Il dolore e la politica. Accanimento terapeutico, testamento biologico, libertà di cura

a cura di Andrea Boraschi, Luigi Manconi

Perché l'Italia non riesce ad avere una legge sul Testamento biologico? Malgrado il primo disegno di legge sulle direttive anticipate risalga al 2000 e l'opinione pubblica risulti pronta ad accettarla (soprattutto dopo i casi di Piergiorgio Welby, di Eluana Englaro e ora di Giovanni Nuvoli), sembra difficile, a tutt'oggi, che il Parlamento trovi un accordo. Andrea Boraschi e Luigi Manconi attribuiscono questa impasse a diverse cause. Un ruolo importante lo gioca la tradizione giudaico-cristiana del nostro paese, che vede "la sofferenza come espiazione, come male necessario e nobilitante" e, per contro, "la volontà di riduzione del dolore come opzione edonistica e desiderio mondano". Un altro elemento è rappresentato da una cultura sanitaria improntata al paternalismo (concezione ugualmente presente nel rapporto tra Stato e cittadini), che ostacola l'affermarsi del diritto del paziente alla piena sovranità sul proprio corpo. Dura la critica di Stefano Rodotà: "il circuito tra politica e cultura si è interrotto da tempo", attenzione a non commettere l'errore (già compiuto in materia di procreazione medicalmente assistita) di concepire una legge troppo rigida e proibizionista. La nozione di "accanimento terapeutico" è già più che chiarita nel codice deontologico (il medico deve "astenersi dall'ostinazione in trattamenti da cui non si possa fondatamente attendere un beneficio per l'assistito e/o un miglioramento della qualità della vita") e deve mantenere necessariamente un carattere fluido perché "proprio nell'apparente sua vaghezza trova la possibilità di adattarsi a situazioni sempre diverse". E negativo è anche il giudizio sulla condotta del Tribunale di Roma nella vicenda Welby: abbandonato "il proprio compito di essere il luogo istituzionale dove le nuove domande di diritti trovano immediatamente risposte sulla base dei principi già esistenti nel sistema giuridico", ha mancato l'occasione per "mettere il buon diritto in sintonia con la vita, restituendole l'umanità". Sorprendenti i risultati di un'indagine dell'Università di Roma La Sapienza: da un questionario sottoposto a 266 medici sulle questioni di "fine vita" risulta che l'ambiente medico non appare particolarmente informato sul dibattito in corso, dimostrandosi in gran parte refrattario al tema del living will.

Andrea Boraschi, Luigi Manconi (a cura di), Il dolore e la politica. Accanimento terapeutico, testamento biologico,libertà di cura,Bruno Mondatori, 2007,pp.200,euro 13,00

 

Martedì, 31 luglio, 2007 - 18:28

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