Intervista doppia

Creazionismo vs darwinismo

di Giulia Innocenzi

Michael Behe, docente di biochimica alla Lehigh University in Pennsylvania, “sfida” Corbellini sulla teoria del disegno intelligente

Professor Behe, in un editoriale comparso sul New York Times, lei ha affermato che la teoria del disegno intelligente discute della possibilità che la mutazione casuale e la selezione naturale possano spiegare completamente la profonda struttura della vita.Non crede che sia un'affermazione lontana da una ipotesi scientifica? Behe: Non credo, perché le nostre conclusioni sul disegno intelligente non dipendono da alcune intuizioni, bensì dalla struttura fisica degli elementi. Per esempio, negli Stati Uniti vi sono delle montagne che sono state scolpite nelle immagini di quattro presidenti, e sono chiamate Mount Rushmore. Dalla struttura fisica delle montagne si nota che quelle sono state progettate e non modellate da forze casuali e naturali. Il mio argomento sul disegno intelligente è che fenomeni come questo esistono anche nelle cellule. Queste sono come delle piccole macchine fatte di molecole che agiscono come un computer, che in questo caso è il DNA. Noi crediamo che ogni volta che vediamo questi fenomeni, ci troviamo davanti a un disegno intelligente, che è essenzialmente un'idea scientifica.

Nell'ultimo libro del Professor Behe,The edge of evolution,i limiti della teoria darwiniana sono rintracciabili nella rarità che i cambiamenti molecolari simultanei avvengano.Questi sono necessari per passare da strutture cellulari semplici a strutture cellulari più complesse, cioè per permettere a una specie di evolversi. Science ha definito questa teoria "un salto in avanti da una circostanza rara a una impossibile".

Behe: Credo che le conclusioni cui arrivo sono basate sulla migliore evidenza a nostra disposizione. Nel libro parlo della malaria, che abbiamo studiato circa venti anni fa. L'organismo della malaria è un parassita e si espande in centinaia di miliardi di miliardi di parassiti ogni anno. Ma a tutt'oggi, quando analizziamo la resistenza del parassita ai farmaci contro la malaria, notiamo come questo sia stato in grado di produrre soltanto dei piccoli cambiamenti. Perciò, ragionando sul fatto di quanto sia difficile per un enorme numero di microrganismi costruire un nuovo sistema di malaria che sia in grado di resistere ai farmaci, è possibile constatare che l'evoluzione darwiniana non può fare gran che.

Corbellini: Behe ama utilizzare degli esempi che crede di potersi inventare e poi interpretare a suo piacimento. Andare a scegliere proprio il sistema malaria come caso in cui l'evoluzione darwiniana non potrebbe fare gran che è ridicolo, se non insultante per le migliaia di scienziati che studiano questa tragedia e i milioni di morti e malati che ne sono protagonisti. La malaria è la malattia che più di altre dimostra l'azione della selezione naturale sulla costituzione genetica delle popolazioni umane (da dove vengono quelle condizioni ereditarie come la talassemia o la falcemia che sono più diffuse in zone malariche in quanto proteggono contro il parassita?) e proprio lo sviluppo della resistenza ai farmaci da parte dei parassiti malarici si spiega come risultato della mutazione e selezione di un numero ristretto di geni (non è che tutti i geni del parassita intervengono in ogni situazione; l'ha studiata la genetica Behe?)

Il processo Kitzmiller contro l'area distrettuale della scuola di Dover rappresenta il tentativo, poi fallito,di rendere obbligatorio l'insegnamento della teoria del disegno intelligente nella scuola pubblica. Proprio in quella occasione,la difesa del disegno intelligente disse che al fine di considerare questa teoria come scientifica, le basi su cui poggia la scienza devono allargarsi per includere anche le forze soprannaturali. L'ipotesi non è contraria all'essenza stessa della scienza?

Behe: Innanzitutto, la sentenza Kitzimiller non richiedeva che la teoria del disegno intelligente fosse insegnata nelle classi, ma chiedeva soltanto che venisse letta una dichiarazione che informasse sulla possibilità di consultare un libro in biblioteca riguardo queste questioni. Inoltre, credo che ciò che costituisce le basi su cui poggia la scienza sia aperto a un dibattito. Non c'è alcun libro che fa una lista di quali siano le basi della scienza. Così, le persone del campo darwiniano fanno le regole man mano che vanno avanti, che cercano di escludere cose come il disegno intelligente. Nella storia della scienza, però, domande su cosa costituisce la scienza sono state abbastanza frequenti. Per esempio, nella seconda metà del XX secolo, quando la teoria del Big Bang fu inizialmente proposta, una parte degli scienziati la riteneva contraria ai principi scientifici, perché la scienza richiedeva un universo eterno, e il fatto che l'universo avesse un inizio, li colpì, perché avrebbe potuto portare a una spiegazione religiosa, che non volevano. Perciò, non ritengo che la teoria del disegno intelligente vada contro le basi della scienza, perché non penso che la scienza sia legata a regole prestabilite, ma va dove essa è guidata.

