Contro la politica che esclude i diritti civili

di Gianfranco Spadaccia

Il tacito accordo tra le coalizioni esclude l'inserimento dei temi eticamente sensibili nei programmi. Anche il network di Capezzone non si immischia nel ghetto dei diritti civili

Dopo l'indedita alleanza fra DC e il PCI sull'art 7, i partiti laici subirono una alleanza subordinata alla politica clerico-moderata della DC

Per noi costruire l'alternativa a questi equilibri di regime significa consolidare le nostre posizioni, renderle visibili, farle crescere con il confronto

C'è un patto non scritto alla base degli equilibri politici su cui si reggono le due coalizioni sia di centro- destra sia di centro-sinistra. Questa tacita intesa prevede che i temi impropriamente e pudicamente chiamati "eticamente sensibili" debbano essere categoricamente esclusi dai programmi e dalle scelte di governo, non debbano mai giungere al voto del Parlamento e, possibilmente, debbano essere bloccati prima di giungere al momento del confronto politico e della iscrizione nella stessa agenda parlamentare. Naturalmente sarebbe impossibile escludere totalmente dalle coalizioni coloro che non condividono la supina accettazione dei diktat cosiddetti etici della Chiesa cattolica (singolarmente coincidenti con quelli di altri fondamentalismi religiosi) perché comporterebbe uno scollamento con parti consistenti dei rispettivi elettorati, assai più estese di quanto i gruppi dirigenti non amino pensare. Così nel centro destra vengono tollerate minoranze laiche e liberali e nel centro-sinistra si è consapevoli che non solo alcuni partiti della sinistra, ma parti significative del nascente partito democratico non condividono questa politica di subordinazione in tema di laicità dello Stato, di libertà religiosa (dei cittadini non solo delle Chiese), di espansione dei diritti e delle libertà civili. Proprio per questo tuttavia non è sufficiente creare una cintura di sicurezza intorno ai temi "eticamente sensibili", ma diventa necessario isolare, espellere, rendere inoffensivo il soggetto politico che storicamente non si è accontentato di rivendicare quelle posizioni con proclamazioni ideali e di principio ma ha preteso di trasformarle in obiettivi politici e legislativi e li ha perseguiti non solo con la politica delle alleanze e del confronto politico parlamentare, ma anche con le armi della nonviolenza, della disubbidienza civile, dei referendum: non solo naturalmente il movimento Radicali Italiani ma l'insieme della organizzazione radicale di cui fanno parte anche associazioni transapartitiche (Partito radicale transnazionale nonviolento, Associazione Coscioni, Nessuno tocchi Caino, Non c'è pace senza Giustizia oggi come ieri la Lega Italiana per il Divorzio, il CISA, la Lega italiana per il Concordato, il Fuori, il Movimento di Liberazione della Donna, la Lega per l'Obiezione di Coscienza): associazioni politicamente composite ma che trovano nell'ancoraggio all'organizzazione radicale la forza e l'autonomia sufficiente per perseguire con realismo ma anche con intransigenza i loro obiettivi associativi. L'Associazione Luca Coscioni non è un elemento collaterale, non è un osservatore esterno ma rappresenta un obiettivo nevralgico di questa politica proprio per i temi e gli obiettivi che costituiscono la sua ragione sociale (libertà di ricerca, diritti civili, libertà di autodeterminazione dell'individuo nei trattamenti di fine vita) e che l'- hanno portata a contrastare direttamente le opposte posizioni dei vertici della Chiesa cattolica. Si può sostenere che non c'è nulla di nuovo sotto il sole, che nell'immediato dopoguerra, dopo l'inedita alleanza fra la DC e il PCI sull'art.7, i partiti laici furono costretti a subire nelle coalizioni centriste una alleanza subordinata alla politica clerico-moderata della DC, che escludeva la possibilità di rimettere in discussione la politica concordataria e di proporre e promuovere qualsiasi politica dei diritti civili. Allora tuttavia quella subordinazione era giustificata dal pericolo comunista (esistente) e dalla necessità di realizzare la ricostruzione dopo la guerra e di portare a compimento una politica di alleanze che inserisse stabilmente il nostro paese nell'Occidente democratico e nella Comunità europea e una politica economica di sviluppo e di riforme