I silenzi del Papa all'Onu

di angiolo bandinelli

Dal multilateralismo ai diritti umani, interviene su tutto ma non sulla pena di morte. Ora, Vito Mancuso, teologo cattolico, lo contesta su scienza e illuminismo.

È davvero sgradevole dover constatare, fuori dei cori agiografici intonati da stampa e media, che l’argomento su cui papa Benedetto XVI ha più insistito nel corso del suo viaggio negli Stati Uniti è stata la vicenda dei preti pedofili, una vicenda che ha sicuramente devastato l’immagine, e non solo l’immagine, di quella florida, potente e autorevole chiesa. Ancora sulla scaletta dell’aereo che lo avrebbe sbarcato a New York, ha detto di aver provato “vergogna” per quegli episodi; successivamente, in più sedi e occasioni, ha rincarato chiedendo “perdono” a quanti ne erano stati offesi e incontrando anche - a sorpresa, sembra - una loro rappresentanza. Altri papi, suoi immediati predecessori, avevano chiesto perdono per errori e colpe commesse dalla chiesa, ma di ben altro spessore storico: fossero le sofferenze inflitte agli ebrei o il processo a Galilei. Da qualche tempo, esegeti autorevoli dell’attuale papa si erano compattamente mossi per demolire queste esternazioni: a loro avviso (ma certo anche di Ratzinger) la chiesa di Roma non ha nulla di cui chiedere perdono agli uomini (o a dio).Vedremo come costoro vorranno chiosare il Ratzinger che si china dinanzi alle ferite inferte ai corpi di adolescenti da esponenti della sua chiesa e idealmente le lava e le lenisce, come la Maddalena dei Vangeli con Gesù.

Onu: L'intervento di RatzingerOnu: L'intervento di RatzingerMa temiamo di andare, con queste osservazioni, un po’ troppo lontano: perché forse il mea culpa di Ratzinger è motivato dal tentativo di placare almeno in parte l’amarezza di quegli offesi: amarezza che, traducendosi in richieste di risarcimento pecuniario avanzate ai colpevoli e, dietro di loro, all’istituzione, rischiano di mandare a fallimento la pur ricca chiesa d’oltreoceano. Una preoccupazione giusta, quella del papa, un tentativo comprensibile, ma che non desta in noi particolare simpatia. Per noi si tratta solo di un brutto affare, tremendamente mondano e terreno: anzi, terra terra. Il papa ha ovviamente puntato soprattutto ad altro, e in alto.

La nostra lettura dei
Vangeli, si ferma su
quel “Date a Cesare
quel che è di Cesare,
e a Dio quel che è di
Dio”, che è la
negazione a priori
delle modalità con
cui si è forgiata nei
secoli la chiesa
romana

Il nostro dissenso è
nell’interpretazione
stessa dei diritti
umani che non ci
appartengono in
quanto esseri umani,
ma sono piuttosto
una conquista
faticosa e sofferta,
secondo una
concezione storica e
non “naturale” della
persona.

Il momento più solenne del suo viaggio è stato l’intervento alle Nazioni Unite. A noi ha fatto molta impressione che Benedetto XVI sia stato ricevuto in quella sede con un apparato e un dispiegamento di belluria mediatica che replicava la già inconsueta accoglienza offertagli dal Presidente degli Stati Uniti, il quale si era recato personalmente ad accoglierlo all’aeroporto e gli aveva quindi organizzato sui prati della Casa Bianca una pomposa cerimonia, alla presenza - riferisce, se non erriamo, la stampa - di circa diecimila persone plaudenti. Un successo per Ratzinger e la sua diplomazia, di certo attenta al confronto con il grande Woytjla, il papa capace di attirare a sé, con la sua mediatica carica umana, grandi masse di fedeli.