Corbellini: L'ipotesi del disegno intelligente non è né contraria né favorevole alle basi della scienza. Semplicemente non è scientifica, come ha spiegato persino un giudice (repubblicano e religioso!). Perché? Perché non è formulata in modo da poter essere confutata, ovvero non consente alcun tipo di predizione che possa essere dimostrata attraverso osservazioni controllate ed esperimenti. Peraltro, i fautori del disegno intelligente non sono altro che creazionisti camuffati. Uno dei libri che hanno lanciato il movimento, Of Pandas and People, cambiò tutti i richiami al "creazionismo" in "disegno intelligente". Questo fatto è stato accolto dal tribunale che ha emesso la sentenza, sulla base della testimonianza di una storica della scienza, Barbara Forrest, la quale appunto ha scritto un libro dove dimostra che non esiste alcuna differenza fra creazionismo e dottrina del disegno intelligente. I creazionisti utilizzano questo trucco terminologico per insinuarsi con argomenti e pressioni di natura politica e religiosa. L'insegnamento di tali teorie nelle scuole non ha senso nelle classi scientifiche. In realtà, esse meriterebbero certamente di essere discusse sulla base di analisi logico-filosofiche della loro struttura argomentativa per fare comprendere agli studenti che appunto sono soltanto delle favole.

Ben il 54% degli americani non crede che gli essere umani siano evoluti da una specie precedente, mentre soltanto 700 su 480.000 scienziati sono della stessa opinione.Crede che ci sia una mancanza di comunicazione fra i due?

Behe: Non credo. Tutti gli americani imparano biologia a scuola. Semplicemente, molte persone trovano le spiegazioni date dagli scienziati non convincenti. Inoltre, vi sono molte comunità protestanti negli Stati Uniti che hanno obiezioni religiose rispetto alla teoria dell'origine comune. Perciò, fanno valere le loro ragioni religiose contro quelle scientifiche e decidono, così, di credere alle loro idee religiose. Devo aggiungere che io stesso credo che gli esseri umani discendano da forme primitive di qualche vita animale, semplicemente non credo che il processo in questione sia stato casuale. Credo che sia stato o diretto o pianificato. Così, la teoria del disegno intelligente non è uguale al creazionismo, per niente. Un fautore del disegno intelligente può credere all'origine comune e all'età della terra, che si aggirerebbe intorno ai miliardi di anni, secondo i fisici. La differenza critica risiede nella questione se il processo che ha prodotto la vita è stato casuale o pianificato appositamente.

Corbellini: Credo la divergenza dipenda dal credo di alcuni individui. Il problema, però, è che quando si ha a che fare con le teorie scientifiche, non si tratta di credere, ma di elaborare delle ipotesi, che devono essere messe a confronto della prova. A me non sorprende che una gran parte di cittadini americani, e probabilmente anche di italiani, abbiano certe credenze, perché le nostre funzioni cognitive si sono sviluppate per garantire la sopravvivenza ai nostri antenati nella savana del Pleistocene, non per consentire loro di pensare scientificamente o avere più successo ne licei e nelle università che sarebbero state create alcune centinaia di migliaia di anni dopo. Soltanto da poche centinaia di anni gli scienziati ci hanno insegnato a elaborare e costruire su queste credenze delle visioni del mondo più coerenti. Pertanto, credo che la divergenza dipenda da un problema psicologico, politico e sociale, non di certo scientifico.

Professor Corbellini, in epoca recente anche l'Europa ha risentito delle influenze del creazionismo. In Turchia soltanto il 25% della popolazione crede nell'evoluzionismo; in Italia Berlusconi minacciò di ritirare lo studio dell'evoluzionismo dalle scuole medie. In Polonia, infine, il sottosegretario all'Istruzione dichiarò nel 2006 che l'evoluzionismo "è una delle tante bugie insegnate nella scuola pubblica".Vede il rischio di un'ondata anti-evoluzionismo in Europa? Corbellini: Vi sono alcuni politici che, forzando i principi fondamentali delle società liberali ovvero confondendo le credenze personali o le tradizioni culturali con le spiegazioni scientifiche, vorrebbero insegnare il creazionismo a scuola. In questo quadro, è soprattutto la Chiesa cattolica a rappresentare un'incognita nei confronti dell'evoluzione. Perché l'integralismo islamico si è da tempo schierato contro il darwinismo e le sue implicazioni per quanto riguarda il ruolo di Dio nel mondo. L'avversione crescente della Chiesa nei riguardi della teoria darwiniana, rintracciabile anche in un intervento del cardinale Schoenborg sul New York Times, è ben evidente anche nell'ultimo libro di Benedetto XVI, frutto di un seminario a Castelgandolfo e pubblicato in Austria, e che fra qualche mese sarà nelle librerie italiane. Una campagna religiosa contro l'evoluzione è paradossalmente meno pericolosa negli Stati Uniti, dove la comunità scientifica è molto forte e capace di esercitare un'importante pressione politica sul governo, che non vuole di certo mettere in discussione il primato scientifico degli USA davanti alla comunità internazionale. In Italia, dove non c'è alcun primato scientifico da difendere, la comunità scientifica potrebbe non essere pronta a fronteggiare un attacco da parte della Chiesa. La dimostrazione di ciò si è avuta con l'approvazione della Legge 40 e l'esito della campagna referendaria del 2005.

Lunedì, 10 settembre, 2007 - 19:34

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