sociali che ebbe nella liberalizzazione degli scambi, nella riforma agraria e nel miracolo economico i suoi più tangibili risultati. Oggi invece ogni politica di riforma sembra destinata a venire bloccata (ieri con il centro destra e oggi con il centro sinistra) dalle divisioni interne alle maggioranze, dalle resistenze conservatrici e corporative, dalle rivolte localistiche. Sicchè palesemente non regge la giustificazione secondo la quale il sacrificio dei temi laici ed "eticamente sensibili" sarebbe necessario per portare avanti una politica di riforme economiche e sociali perchè al blocco della politica laica e dei diritti civili corrisponde il blocco di ogni altra politica riformatrice. Conosciamo bene dunque la fragilità, la debolezza, la contraddittorietà dell'attuale governo e della attuale maggioranza, di cui abbiamo scelto di far parte nel momento della costituzione della Rosa nel pugno, ma sappiamo anche non è sufficiente mettere in crisi questa maggioranza e far cadere questo governo per creare i presupposti di una alternativa. Le alternative non si costruiscono con la fretta di sfasciare l'esistente, non si costruiscono con piccole manovre tattiche che possono spianare la strada solo a nuove avventure populistiche che non avrebbero nulla di liberale e nelle quali le posizioni laiche sarebbero definitivamente schiacciate. Per noi costruire l'alternativa a questi equilibri di regime significa consolidare le nostre posizioni, renderle visibili, farle crescere con il confronto, il dialogo, la lotta politica. Per queste ragioni l'Associazione Coscioni non può essere - io credo - né neutrale né indifferente rispetto alle iniziative di Capezzone e al suo network Decidere. net. Certo, è singolare il fatto che nei 13 punti, sui quali il network capezzoniano chiama il paese a "decidere" non ce ne sia uno, uno solo tra i tanti sui quali la nostra associazione è impegnata, a volte drammaticamente impegnata. Tuttavia anche questa singolarità sarebbe comprensibile, se il nuovo movimento fosse nato, come è avvenuto per la nostra associazione, che nacque all'interno dell'area radicale, su proposta di Luca Coscioni, per costruire una aggregazione intorno alla grande questione della libertà di ricerca. L'Associazione Coscioni non si occupa di riforma dell'economia e del Welfare. Non avremmo nulla da dire se, anche con una forte caratterizzazione automa, nascesse su questi temi una nuova associazione dell'area radicale. Potremmo essere d'accordo o in disaccordo, parziale o totale. Ma sarebbe una dialettica legittima e viva. Non è tuttavia così. L'associazione di Capezzone, il c.d. network nasce, al di fuori e contro l'area radicale per "superare gli attuali partiti ed anche il partito radicale". L'assenza di ogni riferimento alla libertà di ricerca, all'antiproibizionismo, al testamento biologico, alle altre questioni di libertà che sono anche le grandi questioni sciali del nostro tempo, non costituisce dunque una divisione di compiti ma una scelta politica precisa che identifica l'alternativa con le sole politiche economiche. Si spiega allora la presa di distanza il 12 maggio dalla manifestazione dell'orgoglio laico, la critica rivolta con sufficienza alla contrapposizione delle due piazze, simbolo di una contrapposizione superata fra clericali e anticlericali, davvero sorprendente da parte di chi aveva condotto la campagna elettorale all'insegna della necessità di superare il concordato. Si spiega così l'accusa rivolta ai Radicali Italiani e a maggior ragione, dobbiamo ritenere, all'Associazione Coscioni di essersi fatti rinchiudere nel "ghetto dei diritti civili". Non ci sentivamo in un ghetto quando abbiamo lottato a fianco di Luca o quando abbiamo accompagnato Piergiorgio Welby al suo ultimo appuntamento. Non ci sentiamo in un ghetto quando in condizioni certo difficili conduciamo le nostre lotte. Ci sentivamo e ci sentiamo in sintonia con la sensibilità civile e anche con la sensibilità religiosa di gran parte del paese. Ma certo proprio per questo i nostri avversari possono desiderare di chiuderci in un ghetto. Forse ci riusciranno. Forse, come è avvenuto altre volte in passato, riusciremo noi ad impedirglielo. Purtroppo Capezzone ha deciso di dar loro una mano.

Lunedì, 30 luglio, 2007 - 17:49

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