Convenzione onu sulla disabilità: luci e ombre del primo trattato sui diritti umani del III millennio

di Urbano Stenta

L'80% dei 650 milioni di disabili nel mondo vive nei Paesi in via di sviluppo

Nel 1987 l'Italia presentò una proposta di risoluzione, all'Assemblea Generale dell' ONU, per attivare l'iniziativa della discussione sulla Convenzione sulla disabilità. altrettanto ha fatto la Svezia nell'89; ma entrambe queste iniziative si sono rivelate prive della forza necessaria per raggiungere un qualche scopo. nel 2001 il Messico, nella persona del suo presidente Fox, fortemente spalleggiato dagli Stati Uniti, ha presentato una proposta di risoluzione che è stata accolta con un'ampia maggioranza. In tale risoluzione si prevedeva la costituzione del Comitato Speciale che discutesse, elaborasse, superando divergenze e differenze di opinione, la convezione internazionale per la difesa e la salvaguardia dei diritti delle persone con disabilità. Questo è l'ampio titolo che la Convenzione ha mantenuto. I lavori del Comitato Speciale si sono articolati in otto sessioni, ognuna di due settimane. Il lavoro ha impegnato cinque anni, dal 2002 al 2006. E' iniziato il 29 luglio 2002 ed è terminato il 25 agosto 2006. Dopo le prime due sessioni (2002-2003) si è deciso di affidare a un gruppo di lavoro di 39 membri la redazione di una bozza, che è stata elaborata nel gennaio 2004. Da questo anno si sono avute due sessioni ogni anno. La bozza è stata valutata e integrata con moltissime modificazioni. Infine nell'autunno 2005 il secondo presidente del Comitato Speciale, l'ambasciatore neozelandese McKay, ha prodotto una seconda bozza, quale sistematizzazione dei risultati dei lavori delle quattro sessioni precedenti (2004-2005). questa seconda bozza, ulteriormente ampliata e modificata (era di 33 articoli, mentre la Convenzione è di 50 articoli più un protocollo opzionale) è stata approvata dal Comitato Speciale il 25 agosto 2006, riveduta formalmente durante l'autunno ed approvata dall'assemblea generale il 13 dicembre 2006. La firma della Convenzione è stata aperta il 30 marzo 2007, giorno in cui 82 Paesi, tra i quali l'Italia, l'hanno sottoscritta. Si tratta di un passo fondamentale che permetterà ai disabili di tutto il mondo di rivendicare i propri diritti di fronte ai loro governi,sulla base di un documento approvato da 187 Paesi su 187, tanti erano presenti alla riunione del Comitato Speciale del 25 agosto 2006. Si tratta di un risultato storico, anche se usare questo termine è diventato tanto frequente, che probabilmente sarebbe meglio scomodarne un altro; ma, per il momento, preferisco utilizzare questo. Si tratta di un documento ampio, che ha come base il riconoscimento della disabilità, non già come fenomeno sanitario, ma come situazione di esclusione sociale. Pertanto vengono indicati i sistemi e le metodiche necessari per eliminare questa situazione attraverso l'educazione, il lavoro, l'eliminazione delle discriminazioni, la partecipazione alla vita sociale, culturale, politica, sportiva, e quante altre forme di socializzazione sono prevedibili. Mezzi per ottenere questi sono l'accessibilità, le pari opportunità, l'eguaglianza in tutti i campi, la necessità di statistiche credibili e scientificamente valide, una chiara definizione di ciò che sono la disabilità e la persona con disabilità. Per raggiungere questi risultati, ovviamente, è prevista anche la salvaguardia di diritti quali quello alla formazione di una propria famiglia, alla sanità e alla riabilitazione, all'eguaglianza davanti alla legge, tema al quale vengono dedicati ben 6 articoli. Mezzo indispensabile per lo sviluppo e l'attuazione di questa Convenzione è la cooperazione internazionale, considerata non come una possibilità aggiuntiva di intervento, ma come il volano, senza il quale la Convenzione non partirà mai. Non dimentichiamo che l'80% dei 650 milioni di disabili nel mondo, vive nei Paesi in via di sviluppo, né che il rapporto tra sviluppo e disabilità è inversamente proporzionale: laddove maggiore è lo sviluppo, minore è l'incidenza della disabilità, e viceversa. Appare pertanto questo un documento di ampio respiro, compatto, coerente, forte e di altissimo livello, sia scientifico che politico. Il nostro Paese vede in esso rispecchiato il proprio modo di concepire e di rapportarsi con la disabilità. Alcune delle nostre leggi sulla inclusione scolastica, sulla inclusione lavorativa, sull'accessibilità sembrano essere state trasposte nella Convenzione. Il nostro Paese, nella legge di ratifica, non dovrà fare se non scarsi e marginali modifiche alla propria legislazione. Ciò è dovuto al lavoro intenso, oscuro ma efficace della delegazione italiana al Comitato Speciale. Essa, malgrado i vincoli cui l'ha sottoposta la partecipazione all'Unione Europea e la conseguente necessità di posizioni condivise con gli altri Paesi, è riuscita, facendo conoscere le nostre principali leggi ed orientamenti, ad avviare l'opinione della massima parte dei Paesi presenti verso la posizione italiana, basata sul concetto di integrazione globale. Purtroppo la necessità, non condivisa da chi scrive, di chiudere entro il 2006 i lavori del Comitato Speciale, ha portato nell'ultima sessione ad accogliere delle proposte che hanno indebolito la Convenzione stessa. in particolare, in materia di monitoraggio è stato previsto un protocollo opzionale, che il 30 marzo soltanto 44 Paesi su 82 hanno sottoscritto. la mancata sottoscrizione di tale protocollo elimina completamente la possibilità di monitoraggio dello stato di attuazione della Convenzione, nei Paesi che non siano sottoscrittori del protocollo. Ed anche per quelli che lo hanno accolto vi è una limitazione sostanziale: esso infatti non prevede la possibilità di indagini sul territorio dei vari Paesi, limitandosi esclusivamente, da parte del comitato di monitoraggio, ad accogliere segnalazioni, a chiedere notizie ai governi ed a raccoglierle, senza la possibilità di verificarne l'attendibilità. Si tratta della prima Convenzione che ha siffatte limitazioni e non è un bello augurio per i futuri documenti internazionali. Tuttavia, per chiudere con una nota di ottimismo, molti Paesi, primo fra essi l'Italia, autorizzeranno il Comitato di monitoraggio ad effettuare visite di controllo sul proprio territorio. Si tratta, come è evidente, di forzare la lettera della Convenzione, aprendola ad attività non previste ma espresse volontariamente da alcuni Paesi. Possiamo sperare che alla lunga la nostra opinione faccia proseliti, che un ampio numero di Paesi accetti questa posizione e che, quando la Convenzione sarà rivenuta, si possano eliminare le storture sopra descritte.

Martedì, 15 maggio, 2007 - 16:11

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