Applausi ed onori dunque, per Benedetto XVI, alla Casa Bianca e alle Nazioni Unite. Ma noi non riusciremo mai ad accettare la commistione tra il capo spirituale della cristianità, o di una sua cospicua parte, e il Capo di uno Stato, quale è a tutti gli effetti la Città del Vaticano: la nostra lettura dei Vangeli, certo non canonica ma non del tutto isolata, si ferma su quel “Date a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio”, che è la negazione a priori delle modalità con cui si è forgiata nei secoli la chiesa romana dopo l’occupazione dei palazzi del potere, prima offertigli da Costantino e poi mantenuti in duraturo possesso grazie al collasso dell’autorità imperiale in Occidente (in Oriente, dove il collasso non ci fu, la chiesa ha pure il suo spazio in quei palazzi, ma in posizione nettamente subalterna).

Veniamo ora all’intervento di Benedetto XVI. Il papa già aveva iniziato con le Nazioni Unite un dialogo, però da posizioni conflittuali; le aveva accusate di occuparsi solo di affari politici e dimenticando i valori e le dimensioni etiche. Nel suo discorso, ci pare, Ratzinger ha invece riconosciuto l’insostituibile necessità dell’istituzione riprendendo le parole pronunciate, sempre all’ONU, dal suo predecessore Giovanni Paolo II nella sua visita del 1995: l’Organizzazione internazionale sia il “centro morale in cui tutte le nazioni del mondo si sentano a casa loro, sviluppando la comune coscienza di essere, per così dire, una famiglia di nazioni”; assai abilmente, Ratzinger ha anche solleticato l’orgoglio dell’istituzione, denunciando il “paradosso” di un “consenso multilaterale che continua a essere in crisi a causa della sua subordinazione alle decisioni di pochi”: l’allusione all’unilateralismo della politica estera americana ci pare evidente e indiscutibile. In generale, l’appello papale al riconoscimento e alla difesa dei “diritti umani” legati alla “persona” ci trova perfettamente allineati.

Non troviamo contraddizione tra le tesi di noi radicali, laiche ed anticlericali, e quelle espresse da Ratzinger. In qualche misura, ci pare che i radicali siano addirittura un po’ più comprensivi e generosi del pontefice, nel momento in cui rivendicano la libertà religiosa dei credenti cristiani o anche cattolici anche in aree del mondo per le quali non ci pare che la chiesa romana si sia mai interessata sul serio. Dove il nostro dissenso è di sostanza, è invece nella interpretazione e definizione di questi diritti. Per noi, i “diritti umani” (e, ancor più, i “diritti civili”) sono conquista faticosa e sofferta, in una concezione storica della persona, non metafisica o, appunto, “naturale”. Il complesso e instabile rapporto tra i diritti già riconosciuti e accettati e quelli ancora in fieri o in evoluzione - come esemplarmente accade oggi per la famiglia o per i concetti di “vita” e di “morte” - ci avverte che il concetto stesso di persona è, nel suo determinarsi storicamente, aperto e plasmabile.

Se si vuole, la strada maestra viene segnata dall’Occidente, permeato dalle concezioni cristiane ma anche greche o greco-ellenistiche, oltreché da quelle nate dal diritto romano, che si sono fuse e via via intrecciate, generando le grandi visioni del gesuita Francisco de Vitoria ricordato da Ratzinger e la Dichiarazione Universale del Diritti dell’Uomo figlia dell’illuminismo (come ha riconosciuto il teologo cattolico Vito Mancuso, in un bellissimo articolo apparso sul “Foglio” il 20 aprile scorso, su cui ritorneremo). Ma, certo, il tema si presta a chiose, precisazioni, ampliamenti a non finire, senza che la chiesa romana possa rivendicare l’esclusiva della sua interpretazione. In questa direzione, perfino un passo dell’intervento del papa appare significativo: lì dove, nel rivendicare la “unità” della persona, egli riconosce che occorre distinguere “fra la dimensione di cittadino e quella di credente”. Il “cittadino” nasce, non c’è dubbio, con la Rivoluzione francese, persino in contrapposizione al “credente”.

