Dovremmo prendere posizione sugli organismi tecnico-scientifici di consulenza dei ministeri

di Carla Rossi

Appartengo all'unico dipartimento di matematica italiano valutato, da un ente internazionale indipendente, tra quelli di eccellenza a livello europeo che, però - e mi riallaccio a quello che diceva Piergiorgio (Strata) prima - non ha beneficiato per questo di nessun vantaggio al momento della distribuzione dei nuovi posti di ricercatore, che sono stati, dal Rettore e dalle Facoltà, salomonicamente divisi in parti uguali fra i dipartimenti più virtuosi e quelli meno virtuosi. Per quanto riguarda il tema della valutazione attraverso il meccanismo della peer review, ho partecipato diverse volte a questo tipo di procedimento, in particolare riguardo alle ricerche sull'AIDS a suo tempo, sia come peer reviewer, sia come concorrente e, ovviamente, sono d'accordo con questa procedura. Il problema cruciale, però, credo sia a monte, nel fatto che gli organismi tecnico-scientifici di molti ministeri sono di nomina politica e non ci si accede per virtù o merito. Quindi, se cambia il ministro, cambiano i comitati tecnico-scientifici dei ministeri.
Personalmente, sono al momento in quello del Ministero della Solidarietà sociale, che sarà rinominato con il prossimo ministro. Questo provoca, da una parte che i nominati possono anche, a meno di casi particolari e di caratteristiche personali, essere un po' ricattabili; d'altra parte potrebbero non avere interesse ad attivare procedimenti di peer review. Infatti questo non è previsto e in genere non si fa, ma, anzi, spesso prevale l'interesse ad agevolare persone vicine, sia dal punto di vista scientifico che, e questo può essere più deleterio per la qualità, dal punto di vista politico. Se per caso sono gruppi anche di valore tanto meglio, ma, se non lo sono tanto, va bene lo stesso.
Pertanto, credo che innanzitutto ci sia da fare una riforma del meccanismo di costituzione degli organi tecnico-scientifici di consulenza dei ministeri, del genere che, per esempio, per quanto riguarda l'Osservatorio Europeo sulle Droghe, ha recentemente effettuato il Parlamento europeo. Le cose, infatti, sono cambiate nel corso dell'ultimo anno, passando dalla nomina dei componenti del comitato scientifico da parte dei singoli governi dei paesi dell'Unione europea a un concorso con curricula da far valutare da una commissione di peer reviewer. In questo modo il Comitato Scientifico, che rimane in carica per un certo periodo indipendentemente dai governi e dalle situazioni politiche, potrà agire super partes, cosa che attualmente a livello nazionale non è così ovvia. Quindi io suggerirei che l'Associazione Coscioni prendesse una posizione non solo sulla procedura di peer review, ma anche sulle modalità di nomina degli organismi tecnico- scientifici di consulenza dei ministeri.

Mercoledì, 9 aprile, 2008 - 18:18

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