diritto di famiglia

Divorzio all’italiana

di Alessandro Gerardi

Perché è urgente una riforma per conquistare il divorzio breve

Nel campo del diritto di famiglia, in Italia, viviamo un strano paradosso: siamo in una condizione di vuoto legislativo quanto più siamo in una situazione di inflazione normativa. La Costituzione italiana è diventata ormai un esempio di tante leggi costituzionali che si rincorrono una dietro l'altra, all'infinito; eppure, nonostante l'abbondante produzione normativa, nelle questioni attinenti la vita familiare scontiamo ancora degli enormi vuoti normativi (uno di questi riguarda, ad esempio, le scelte di vita comune che non sono ricompresse nel concetto di matrimonio, visto che ancora oggi, qui da noi, a differenza di quanto avviene un po' in tutti gli altri paesi europei, continua a mancare una legge che si occupi dei diritti e dei doveri delle coppie conviventi). Nonostante la legge n. 151 del 1975 che ha avuto il grande merito di laicizzare e secolarizzare molti istituti del diritto di famiglia, nel nostro Paese continuano ad esistere molte prepotenze legislative che fanno del modello giuridico della famiglia qualcosa di non conforme a ciò che avviene negli altri Paesi europei. Su questa materia, infatti, il legislatore, in nome di una idea tutta costruita di famiglia, contravviene costantemente al costituzionalismo vivente in Europa, il che porta inevitabilmente i Tribunali italiani a richiamarsi ad un malinteso concetto di "buon costume" in tema di matrimonio e convivenze more uxorio con ciò negando, ad esempio, riconoscimento e valore giuridico ai Pacs contratti dai cittadini italiani all'estero. Certo, sulle questioni attinenti alla separazione, al divorzio e alle convivenze di fatto sarebbe bello, come molti sostengono, de-regolamentare, ma questa deregolamentazione sarebbe possibile solo in un contesto sociale che non ha bisogno di leggi. La qual cosa non fa al caso nostro, visto e considerato che nel sistema giuridico italiano continuano a permanere valori religiosi che profondamente influenzano l'attività dell'interprete prima e del giudice poi. Non a caso la stessa Corte di Cassazione, nonostante la riforma del 1987 con cui si è favorito l'accesso all'istituto del divorzio (con la previsione di un minor periodo di separazione, a conferma del favor legislativo per l'istituto dello scioglimento civile) ha tentato, non molto tempo fa (la sentenza è la n. 4500 del 1998), di far rientrare dalla finestra della giurisprudenza il principio di indissolubilità del matrimonio uscito dalla porta della legge, dal momento che, si osservava da parte dei Supremi Giudici, "l'ordinamento italiano tende a garantire la stabilità del vincolo coniugale ed a sottrarlo alla volontà dei coniugi, essendo ricollegati i casi di divorzi a situazioni di impossibilità di mantenere in vita la comunione materiale e spirituale dei coniugi" (in pratica, secondo i Giudici di legittimità, il nostro ordinamento continuerebbe a privilegiare la tutela del vincolo nuziale in quanto tale rispetto al singolo individuo, proprio come imposto dalla tradizione del diritto canonico, giusta la natura sacramentale del matrimonio, come tale indisponibile dal fedele). Non solo, ma fino a sedici anni fa, ossia nel 1991, vi erano Giudici, come quello del Tribunale di Modena, che nella motivazione di una sentenza di separazione avevano la sfrontatezza di svolgere, nella chiosa finale, osservazioni del seguente tenore: "il matrimonio è istituto per definizione indissolubile, almeno finché permanga la "animale" necessità di mantenere, educare, istruire la prole: sembra infatti che questo tipo di uomo moderno, sia tanto disperato da assumere come singolo e come associato comportamenti di tale egolatria da non rispettare nemmeno le regole naturali proprie degli stessi "animali che sono in terra". Ebbene, in un contesto normativo e giurisprudenziale così desolante, come radicali restiamo convinti che compito del diritto sia quello di salvare le possibilità di scelta del singolo individuo, e ciò a prescindere da quelle che ciascuno di noi, in un dato momento, ritiene essere le soluzioni migliori o peggiori in campo affettivo e sentimentale. Il rispetto dei diritti fondamentali della persona, infatti, impone al legislatore di separare la moralità, astrattamente intesa, dalla concreta possibilità che qualcun altro possa scegliere. Salvare le possibilità, dunque, è il principale compito che il diritto deve essere capace di assolvere se non vuole tradire se stesso. Poi eventualmente si porrà il problema di come farlo, ché non tutti abbiamo le stesse idee su un dato argomento, per cui non ci resterà che negoziare, di volta in volta, su questa piuttosto che quella singola soluzione normativa (a volte però le norme frutto della negoziazione possono essere più "universalistiche" di altre). Pertanto, con l'obiettivo sicuramente ambizioso di superare le forme arroganti e prepotenti dell'attuale modello di famiglia italiota, noi della Lega Italiana per il Divorzio Breve, insieme all'Associazione Luca Coscioni e a Radicali Italiani e grazie all'aiuto del dott. Bruno de Filippis, abbiamo pensato, qualche mese fa, di istituire un Tavolo permanente per la Riforma del diritto di famiglia attraverso il quale elaborare un progetto globale capace di riscrivere da cima a fondo importanti istituti del nostro codice civile (non solo matrimonio, separazione, divorzio, coppie di fatto e coppie omosessuali, ma anche riforma delle successioni e delle adozioni, violenza in famiglia, parità tra uomo e donna e tra figli nati fuori e dentro il matrimonio, e, ancora, procreazione assistita, aborto e clonazione terapeutica). Il progetto è aperto al contributo e all'apporto di chiunque voglia dare la propria disponibilità a partecipare ai lavori; per intanto sarebbe già utilissimo iscriversi alle associazioni che hanno dato vita al progetto (iscriversi alla Lega Italiana per il Divorzio Breve è semplice, basta visitare il sito www.divorziobreve. com). Non è più tollerabile continuare a guardare con occhio distorto al gruppo familiare come gruppo omogeneo; proprio perché dobbiamo riuscire a pensare alla famiglia non come modello organicistico (modello tipicamente pre-ottocentesco) ma come luogo ove si realizzano e concretizzano i diritti del singolo individuo.

  @pprofondisci www.divorziobreve.com  

Venerdì, 4 gennaio, 2008 - 16:48

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