Giornata mondiale della vista: Milano e Londra con “altri” occhi


da panorama.it
11/10/2007
di Eleonora Voltolina

Oggi, 11 ottobre, è la Giornata mondiale della vista, promossa dall'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e dall'associazione CBM che tutela le persone cieche e con altre disabilità - c'è anche uno spot della Giornata.

Un appuntamento quest'anno dedicato ai più piccoli, con l'obiettivo di eliminare la "cecità evitabile" dalla vita dei bambini.

Panorama.it è entrato per un giorno nella vita di Antonia Cordedda, che tanti anni fa, per lo scoppio di un residuato bellico, ha perso la vista e le braccia. Temete un articolo strappalacrime? Siete fuori strada. Tonina (così la chiamano tutti) è un concentrato di energia, positività, ironia. Si batte per il diritto dei disabili a una vita indipendente. Fa parte del consiglio generale dell'associazione Luca Coscioni fin dalla sua fondazione, e poi del Comitato di Radicali Italiani e dell'associazione Ciechi di guerra. "Credo di essere la più giovane tra gli iscritti" puntualizza, quasi con civetteria. Eppure dietro a questa frase c'è una bomba che ti scoppia in faccia quando hai 9 anni, e non vivi durante la Seconda guerra mondiale, o in Afghanistan: vivi in Sardegna nell'anno del Signore 1973, in tempo di pace.

Tonina oggi vive a Londra, e da brava "ragazza tecnologica" parla a Panorama.it attraverso Skype. È in Inghilterra da 8 mesi, studia l'inglese in un'università, vive da sola (con l'aiuto di un'assistente) in un palazzo accanto al Tamigi. Per tanti anni ha abitato in Lombardia, prima a Como, poi a Milano: all'università Statale si è laureata, nel 2005, in Scienze internazionali e istituzioni europee. Dopo la laurea, la progettazione del viaggio a Londra, per imparare l'inglese: più facile a dirsi che a farsi.

Tonina ha dovuto penare per trovare un'università in grado di accoglierla. "Sulle brochure scrivono tutte che hanno servizi per i disabili: poi però quando vai di persona, scopri che le sedi sono piene di barriere architettoniche, e il personale è quasi "spaventato" dalla disabilità. Per persone come me non c'è posto". Poi, la svolta: il City of Westminster College. "Qui vivo un sogno, mi sembra ancora irreale. Mi hanno riconosciuto una serie di supporti, per esempio il programma di sintesi vocale che con voce robotizzata legge quel che appare sullo schermo: così anch'io posso usare il computer. Due o tre volte alla settimana c'è il responsabile del servizio per disabili che si siede accanto a me a lezione e prende appunti al mio posto". Di barriere architettoniche neanche l'ombra, e non solo: "In questa università hanno una biblioteca in formato audio: così anch'io posso leggere i libri. Poi negli ascensori ci sono annunci vocali non solo per indicare il piano, ma anche per avvertire della chiusura delle porte! Una tecnologia che in Italia avevo visto solo nella sede dell'Istituto dei ciechi di Milano".

La domanda sorge spontanea: e alla Statale la situazione com'era? Tonina ride di gusto. "Ma figuriamoci. Né ascensori attrezzati, né libri audio, né computer con sintesi vocale. Se poi consideriamo che a Milano la sede dell'università è in un palazzo antico...". Spesso, spiega, i centri storici non aiutano: è più facile costruire strutture pensate anche per chi ha difficoltà di movimento nelle zone più moderne, piuttosto che in quelle antiche. La metropolitana di Londra ne è un esempio lampante: "La stazione di Covent Garden, sulla linea blu Victoria, è molto antica. L'ascensore c'è, però poi comunque bisogna fare una scala per arrivare a destinazione! Anche la stazione di Tottenham Court Road, all'incrocio tra la linea rossa Central e la linea nera Northern, che sbuca nel quartiere Soho, è piena di barriere architettoniche" osserva Tonina. "La linea grigia, Jubilee, è invece nuovissima: attraversa Londra da nord a sud e serve anche la mia zona. La stazione più vicina per me è Waterloo: davvero ben attrezzata".

Insomma, un disabile sta meglio a Londra o a Milano? "Sicuramente qui c'è un'organizzazione migliore. Ma sarebbe ingiusto generalizzare: sia Londra sia Milano hanno zone più accessibili e zone meno accessibili. E poi non voglio dimenticare che posso stare a Londra, viaggiare, fare una vita indipendente, solo grazie alla legislazione italiana che in questo ambito è davvero avanzata. Percepisco infatti un vitalizio mensile a titolo "risarcitorio": lo Stato in questo modo riconosce la sua responsabilità rispetto all'incidente che mi è accaduto. Così ho una "copertura statale" sul piano economico, che mi permette di vivere con dignità".

Progetti per il futuro: rimanere a Londra o tornare in Italia? Tonina sorride: "Qui sto bene, mi piace passeggiare per London Bridge che è diventato il mio quartiere preferito, ho stretto anche qualche amicizia. Ma la vita riserva tante sorprese, non voglio fare programmi: dopo aver lottato tanto per venire qui, dopo aver fatto tanta fatica e speso tanti soldi per imparare questo benedetto inglese... Sarebbe quasi un peccato tornare subito in Italia. Chissà, magari deciderò di andare da qualche altra parte".

Giovedì, 11 ottobre, 2007 - 16:29

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