Giorgio una famiglia contro la Sla

Anna, la moglie di Giorgio Caddeo. Sono Anna e vivo a Cabras, in provincia di Oristano. Da circa un anno a Giorgio, mio marito, è stata diagnosticata la SLA. Da allora visite su visite, medicine, fisioterapia e lunghe ed interminabili attese per conoscere questo verdetto definitivo ed inesorabile. Il silenzio, lo scoramento e poi il desiderio di combattere. Abbiamo cominciato la lotta interiore per accettare la prova a cui siamo sottoposti, ma anche la ricerca di tutto ciò che può alleviare le sofferenze fisiche. La SLA ha modificato profondamente la vita di tutta la nostra famiglia, perché non la si può fronteggiare da soli. Oltre alla disperazione morale dobbiamo scontrarci con le gravi difficoltà finanziarie che derivano dalla malattia: non dobbiamo solo provvedere ad un'assistenza continua ma garantire la dignità ed i diritti di Giorgio, cercando di assicurargli la possibilità di sottoporsi anche a nuove cure sperimentali e di avvalersi di sussidi tecnico-sanitari che rendano la sua vita migliore (adesso è particolarmente urgente l'acquisto di un sollevatore per spostarsi all'interno della casa e magari uscire all'aperto). Sapere a chi rivolgersi per avere un sostegno anche solo sul piano burocratico diventa un problema insormontabile. Spesso, infatti, la nostra battaglia si scontra contro l'impenetrabile muro della burocrazia e sembra che in questa società ai doveri non corrispondano uguali diritti. Il mio amato Giorgio non ha paura delle morte ma non vuole lasciarmi sola a lottare.

Alessandro, il figlio di Giorgio Caddeo. Mi chiamo Alessandro. Ho trascorso la mia infanzia sognando lidi meravigliosi, acque cristalline, mondi sommersi, pesci dalle pinne multicolori, che mio padre Giorgio mi raccontava al rientro dai suoi viaggi per mare. Sin dalla giovinezza ho seguito le sue orme. Mio padre mi ha regalato la passione per quel mondo di pace e di tranquillità che solo gli uomini di mare conoscono insieme al grande rispetto per la natura, madre generosa e fonte di inestimabile ricchezza. Nel mio cuore resta vivo il ricordo di lui che torna dal suo ultimo viaggio, con nuove avventure e nuovi racconti, mai stanco, atletico, con un corpo quasi marmoreo scolpito dalle acque del nostro Mediterraneo. Sole, mare, sabbia, sale hanno riscaldato le nostre vite, ci hanno regalato gioie e sorrisi ma anche pericoli e ansie, ma soprattutto hanno dato alla nostra famiglia la possibilità di crescere e vivere in modo dignitoso. Nella lotta alla SLA mio padre non è solo, c'è con lui la compagna della sua vita, mia madre. Quanto a me, il mio dovere di figlio mi ha richiamato alla mia terra, alla mia isola, e ho dovuto per ora appendere al chiodo la mia muta, compagna di viaggi e di lavoro. Io e mia madre abbiamo dovuto abbandonare il nostro lavoro per alleviare le sofferenze fisiche e morali di mio padre, per accompagnarlo nel modo più amorevole possibile in questo lungo viaggio.

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Martedì, 31 luglio, 2007 - 18:51

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