E’ certamente bene che di diritti umani o civili si dibatta, senza però dimenticare di scendere nel concreto e di porre alla stessa chiesa alcune (im)pertinenti domande che investono sue precise responsabilità: pensiamo al tema dell’AIDS e al rifiuto cattolico del preservativo, o alla pretesa di voler imporre alle Nazioni Unite la modifica dei suoi testi fondamentali perché venga accettata e promossa la difesa della vita umana “dal concepimento alla morte naturale”. Non certo casualmente, Ratzinger non ne ha parlato nel suo intervento - volutamente ecumenico, alla ricerca del consenso più vasto - ma c’è da giurare che già domani i plenipotenziari vaticani al Palazzo di Vetro torneranno a battere su questo tasto. Temiamo che sui “diritti umani” e i “diritti civili” il mondo laico e la chiesa (così come tutte le posizioni fondamentaliste) avranno molto da disputare. Noi cominciamo subito, segnalando che, mentre si dilungava su questi temi, Ratzinger non ha fatto il minimo accenno alla Moratoria Potrebbero, queste nostre osservazioni, apparire come l’astioso, impotente gracidare della rana dal fondo della palude, dinanzi all’imponenza del Re. Ci rifacciamo però riprendendo subito in mano l’articolo di Vito Mancuso già citato.

Il giovane e brillante teologo ci pare un alleato autorevole, anche se non sappiamo quanto e cosa rappresenti della comunità cattolica, italiana o internazionale. Il mondo cattolico è in movimento, gli equilibri interni ed esterni alla chiesa sono variabili, nessuna posizione, per quanto autorevole, può arrogarsi il diritto della loro rappresentanza ecumenica. Può darsi anche che oggi dialogare con il mondo cattolico significhi sedere ad un tavolo a più voci. Proprio in queste ore ci conforta il parere di un altro autorevole cattolico, Gianni Baget Bozzo, il quale ha osservato come “la chiesa di papa Ratzinger, ma già di Giovanni Paolo II, ha scelto di pesare nel mondo in quanto chiesa, e non più in quanto laicato politico organizzato. O in base alla sua dottrina sociale”, e come essa sia “tornata ad essere nel mondo ‘corpo di Cristo’, e non più ‘popolo di Dio’, espressione cara al Concilio…”.

Prendendo spunto dalle recenti elezioni italiane, il politologo osserva dunque che tra la chiesa-istituzione e il mondo cattolico si è verificato, se non una rottura, uno iato. E’ già un fatto grave. Vito Mancuso affonda il suo dissenso su temi propriamente dottrinali e teologici (spingendosi anche oltre - ci pare - alle posizioni della scuola di Alberigo, il bolognese Istituto per le Scienze Religiose). Il giovane teologo commenta favorevolmente l’intervento di Ratzinger alle Nazioni Unite, ma solleva “glosse” critiche su alcuni punti di assoluto rilievo, quali sono i rapporti della chiesa con la scienza e con l’Illuminismo. Mancuso non approva che Ratzinger releghi “in una proposizione concessiva il ruolo positivo della scienza” puntando invece il dito accusatore sui pericoli che da essa derivano (“chiara violazione dell’ordine della creazione…viene contraddetto il carattere sacro della vita…”); per quanto riguarda l’Illuminismo, Mancuso sostiene addirittura che “la sottolineatura dell’universalità dei diritti umani” fatta da Benedetto XVI “non sarebbe pensabile senza la lotta dell’illuminismo per l’universalità della ragione politica, basata sui diritti umani che vengono dal basso e non sul diritto divino che scende dall’alto…”.

