Nuovo Parlamento

Dove va a finire la laicità dopo le politiche del 2008

di Gianfranco Spadaccia

Al Congresso di Salerno non ci eravamo fatti illusioni. Ora i risultati elettorali accrescono le responsabilità nostre e della pattuglia di radicali eletti nelle fila del PD.

La vittoria del
PdL e della Lega,
la scomparsa nel
Parlamento della
Sinistra
Arcobaleno e dei
Socialisti,
sembrano
indebolire
ulteriormente le
posizioni di
quanti
intendono
battersi per la
laicità dello
Stato.

Come
Associazione
Coscioni siamo
abituati, ed
attrezzati,
a nuotare
controcorrente.
Non possiamo
accontentarci
di questi partiti,
del loro
funzionamento
non democratico,
dei loro rapporti
con la società.

La vittoria del Popolo della Libertà e della Lega da una parte e, dall'altra, l'assenza dalle aule del prossimo Parlamento di parlamentari della Sinistra Arcobaleno e dei socialisti, sembrano indebolire ulteriormente le posizioni di quanti intendono battersi per la laicità dello Stato, per i diritti civili, per l'autodeterminazione della persona nelle scelte fondamentali della propria vita, per i diritti dei malati e dei disabili, per una religiosità finalmente affrancata dalle ipoteche del clericalismo. Per la verità non è che nella precedente legislatura fossero rose e fiori se solo pensiamo al blocco dei Dico, del testamento biologico, delle norme rivolte a scoraggiare e punire l'omofobia, all'offensiva inadeguatamente contrastata contro la legge 194, alle elusioni e agli inammissibili rinvii nella revisione delle linee guida della legge 40. Al massimo possiamo dire: di male in peggio.

E tuttavia - dal nostro punto di vista - questa legislatura, nonostante il drastico mutamento dei rapporti di forza e la profonda trasformazione degli schieramenti, è anch'essa come la precedente espressione della debolezza di una politica che, a destra come a sinistra, abdicando dalle proprie responsabilità ha ceduto il campo alle pretese e ai veti delle gerarchie ecclesiastiche. I risultati di queste elezioni confermano ancora una volta il successo della strategia del Card. Ruini che ha rinunciato a contare i voti dei cattolici fedeli alle indicazioni ecclesiastiche, puntando invece al condizionamento interno di entrambi gli schieramenti. Per quanto ci riguarda non c'eravamo fatti illusioni e, al recente congresso di Salerno, il VI dell'Associazione Luca Coscioni, ci eravamo attrezzati a condurre le nostre lotte e la nostra azione politica sapendo che in ogni caso avremmo dovuto nuotare controcorrente. I risultati elettorali accrescono le responsabilità della pattuglia di sei deputati e di tre senatori che i radicali hanno ottenuto grazie alla difficile e costosa scelta di rinunciare al loro simbolo per presentarsi nelle liste del Partito Democratico.

Se ci è consentito rivolgere loro (e a noi stessi) un augurio, pensiamo che l'azione politica debba svolgersi da subito su tre direttive: interloquire con il Partito Democratico - possibilmente, se ce ne saranno le condizioni, all'interno stesso dei gruppi del PD - per dialogare, collaborare, coinvolgere e rafforzare quella vasta area dell'elettorato e della sua stessa classe dirigente, parlamentare e amministrativa che ha posizioni e obiettivi affini a quelli della nostra Associazione; acquisire la capacità di rappresentare le posizioni laiche che, nella sinistra e nell'estrema sinistra, non hanno trovato espressione in questo Parlamento e contemporaneamente confermare la collaborazione e il dialogo con parlamentari ed esponenti del centro-destra che condividono questi temi, sollecitandone anche l'impegno diretto anche associativo; portare avanti ed attuare gli obiettivi programmatici definiti dal congresso di Salerno, a cominciare dalla realizzazione del congresso mondiale per la libertà di ricerca, nella consapevolezza che le nostre posizioni ideali, i principi di libertà e di autodeterminazione che ispirano la nostra azione politica trovano una ampia corrispondenza nella cultura complessiva, nelle aspirazioni e nella stessa sensibilità religiosa di gran parte del popolo italiano. Il convegno indetto a Chianciano per il ponte del primo maggio da Marco Pannella, Emma Bonino e dalla "galassia radicale", a cui hanno dato la adesione e assicurato la propria partecipazione intellettuali ed esponenti politici di diverse aree, nasce dall'esigenza di interrogarsi subito sul "che fare" senza chiudersi in inutili analisi introspettive.

Il dibattito intreccerà prospettive politiche e obiettivi programmatici e non potrà non riprendere il discorso bruscamente interrotto dalla crisi improvvisamente quanto improvvidamente decretata della "Rosa nel Pugno" che pure era stata determinante nel 2006 per la vittoria dell'Unione e la formazione del Governo Prodi. Non si può e non si deve considerare definitivamente chiuso e sconfitto quel progetto politico così come non si può ritenere conclusa con la fusione a freddo degli apparati della Margherita e dei DS la costituzione di un partito democratico che pretenda di considerare estranea o solo marginale e subalterna la componente laica, liberale, socialista, radicale della sinistra italiana. Anche se i temi propri della Associazione Luca Coscioni rappresenteranno necessariamente solo una parte delle questioni dibattute a Chianciano, l'iniziativa non può non coinvolgerci e interessarci. Le nostre ragioni sociali, strettamente legate agli obiettivi che ci siamo dati, interagiscono necessariamente con la politica e con i partiti.

Non possiamo accontentarci di questi partiti, del loro funzionamento democratico (spesso nell'assenza di regole e di statuti), dei loro rapporti con la società. Abbiamo visto scomparire un modello di partito che aveva dominato per oltre mezzo secolo (il partito centralistico, verticistico, il partito delle sezioni e delle tessere). Era un modello insoddisfacente, aveva una democrazia spesso asfittica o bloccata, ma era un modello di partito e prevedeva, per quanto inadeguate, delle regole democratiche. Quel partito è sparito, sostituito da organizzazioni politiche padronali (monarchico anarchiche come le ha definite Berlusconi) o da organizzazioni che pretendono di imitare i comitati elettorali dei partiti americani senza essere inserite nei meccanismi democratici di selezione delle classi dirigenti che sono propri della democrazia americana. E' un problema aperto su cui tutti dobbiamo confrontarci perché senza partiti realmente democratici non riusciremo ad avere una vera e moderna democrazia.

Lunedì, 5 maggio, 2008 - 18:19

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