Figli della legge 40?

di Giuseppe Regalzi

I commenti stralunati degli atei clericali dopo la relazione sui risultati della legge 40 e i reali numeri della situazione italiana

Com'era ampiamente prevedibile, nei giorni successivi all'uscita della relazione del Ministro della Salute sui risultati della legge 40, integralisti e atei clericali hanno fatto a gara a fornire le interpretazioni più stralunate dei dati in essa riportati. Un elemento che ha colpito le fantasie più eccitabili è l'aumento in termini assoluti delle pazienti che si sottopongono alla procreazione medicalmente assistita, dei centri che la praticano e delle gravidanze ottenute. Così un editoriale del Foglio del 3 luglio («Legge 40. Eppur funziona», p. 3) vanta i mirabolanti risultati della legge:

i profeti di sventura hanno avuto torto marcio. Niente crollo delle nascite e chiusura dei centri, nessun esodo di massa all'estero.Dal 2003 al 2005 i centri sono semmai aumentati (da 120 a 169),così come le gravidanze,da 4.807 a 6.235, e come le pazienti trattate, da 17.125 a 27.254.

Lo stesso giorno su Avvenire Eugenia Roccella proclama trionfalmente («Numeri da spiegare. Senza filtri ideologici», p. 2):

La relazione del ministero della Salute sullo stato della procreazione assistita nel nostro Paese mette in evidenza un primo, clamoroso risultato: il sensibile aumento di donne che hanno fatto ricorso alla Procreazione medicalmente assistita (Pma).Da 17.125 nel 2003 siamo passati a 27.254 nel 2005 (più 10.000), e da 4807 gravidanze a 6235. Anche i centri che effettuano la Pma sono aumentati, diffondendosi sul territorio. Mettere ordine nella situazione priva di regole che si era creata prima della legge 40,è servito a promuovere le pratiche di fecondazione assistita, incoraggiando le donne a farvi ricorso e facendo nascere più bambini.