Belle parole, intervento coraggioso. Sul pensiero del cattolico Mancuso occorrerà tornare con maggiore ampiezza. Per questa volta, vogliamo solo citare, dallo stesso suo testo, un brano davvero graffiante:” E’ utile ricordare che nel 1832, quando già da mezzo secolo in America Thomas Jefferson aveva scritto la Dichiarazione d’Indipendenza approvata dal Congresso il 4 luglio 1776, qui da noi in Europa papa Gregorio XVI scomunicava il cattolico liberale Felicité de Lamennais, reo di aver difeso pubblicamente l’idea della libertà religiosa. Nell’Enciclica ‘Mirari vos’ che ne seguì, il papa definiva la libertà religiosa un delirio, ‘deliramentum’, nell’efficace latino curiale”. Perché lo citiamo? Ma perché, nel suo intervento alle Nazioni Unite, Benedetto XVI ha spezzato una lancia proprio in difesa di questo “delirio”, la libertà religiosa. Ma quasi due secoli dopo Gregorio XVI.

Domenica, 18 maggio, 2008 - 15:56

commenti

Ratzi e la pedofilìa favorita da lui!!!

DUE PESI E DUE MISURE Ho visto su tutti i giornali e telegiornali la notizia dello stupro sulla bambina quattrenne da parte di un recidivo. Il carcere infatti non fa perdere l'atroce desiderio pedofilo e questo lo sanno tutti i giudici, psicologi, psichiatri, sessuologi, etc. Da tempo sto scrivendo e parlando di questo crimine molto diffuso anche tra il clero probabilmente a causa del celibato imposto e per la facilità di avvicinarsi ai minori. I vertici della chiesa cattolica hanno segretato i casi di pedofilìa, che, qualora scoperti, venivano risolti (sic!) con lo spostamento in altra sede dei colpevoli, i quali NON PUNITI, si sentivano anche INCORAGGIATI a ricominciare ad adescare bambine e bambini traumatizzandoli gravemente per tutta la vita. Per legge questo si dovrebbe chiamare plurifavoreggiamento. Alcuni di questi casi li abbiamo potuto vedere nella trasmissione di Santoro (fortemente ostacolato e poi minimizzato) sulla RAI grazie anche all'esauriente documentario della BBC. Quando si tratta del Vaticano i massmedia non pubblicano questo tipo di notizie e la Giustizia non interviene. Solo un mensile "Mondosabino" ( mondosabino@yahoo.it ) ha pubblicato un mio piccolo articoletto nel quale chiedevo tra l'altro che, siccome la legge dev'essere uguale per tutti e che in mancanza di questa uguaglianza viene meno la fiducia nell'Istituzione Giustizia, vengano indagati gli organizzatori della chiesa cattolica per plurifavoreggiamento della pedofilìa, per persecuzione delle persone GLBTQ e per omicidio attraverso l'uso della parola. La gente, ma anche persone che contano nell'ambito delle Istituzioni, continuano a rispondermi:"MA CHE CI POSSIAMO FARE?". Tanto vale allora lasciare libertà di agire anche allo stupratore della povera bambina e la fiducia in questa società a "due pesi e due misure" viene meno in toto. Peter Boom http://digilander.libero.it/pansexuality Ed ora Ratzi ha avuto pure il coraggio di chiedere scusa per fatti gravissimi che lui stesso ha fatto secretare!!!

Ciao Peter Boom, mi trovo

Ciao Peter Boom, mi trovo d'accordo sulla sostanza del tuo intervento. Visti i tempi che corrono, e le dimostrazioni di apertura della Chiesa degli ultimi anni, pressochè nulle, considererei già positivo il fatto che Ratzinger abbia, anche se in maniera ancora del tutto inappropriata, almeno cominciato a considerare la problematica. Mi permetto di segnalare un libro che ho letto di recente, sull'argomento, che ritengo possa valere la pena di approcciare. Si intitola "I legionari di Cristo", di Jason Berry e Gerald Renner, edito da Fazi. Gli autori sono due giornalisti cattolici. Ricostruiscono la storia di Maciel Degollado, che ha costruito questa organizazione di nome "I legionari di Cristo". E' un testo ben documentato, che getta una luce sui crimini sessuali perpetrati da preti, sul comportamento tenuto delle gerarchie vaticane e anche sulle logiche su cui si struttura questa organizzazione. Lo consiglio vivamente.

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