intervista doppia

Due gay con un figlio di 13 anni: “noi siamo famiglia” !

di Sergio Rovasio

Antonello e Mauro, con Alberto, loro figlio di 13 anni,compongono una famiglia di cui nessuno sa e deve sapere nulla.Non i vicini, non le autorità. Sfuggono persino al censimento che, per un diabolico sistema di asservimento a chissà chi, non vuole “ufficializzare” questo tipo di convivenze, eliminandone il conteggio. Qualcosa sanno gli amici, ma non proprio tutto. Questo per paura che un assistente sociale bussi alla porta e dica: “Alberto non può vivere con voi, siete due omosessuali”, anche se Antonello è il padre…Li abbiamo intervistati e, per garantire loro l'anonimato, abbiamo giurato che nemmeno sotto tortura diremo i cognomi e la località dove vivono. Sono a casa di Antonello e Mauro in una città di provincia del centro Italia. Alberto, loro figlio, è fuori con i suoi amici Da quanto tempo state insieme? A.: Da sei anni, se sommiamo il periodo di fidanzamento sono sette. Alberto, vostro figlio aveva sei anni quando vi siete conosciuti? A.: Si, ci siamo conosciuti tramite amici comuni e ci siamo subito piaciuti. M.: Per la verità lui mi ha corteggiato in modo insistente fino a quando ho ceduto… (risata). Quando avete deciso di vivere insieme vi siete posti il problema dei vicini? Cosa avrebbero pensato di questa famiglia con un bambino che ha due papà? A.: Non ci abbiamo pensato subito, abbiamo solo deciso di dire, se fosse stato necessario, che siamo cugini ed è quello che oggi pensano un po' tutti, forse. M.: Quelli che si mettono il prosciutto negli occhi pensano questo; in realtà chi vede un po' oltre nelle cose sa benissimo che siamo fidanzati conviventi ma in fondo ci accettano. E vostro figlio Alberto come la vive questa esperienza di due papà? M.: Mah, lui sembra del tutto indifferente. Ovviamente è consapevole della nostra condizione di vita: sa benissimo che siamo due gay che vivono insieme. Andiamo molto d'accordo. E' un tipo autonomo, indipendente, lo abbiamo educato con il massimo della libertà; ha la fidanzatina già da un anno: vivono un bellissimo rapporto, la prima cotta. Insomma sembra la fiaba di Heidi? (Risate) M.: Magari! Ciò che ci pesa di più è dover mascherare la nostra vita. In realtà ci sono anche persone che sparlano di noi, ce lo dicono alcune persone di fiducia. E' come se fossimo dei sorvegliati speciali e questo ci infastidisce molto. Siamo preoccupati perché abbiamo il timore che prima o poi venga qualcuno a chiederci conto di questa situazione e questo ci sembra folle. La donna con cui ho avuto Alberto vive un dramma personale da tanti anni, per questo Alberto vive con noi; ma se un assistente sociale conoscesse la nostra situazione so che correremmo dei seri rischi solo perché siamo omosessuali, poi con i tempi che corrono…Sembra strano dirlo ma eravamo più sereni anni fa. C'è un'involuzione in corso che fa paura. M.: La colpa purtroppo è del dibattito sui Dico… Spiegati meglio… M.: Con questo dibattito sui Dico sembriamo tornati indietro! Prima non credevo che si potessero dire alcune cose così negative sui figli di coppie omosessuali e il diritto alla genitorialità che sembrava fuori discussione. Ora, invece, tutti, dalla chiesa ai politici di destra e, purtroppo, anche di sinistra, urlano che la famiglia è composta da un uomo e una donna, fatti per avere figli. E noi cosa siamo? Delle merde? Non hai idea come siamo colpiti ogni volta che sentiamo queste affermazioni. Siamo soli, non abbiamo il coraggio di parlare con nessuno, non possiamo far sentire la nostra voce e chissà quante persone si trovano in queste condizioni. Il nostro avvocato di fiducia dice che basterebbe l'intervento di un politico locale che voglia farsi pubblicità per scatenare contro di noi un putiferio, questo è il motivo per il quale vogliamo rimanere nell'anonimato. Dobbiamo anche tutelare Alberto: prova a immaginare che dramma vivrebbe. Ti pare normale che in un paese come l'Italia si possa vivere nel terrore in questo modo? Eppure non commettiamo nessun reato. Per motivi di morale viviamo insicuri e in una condizione precaria. E' come se la chiesa avesse già vinto. E ce la troviamo dentro casa. Avete mai pensato di andare a vivere all'estero? A.: Ci pensiamo sempre, Spagna e Olanda sono le nostre mete di fantasia. Il problema è che nessuno di noi parla quelle lingue. Non conosciamo nessuno in quei paesi, poi servono soldi. Ma ti pare giusto che noi ci si debba trasferire? Alla fine stiamo qui. Forse è meglio stare qui con queste preoccupazioni che andare all'estero senza sapere dove e come andremmo a vivere. M.: A me piacerebbe andare a vivere ad Amsterdam ma la lingua è ancora più difficile. Cosa pensate del “Family day” del prossimo 12 maggio? M.: Sarà una manifestazione di ipocrisia e falsità. Noi non possiamo partecipare! Siamo gay. Hanno detto di noi il peggio possibile. In realtà la nostra famiglia nessuno la può negare. Quella manifestazione serve a dire che noi non esistiamo, mentre invece noi viviamo, abbiamo problemi e litighiamo come tutti e siamo anche felici. Vogliono la famiglia su misura, quella “naturale”, fatta per loro. E tutte le ragazze madri? E le donne che fanno le prostitute e che hanno dei figli? E i ragazzi padre? Cosa sono per loro? Non sono persone? Sono persone che devono stare fuori da questa società fatta su misura per loro? A.: In realtà questa prova di forza verrà pagata con i nostri soldi. Già mi immagino il parroco che porta in gita a San Giovanni i bimbi dell'oratorio e li vedremo sfilare in tutte le televisioni come la pubblicità del “Mulino Bianco”. Ma quale “Mulino Bianco”? Qualcuno l’ha visto questo Mulino Bianco almeno una volta? Cosa pensate della proposta governativa sui Dico? M.: I Dico non prevedono forme di regolamentazione per casi come il nostro: nostro figlio, per i Dico, è inesistente. A cosa servono? Giusto se uno di noi è in fin di vita dovremmo chiedere alla direzione dell'ospedale se e come entrare a visitare l'altro. E se la clinica è gestita da suore o preti? Ho letto poi della storia della raccomandata con ricevuta di ritorno per dichiararsi vicendevolmente che si vive insieme. Mi sembra una follia. Hanno paura che si vada in Comune insieme e si dichiari lì il proprio amore! Credo che serva più responsabilità da parte dei politici; continuare a voler accontentare i capi del Vaticano dimostra invece demagogia e poco senso della realtà. A.: Tutto il male possibile! E' un'elemosina alla quale rinunciamo volentieri! Grazie,e speriamo di vederci in Piazza Navona il 12 e 13 maggio prossimi per le giornate dell'orgoglio laico. M. e A.: Grazie a te e a tutti voi per quello che fate.

Martedì, 15 maggio, 2007 - 18:27

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