Il ministro risponde

L. Turco apparso su il Riformista, 7 luglio 2007

Gentile direttore, sul "Riformista" di ieri, Marco Cappato, Piergiorgio Strata, Mauro Barni, Maria Antonietta Coscioni e Giulia Simi, mi sollecitano a dare corso alla delega al governo per l'adozione del decreto legislativo per l'adattamento dell'ordinamento italiano ai principi della Convenzione di Oviedo. Il sollecito è giusto e opportuno. Sono necessari però alcuni chiarimenti, utili a far capire, in piena trasparenza e serenità, il perché della mia decisione di non usufruire della delega, in scadenza il prossimo 31 luglio, frutto di un emendamento parlamentare in sede di conversione in legge del decreto legge del dicembre 2006, riguardante la proroga dei termini di alcuni provvedimenti in scadenza. Il perché sta nella consapevolezza della necessità di una maggiore condivisione parlamentare su una materia di altissimo valore che riguarda la vita e la morte di tutti i cittadini. Una condivisione che non era possibile trovare nei margini stretti della scadenza del 31 luglio e anche perché, è bene ricordarlo, la delega al governo di cui stiamo parlando era stata data in un contesto legislativo istituzionalmente non appropriato, in quanto scaturita nell'ambito della conversione in legge di un decreto legge e non attraverso un disegno di legge ordinario. E' prassi istituzionale condivisa, e ribadita anche da ordini del giorno parlamentari accolti dal governo, che le deleghe legislative all'esecutivo siano flutto di ampie e approfondite discussioni parlamentari in contesti "liberi" dal pressing dettato dai tempi stretti dei decreti legge. Ed è proprio sulla base di queste valutazioni che, fin dalla seduta del 31 maggio 2007 della Commissione Igiene e Sanità del Senato, il governo, su mia proposta, ha presentato un proprio emendamento al ddl concernente "disposizioni per la semplificazione degli adempimenti amministrativi connessi alla tutela della salute", che prevede una nuova delega al governo da adottare entro il 31 marzo 2008. Quindi nessun passo indietro su Oviedo ma una doverosa correzione di rotta parlamentare che auspico possa dare luogo a quell'ampio e trasversale consenso su un teina, quello dei diritti del malato e del rispetto delle sue volontà, sul quale l'Europa si è già pronunciata. E della cui necessità sono fermamente convinta.

Martedì, 31 luglio, 2007 - 12:47

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