Confronto col prof. D’Agostino

di Presidente onorario del Comitato Nazionale di Bioetica

Il testamento biologico? Per il Prof. D’Agostino è cosa buona e giusta introdurre una legge che ammetta la possibilità di esprimere direttive anticipate sulle scelte di fine vita, ma a condizione “che il medico, destinatario delle dichiarazioni anticipate, pur avendo il dovere di tenerle in adeguata e seria considerazione, non venga mai dalla legge vincolato alla loro osservanza” (Avvenire, 6 aprile 2007). Il testamento biologico come “esercizio di stile” del paziente dunque. Per il Presidente onorario del Comitato Nazionale di Bioetica, editorialista del quotidiano della CEI, è “naturale” l’irrigidimento della chiesa in materia, visto che “negli otto disegni di legge depositati in Parlamento, infatti, ci sono delle fughe in avanti rispetto al documento che avevamo approvato noi. Fughe, sinceramente, non previste”. Tra i punti caldi, D’Agostino ne individua tre in particolare: “Il primo: la figura del medico in molti disegni di legge viene vincolata a rispettare la volontà del paziente in modo quasi meccanico, il che è gravissimo perché umilia la deontologia professionale. Il secondo e più problematico: si vuole far rientrare l'alimentazione e l'idratazione tra le cure mediche e quindi sindacabili da parte del paziente. E l'ultima faccenda è che oramai sempre più spesso sono intrecciate le questioni legate al caso Welby a quelle del testamento biologico. E per me è chiaro che c'è un tentativo mediatico di confondere le idee perché, anche se ci fosse stato il testamento biologico, non avrebbe aiutato Welby. Purtroppo anche Ignazio Marino è cascato in questa trappola” (intervista al Corriere della Sera, 5 aprile 2007). A queste esternazioni ha risposto Ignazio Marino con una lettera inviata allo stesso quotidiano di Via Solferino.

Lunedì, 14 maggio, 2007 - 16:25

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