In effetti, qui qualcuno ha torto marcio, per usare la gentile espressione dell'editorialista del Foglio; ma non sono i «profeti di sventura». I 169 centri che praticano la fecondazione in vitro di cui parla la relazione del Ministero, non corrispondono in realtà al totale di quelli esistenti: leggendo il documento (un'azione idealmente preliminare a quella di parlarne) si scopre che i centri italiani iscritti nell'apposito Registro nazionale erano in totale 194 nel 2005 (p. 60); di questi, 177 hanno inviato i propri dati all'Istituto Superiore di Sanità (ISS), che ne ha scartati 8, perché inattivi o comunque privi di pazienti durante quello stesso anno (ibid. e p. 62). Neppure i 120 centri del 2003 corrispondono al totale dei centri esistenti in quell'anno. I dati del 2003 provengono dalla penultima relazione del Ministero, che li esponeva proprio in previsione del confronto fra la situazione anteriore e quella posteriore all'approvazione della legge 40/2004; in essa leggiamo che 120 sono i centri che hanno inviato i propri dati all'ISS (p. 37; da notare che in questo numero dovrebbero essere compresi anche i centri inattivi o senza pazienti, cfr. tabella a p. 42, alla riga «Molise»). Purtroppo, però, manca il numero totale dei centri italiani (il Registro Nazionale non era stato all'epoca ancora stato istituito). Ci soccorre un'indagine, sempre dell'ISS, relativa a due anni prima (Angela Spinelli et al., Indagine sull'attività di procreazione medicalmente assistita in Italia, Rapporti ISTISAN 03/14, 2003): nel 2001 i centri italiani in cui si praticava la fecondazione in vitro erano 198 (p. 8). Ora, se nel 2001 i centri erano 198 e nel 2005 194, non ci vogliono grandi doti di estrapolatore per capire che nel 2003 il numero non si doveva discostare moltissimo da queste due cifre. Nessun aumento del loro numero dal 2003 al 2005, dunque, e anzi una sia pur piccola diminuzione dal 2001 al 2005. Ma come mai da 120 centri che comunicavano i propri dati si è passati a 177? La risposta è semplice: il decreto ministeriale 7 ottobre 2005 (art. 2 c. 4 e art. 5) prevede l'obbligo di legge della comunicazione dei dati (e con tutto ciò 17 centri non hanno inviato i propri); invece la raccolta dati del 2003 era avvenuta ancora su base volontaria (p. 31 della penultima relazione). Ovviamente anche l'aumento di gravidanze in termini assoluti di cui gioiscono Il Foglio e la Roccella è un falso, determinato semplicemente dal fatto che sono aumentati i centri presi in considerazione. Una tabella nell'ultimo rapporto (p. 101) opera un confronto fra i 96 centri che hanno inviato i propri dati sia nel 2003 che nel 2005, dunque su base omogenea: la produttività dei centri, per quel che riguarda le gravidanze ottenute, è calata sia in termini assoluti (da 4257 a 3626) sia in termini relativi, come gravidanze ogni 100 cicli iniziati (da 22,6 a 20,1). Questa tendenza è quasi certamente rappresentativa del complesso dei centri; ma allora, dato che come abbiamo visto il numero dei centri è rimasto sostanzialmente invariato, il numero totale delle gravidanze deve essere sceso, non salito. Ho la sensazione che qualche amico capace di leggere e far di conto abbia avvisato nottetempo teocon e teoconettes della topica commessa: in effetti, in due articoli apparsi nei giorni seguenti (Eugenia Roccella, «Le bugie della Turco e i catastrofisti battuti », Il Giornale, 4 luglio, p. 1; anonimo, «I numeri della legge 40 e una relazione che dà un po' i numeri», Il Foglio, 6 luglio, p. 3) dell'aumento dei centri e delle gravidanze non si parla improvvisamente più, e ci si concentra solo su quello delle pazienti «che hanno deciso di fidarsi della legge 40 e di centri italiani», aumentate di ben 10.125 unità. Naturalmente, l'aumento dei centri che hanno inviato le loro cifre all'ISS avrebbe determinato anche un aumento fittizio di pazienti, oltre che di gravidanze; perché allora Il Foglio e la Roccella si concentrano adesso sul primo fenomeno? Il fatto è che, quando si va a vedere il numero di pazienti trattate per centro (con le cd. tecniche a fresco, cioè senza il ricorso a embrioni od ovuli congelati), anche questo sembra aumentato: 143 per ogni centro nel 2003 (17.125/120), 154 nel 2005 (27.254/177); allora, sempre a parità di centri, ci dovrebbe essere stato un aumento reale del numero totale di pazienti - anche se ovviamente non di 10.000 unità ma di circa 2000 (beh, non si può pretendere che certi organi di stampa dedichino troppo spazio a finezze come queste, no?). Ma anche quest'ultima cifra non è probabilmente che un artefatto statistico. I 96 centri presenti in ambedue le rilevazioni rappresentano quasi la metà esatta dei centri, e avrebbero dovuto quindi attirare una parte significativa dell'incremento di 2000 coppie. Disgraziatamente la tabella a p. 101 dell'ultima relazione, che abbiamo usato sopra, non riporta il numero delle pazienti; ma ci dà almeno il numero di cicli per trattamento a fresco iniziati nel 2003 e nel 2005. Ora, non ci aspettiamo certo che la legge 40 abbia diminuito i cicli per paziente in un anno; semmai, vista la minore produttività dei trattamenti post-legge (ammessa, sia pure a denti stretti, anche dagli opinionisti del Foglio e di Avvenire), li potrebbe aver incrementati; in ogni caso, è ovvio che avremmo come minimo un ciclo avviato in più per ogni nuova paziente trattata. E tuttavia, dal 2003 al 2005 i cicli avviati nei 96 centri non solo non hanno conosciuto un incremento nell'ordine del migliaio, ma anzi sono diminuiti da 18.867 a 18.036! Da questi dati - su base omogenea, e quindi più affidabili - appare in effetti probabile che il numero totale delle coppie che ha fatto ricorso alle tecniche di procreazione assistita sia in realtà calato, non aumentato. Cos'è successo, allora? I 120 centri della rilevazione relativa al 2003 non costituivano un campione statisticamente selezionato, ma erano solo quelli che avevano aderito volontariamente alla raccolta dati dell'ISS; è del tutto possibile che sottorappresentassero la grandezza del totale (di poco meno di 200 centri, come abbiamo visto), e quindi il numero medio di pazienti per centro. Un'ultima annotazione. Negli articoli che abbiamo citato integralisti e atei clericali hanno tentato di screditare l'affidabilità dei dati offerti dal Ministro della Salute in base al numero elevato di gravidanze perse al follow-up: il 41,3% nel 2005, come si ricava peraltro dalla stessa relazioneministeriale (p. 78). Ma questo dato riguarda unicamente gli esiti delle gravidanze (aborti, nascite di bambini morti/vivi, etc.), non le fasi precedenti. Su quelle, le cifre offerte dal Ministro - pur con qualche limite - sono del tutto credibili, e raccontano una storia diversa da quella che vorrebbero propinarci certi rozzi propagandisti.   

Martedì, 31 luglio, 2007 - 16:20

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