Eliminarono Luca ci riproveranno con Welby

di Marco Cappato

La folla che il 24 dicembre scorso ha riempito piazza san Giovanni Bosco per le esequie civili di Piergiorgio Welby rappresentava - se non per dimensioni, sicuramente per l'intensità corale della partecipazione - quei sentimenti che i commenti più autorevoli, la stampa e persino in qualche misura la TV, hanno visto esplodere in ogni settore della società italiana. È questa enorme, inaspettata e imprevista partecipazione civile che la battaglia nonviolenta di Piergiorgio Welby rovescia ora sulla politica esigendo che le istituzioni, le leadership e i partiti aprano urgentemente in ogni sede un profondo dibattito e diano soddisfazione alle questioni e agli interrogativi posti dalla dolorosa vicenda così come dall'altra - non meno drammatica e significativa - che vide protagonista e leader Luca Coscioni. "Dal corpo del malato al cuore della politica". Il senso di queste parole è ormai chiaro: come nel resto del mondo anche in Italia si aprono - sui temi che riguardano la libertà della scienza e della coscienza e investono direttamente l'autodeterminazione dell'uomo là dove si decida della sua salute, della sua vita e della sua morte - grandi e forse definitive occasioni di confronto tra una visione umanistica, laica, liberale del mondo e quanti ad essa si oppongono dalle trincee dei fondamentalismi di ogni denominazione. Ed è evidente che in questo confronto (e scontro) l'Associazione Luca Coscioni avrà un ruolo e una responsabilità primari, che occorre prepararsi ad affrontare con ferma determinazione. Già sappiamo cosa ci verrà obiettato: "Ma la politica è un'altra cosa...", "...altre priorità si impongono...". Moltissimi cederanno a questa deriva. Persino alcuni tra quanti sono stati solidali con la lotta di Welby. Forse non accadrà subito, ma è certo che si farà di tutto, da parte dei conservatori di destra e di sinistra, per riportarci nei binari della "loro" politica: litigiosa e moralista nei salotti della TV ma profondamente unita e autoreferenziale nelle manovre di palazzo. Milioni di persone hanno riconosciuto in Piergiorgio una ragione di speranza. Quella speranza potrebbe tuttavia non trasformarsi in "forza politica", perché vinta o soffocata da resistenze, opportunismi, viltà. Forse strapperemo un po' più di certezza del diritto nella sospensione di terapie. Bene. Forse il percorso del testamento biologico sarà reso più netto. Benissimo. Magari si otterrà anche quella grande indagine conoscitiva sull'eutanasia clandestina che Welby ha proposto al Parlamento. Ancora meglio. Ma il regime trasformista italiano ha accumulato sufficiente esperienza per saper inghiottire ogni fattore estraneo o, se necessario, schivarlo e eliminarlo senza subire troppi danni. E' già successo con Luca Coscioni: il corpo di un malato aveva raggiunto per la prima volta il cuore della politica. La politica fu rapidissima e spietata: nemmeno l'Unione di Prodi poté tollerare, per le regionali 2005, un'alleanza con il nome di Luca nel simbolo radicale. Cosa succederà ora con Welby? Gli unici che l'hanno subito "buttata in politica" sono stati i fanatici clericali. Il loro grido "assassini!" è stato troppo delirante per scalfire la coscienza del Paese. Le richieste di dimissioni a Emma Bonino sono grottesche e non vengono prese sul serio. Ci sono state, certo, personalità politiche importanti, qualcuno anche a destra, come pure intellettuali, giuristi e scienziati, che hanno preso posizione a fianco di Piergiorgio. Qualcuno ha anche lottato, è sceso in piazza da Ministro, ha fatto lo sciopero della fame da Parlamentare, si è iscritto alle... "radicalate". Ma la politica del Palazzo, cuore malandato della politica, non si è ancora aperta: fa finta di non capire. C'è chi dribbla sulle (fondamentali) terapie antidolore, chi fa melina sulla (sacrosanta) assistenza ai malati, chi si trincera dietro i pre cetti ideologici e del tipo: "nessuno può togliere la vita a un uomo". Ministri e leader di partito hanno inventato mille diversivi pur di tener lontano Welby. Ciò di cui avevano paura - soprattutto, sì, i vertici dei Democratici di Sinistra - er

Venerdì, 29 giugno, 2007 - 12:30

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