E' nata a Rieti la prima bimba con diagnosi pre-concepimento



Immagine fornita da googleImmagine fornita da googleRoma- Anna, 34 anni di Rieti, è portatrice di una grave malattia ereditaria del sistema nervoso, la Charcot Marie Tooth. Suo fratello, dalla nascita. convive dolorosamente e faticosamente con il male. Per questo, quando Anna ha deciso di avere un figlio ha fatto di tutto per evitargli questo destino. Nel 2003 le nasce una bambina sana: in laboratorio era stata fatta la diagnosi sull'embrione e, subito dopo, dato il via libera. Anna vuole un altro figlio ma, nel frattempo, viene varatala legge 40 sulla fecondazione artificiale e l'esame sull'embrione non si può più fare. Viaggi all'estero, richieste in diversi paesi, spese che superano i diecimila euro.
Mamma e papà credevano di dover rinunciare. Quando hanno ripreso fiducia e scelto di affidarsi ad un'équipe dell'ospedale Sant'Andrea di Roma dove si stava lavorando ad una nuova tecnica. Risultato: ieri a Rieti è nata la prima bambina sana grazie alla diagnosi genetica fatta prima del concepimento. L'esame è stato compiuto sull'ovocita, su una sua struttura, il globulo polare. Questo vuol dire che l'indagine è stata compiuta prima della formazione dell'embrione. «Non pensiamo di aver risolto tutti i problemi relativi all'analisi pre-impianto, ma questa è la via italiana», spiega il ginecologo Massimo Moscarini del Sant'Andrea di Roma che ha messo a punto la tecnica con la ginecologa Donatella Caserta dell'università "La Sapienza" e il biologo Francesco Fiorentino del laboratorio Genoma. Grazie a questa metodica viene studiato l'ovocita materno prima della fecondazione da parte dello spermatozoo del partner. Questa procedura è destinata alle coppie nelle quali, la donna, è portatrice di malattie genetiche come talassemia, fibrosi cistica e distrofia muscolare o, per l'età avanzata, può rischiare un figlio con la sindrome di Down. A oggi, in Italia, la normativa sulla fecondazione artificiale impedisce l'esame. Non consente, cioè, di selezionare gli embrioni che dovessero risultare affetti da malattie genetiche. «Si tratta del primo caso di recupero di spazzatura biologica», dice il ginecologo che ha eseguito la fecondazione assistita da cui è nata la bambina, il direttore del Centro di procreazione assistita dell'European Hospital, Ermanno Greco. L'analisi genetica è stata, infatti, eseguita sul primo "globulo polare", la struttura olio si forma nell'ovocita durante l'ovulazione: questa racchiude una copia del Dna della donna e viene espulso nel processo di maturazione, «La sua analisi genetica, dunque - aggiunge Moscarini - permette di cercare le mutazioni legate alla malattia ereditaria di cui è portatrice la donna». «Una diagnosi poco affidabile e nemmeno originale - commenta Carlo Flamigli docente di Ginecologia all'università di Bologna considerando che a Chicago è in uso da tantissimi anni. Parlare poi di successo davanti ad un unico caso è ridicolo». Altri due bambini nelle condizioni della piccola di Rieti nasceranno fra circa sei mesi, nel loro caso la diagnosi pre-concepimento è stata utilizzata per evitare la trasmissione della talassemia e della sindrome dell'X- fragile.

Il Messagero
Venerdì, 7 novembre, 2008 - 11:03

commenti

“diagnosi genetica pre-concepimento” e legge 40

ho inviato questo commento alla stampa locale reatina -------------------------------------------------------------------------------------------

E’ arrivata inaspettata, in città, la notizia che una tecnica di fecondazione assistita, la “diagnosi genetica pre-concepimento” ha consentito la nascita di una bella bambina: prima al mondo e proprio a Rieti.

Sempre bella la bambina e bella la notizia: per i genitori, per la scienza, per Rieti (e questo che sia vero o no – è controverso - che sia il primo caso al mondo).

E’ tuttavia impreciso titolare che questo evento, almeno per quello che abbiamo letto, sia “religiosamente corretto” o “politicamente corretto”, e sbagliato asserire che questa sia la via italiana compatibile con la legge 40.

E’ sbagliato, perché è vero che, la diagnosi è stata effettuata sull’ovocita e non sull’embrione, e quindi non si è scontrata con la legge 40, ma successivamente la coppia è dovuta ricorrere ad una fecondazione artificiale.

La legge 40 consente la fecondazione artificiale alle sole coppie sterili, quali non sono considerate le coppie in cui è presente un portatore di malattia genetica (come in questo caso la malattia di Charcot-Marie-Tooth).

Le recenti linee guida di attuazione della legge, rinnovate (in grave ritardo) dalla ministro Turco a legislatura esaurita, allargano la possibilità di accedere alla fecondazione assistita, ma solo alla coppia in cui l’uomo (solo se lui, non se lei) ha l’AIDS o l’epatite B o C. Il che, detto in linguaggio ministeriale suona così: quelle peculiari condizioni in presenza delle quali - essendo l’uomo portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili per infezioni da HIV, HBV od HCV - l’elevato rischio di infezione per la madre o per il feto costituisce di fatto, in termini obiettivi, una causa ostativa della procreazione, imponendo l’adozione di precauzioni che si traducono, necessariamente, in una condizione di infecondità, da farsi rientrare tra i casi di infertilità maschile severa da causa accertata e certificata da atto medico, di cui all’articolo 4, comma 1 della legge n. 40 del 2004.

Il nostro auspicio è che altri bambini nascano, dentro o fuori i confini di questa legge, e che queste esperienze e queste vite siano anche utili ad aumentare la scarsa ragionevolezza della legge stessa e delle sue linee guida.

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L a tua lettera è stata pubblicata dalla stampa locale?

stampa locale

sì, almeno su web; sulla carta stampata è un po' più difficile e non l'ho ancora visto passare.
P.S. mi scuso per aver usato il nome dell'Associazione senza esserne autorizzato; era notte.

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