Del testamento bio e della dolce morte


Sommario: 
MANDO AL CONGRESSO QUESTO SCRITTO CHE NON SO SE CHIAMERE LETTERA CONFIDENZIALE OD INTERVENTO
Testo Intervento: 
Rifletto e ragiono sul dibattutissimo tema del testamento bio. Rifletto e ragiono guardando alla mia persona ed alla stima che ho maturato per essa. Mi accorgo che la manifestazione anticipata di volontà deve essere riferita non tanto al momento della perdita di coscienza attiva ma al segnale di fine partita che natura sa inviarti. La capacità di avvertire questo segnale appartiene ovviamente al singolo, che generalmente tende a rimuoverlo. E’ problema di cultura; cultura della morte. Non dobbiamo temerla, ma accettarla come il naturale atto finale della vita; è l’unico avvenimento di cui abbiamo la certezza; perché fingiamo di non essere stati avvertiti? Si fa sempre un gran parlare di leggi di natura, di comportamento del mondo animale. Nel mondo animale non si ha paura di morire, si ha pura di perdere la vita, che è cosa diversa. L’uomo ha perso la capacità di distinguere fra perdita della vita e morte naturale. L’uomo non vuole mai morire , comunque. Si è persino inventato la vita eterna e la resurrezione dei corpi. Cultura della morte è ritrovare la capacità di avvertire il segnale che natura ti manda, in mille modi, ed accettarlo. È processo culturale strettamente individuale, non generalizzabile ed assolutamente inviolabile.   Spero, mi auguro di trovare questa capacità di cogliere la voce della natura. In quel momento sarò io solo; nessuno è in grado di intervenire, nessuno può intromettersi in un dialogo rigorosamente individuale e che ha linguaggio sconosciuto a terzi, anche se intimi. E’ di ciò che si è fatta carico lo splendido disposto della carta costituzionale. Ma se il segnale arriva e natura non provvede che modi e che mezzi ho a disposizione?   Si apre la questione della dolce morte. Il giro di interruttore per spegnere non deve essere un atto di tragica violenza. L’interruzione di corrente è n atto d’amore. Amore per la mia persona, per il mio corpo, per quello che sono stato e che ho amato, per il rispetto che pretendo dagli altri ma soprattutto da me. Ed allora questa interruzione non può che essere dolce. Ma i mezzi a disposizione non li ho e devo chiedere aiuto: EUTANASIA – REATO. E se provassimo a cambiare parola e provare a pronunciare AUTOEUTANASIA? Valutiamo se non sia possibile cominciare a parlarne apertamente ed apertamente far conoscere i mezzi ed i modi della AUTOEUTANASIA, e gli indirizzi, i luoghi dove si può essere istruiti e consigliati.   Ovviamente ho diligentemente compilato i l testamento-bio che mi è stato inviato. Alla domanda se accetto che il mio corpo/cadavere possa essere utilizzato per scopi scientifici, ho risposto sì. Ma nel dire sì mi si sono aperti alcuni interrogativi. Sono ateo, penso al mio corpo, cui voglio molto bene e che mi ha dato molte soddisfazioni in questa lunga vita, che non ho per ora intenzione di abbandonare (non ho ancora avvertito il segnale), come ad un prezioso contenitore. Mi piace considerare la morte semplicemente come non vita. In una non vita io non ci sono più. Non esisto, non sono più nulla se non nella memoria di quello che ho fatto e di quelli che mi hanno conosciuto. Dopo morto divento solamente una memoria che non necessita più di quell’involucro che mi ha palesato in questo mondo. E’ così vero questo modo di considerare il mio corpocadavere che lo metto a disposizione della scienza e lo faccio cremare e disperdere in natura.  Sosteniamo che la condizione di coma irreversibile è di fatto morte della persona. La persona non c’è più, l’interruttore si è spento. Rimane un involucro (il corpocadavere) all’interno del quale artificiosamente si vuole continuare a far giocare delle cellule viventi.  Mi sono immaginato in quella situazione (è previsto nel testamento-bio). Io non ci sono più. Quelli che eventualmente hanno interesse a sperimentare il mantenimento artificioso del gioco cellulare non operano su di me, ma sul mio contenitore (che ho messo a disposizione della scienza). Il problema della idroalimentazione non mi riguarda. Potrebbe riguardare i miei parenti. Ho dato disposizione rigorosa, pena l’eredità, di considerarmi a tutti gli effetti defunto,avviare immediatamente le pratiche di interdizione ed abbandonarmi all’istituto sanitario. Ho la ferma convinzione che in assenza del dolore dei familiari o delle polemiche sullo staccare o meno ed in assenza di interesse scientifico,quello stato di coma irreversibile si conclude in pochi giorni.   Questo ho disposto, per sdrammatizzare e volgere al ridicolo l’ardore religioso dei nostri clericali ed i loro appelli alla appartenenza divina della vita qualora riescano nella bieca approvazione del testo del Senato. Mi piace l’idea di donare (eventualmente) ai quagliariello, ai sacconi, alle rocelle,alle binetti e company il mio corpo cadavere perché possano giocarci nei momenti di relax ed innalzare a Dio canti di grazia per avere difeso ad oltranza la vita di cui LUI è PADRONE ASSOLUTO ed INDISCUSSO.

6 commenti

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