle arterie ciliari che contribuisce al danno del nervo ottico.

Studi medici hanno reputato positivo associare Farmaci ad azione circolatoria, come sostanze eparino-simili a basso peso molecolare, e in altri casi i Serocytol, farmaci che però non sono in commercio in Italia ma sono correntemente diffusi ed utilizzati in paesi come Francia, Svizzera e Germania con particolare indicazione per le patologie vascolari spesso associate a danno neurologico». Cosa pensa della ricerca sulle cellule staminali e dei loro utilizzo? «Credo che le cellule staminali estrarre da embrione, dal cordone ombelicale o da cellule indotte a tornare allo stato primordiale, siano la vera soluzione non solo per patologie come la retinosi pigmentosa, ma anche per reti noparie e per o tricopati e post traumatiche.

Naturalmente questo è un mio pensiero che non troverà molti miei colleghi d'accordo. Tuttavia parlando con i medici che hanno avuto esperienze in Cina, dove si inoculano cellule staminali nelle patologie neurologiche direttamente nel liquor, mi è stato riferito di pazienti con gravi danni del sistema neurologico, che hanno avuto progressi importanti non solo dell'aspetto neurologico, ma anche delle condizioni visive probabilmente per una azione benefica sulle vie ottiche e sulle cellule retiniche. Mi sono stati descritti casi di pazienti ciechi a causa di gravi traumi cranici o di patologie neurologiche coinvolgenti il sistema visivo, che hanno inizialmente recuperato il senso della luce per passare poi a un miglioramento sostanziale, prima del senso cromatico e poi in casi più fortunati di vari decimi di vista. Anche studi del Dipartimento di Genetica Medica dell'Università di Toronto dimostrano che in un occhio umano sono presenti circa l0 mila cellule staminali specie nella Pars Plana capaci di rinnovarsi e proliferare; bisognerà trovare l'induttore molecolare capace di attivarle». Ma allora perché i Paesi occidentali non sono arrivati a questo punto? «Per motivi etici e perché in Cina viene permessa la terapia direttamente sul paziente senza i trials sperimentali occidentali.

Non dimentichiamo poi i risvolti economici della medicina. La mia speranza è che non si verifichi quello che è successo tra la fine degli anni ‘80 e primi anni ‘90 per l'Aids, quando si potevano curare solo i pazienti in grado di sostenere le enormi spese della terapia antivirale. La salute ha, e deve avere, lo stesso valore per tutti». Una battuta sull'occhio bionico. Si troverà una soluzione? «Credo che nei prossimi cinque-dieci anni, grazie al chip da inserire sotto la retina e alle telecamere impiantate sugli occhiali, si arriverà ad avere una visione meno grezza di quella attuale e forse a colori anziché in bianco e nero, in ogni caso sufficiente a fornire a pazienti ciechi una discreta visione sufficiente a garantire loro una maggiore autonomia».

In conclusione cosa possiamo dire a migliaia di pazienti italiani affetti dalla atrofia ottica dominante e dalla neuropatia ottica ereditaria di Leber? «Queste sono malattie mitocondriali che portano a gravi alterazioni di un tipo particolare di cellula retinica: le cellule ganglionari. 1 pazienti che ne sono affetti perdono la vista in giovane età, solitamente fra i 10 e i 15 anni. Tuttavia proprio di recente, insieme alla dott.ssa Raffaella Zannolli, ricercatrice presso la Clinica Pediatrica dell'Università di Siena, ho studiato una famiglia toscana con una variante anomala della Sindrome di Leber e con vista conservata fino a tarda età. Forse studiando questo gene anomalo si potrebbero trovare indicazioni per il futuro. In ogni caso queste affezioni vengono studiate benissimo dai neurobiologi e sarà loro il compito e il merito di trovare una terapia per la cura di queste affezioni, che senz'altro arriverà se i fondi stanziati per la ricerca saranno importanti».


Sanissimi (Il Giornale)

di Carmine Ciccarini
Venerdì, 12 dicembre, 2008 - 15:19

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