Sepoltura dei feti, Maria Antonietta Farina Coscioni: una vergognosa speculazione e una inaccettabile violenza. Dopo la Lombardia formigoniana, Caserta. Sempre la stessa organizzazione clericale con il denaro del contribuente e contro le donne


28/07/2011
Maria Antonietta Farina Coscioni

Dichiarazione di Maria Antonietta Farina Coscioni deputata radicale e co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni

Apripista è stata la regione Lombardia di Formigoni, che ha varato provvedimenti che vanno ben oltre le sue competenze disponendo la sepoltura dei feti come fossero esseri umani e mettendo in essere una vergognosa speculazione; vicenda che ho debitamente denunciato anche attraverso una interrogazione parlamentare, chiedendo a Governo e ministri competenti di prendere provvedimenti che hanno – e non è una novità – disatteso.
Ora è la volta dell’azienda ospedaliera S.Anna e S.Sebastiano di Caserta: ha siglato un analogo protocollo con la stessa associazione, “Difendere la vita con Maria”, “protagonista” del protocollo siglato con la regione Lombardia e il comune di Cremona. Con il denaro del contribuente questa organizzazione, contando sulla complicità di politici compiacenti, si vogliono creare le condizioni per colpevolizzare le donne che hanno scelto di fare ricorso all’aborto. Tutto ciò accade in violazione della privacy e della legge 194. Sono provvedimenti in clamoroso conflitto con la normativa nazionale vigente, e – soprattutto – un’inaccettabile violenza nei confronti delle donne. Il presidente della regione Campania, il socialista Caldoro si uniformerà al modo di “sentire” del ciellino Formigoni?
E’ una situazione che ho già denunciato in passato con una interrogazione urgente e che torno a denunciare oggi a livello parlamentare e in tutte le sedi politiche possibili. Sollecito il governo e i ministri a prendere, finalmente, una posizione e ad assumere iniziative perché abbiano fine questi clamorosi conflitti tra normativa nazionale e legislazione regionale”.

© 2011 Associazione Luca Coscioni. Tutti i diritti riservati

Giovedì, 28 luglio, 2011 - 15:51

24 commenti

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No, caro alloimen, qui si tratta di voler imporre alle strutture pubbliche di tacere agli utenti ciò che riguarda i loro diritti, nella fattispecie quello di seppellire i bambini abortiti. E già questo è molto grave da un punto di vista laico. Poi, non informando i cittadini sui loro diritti, si limita loro la libertà di scelta, e questo, sempre laicamente. è ancora più grave. Poi in tutto questo la Chiesa non c'entra nulla, sono considerazioni laiche. Ma, quand'anche qualcuno manifestasse le proprie idee perché appartiene alla Chiesa, io, da laico, e sempre laicamenmte, credo che abbia il diritto di farlo. Tentare, come fate voi, di evitare certe scelte (come quella di seppellire i bimbi abortiti o quella di rinunciare all'aborto) è una procedura da dittatori. Perché non cercate voi, invece, di convincere la gente che l'aborto sia una cosa buona, anziché mettere il bavaglio a chi manifesta posizioni diverse dalle vostre? Forse avete paura che le mamme riflettano un po’ su tutta la situazione e venga loro il sospetto o, magari, si convincano (orrore!!, per voi) dell’umanità di quello che c’è nel loro grembo? E poi, dove sarebbe questa imposizione anche alle dissenzienti? Se per loro il bimbo abortito è solo spazzatura, che gliene frega di cosa poi ne fa il comune o l’ASL? I quali non hanno, forse, il diritto di smaltire quei resti nel modo da loro ritenuto più opportuno? E se si accettasse l’idea dell’obbligatorietà di distruggere i resti di quelle creature solo tramite l’inceneritore, non sarebbe comunque una strumentalizzazione ideologica?

La solita arroganza

La solita arroganza chiesastica che si avvale di politici genuflessi e tutto meno che cristiani per imporre con la legge autoritaria dello stato ciò che evidentemente non si ha l'autorevolezza di far vincere come idea. Qui non si tratta di vietare alle madri abortenti di seppellire il loro feto: se lo vogliono, possono farlo. Qui si vuole, al contrario, imporre di farlo anche alle dissenzienti. E con l'aggravante di strumentalizzare i feti e le difficoltà delle madri. Vergogna!

On. Farina, io sono una

On. Farina, io sono una donna, e trovo che sia giustissimo dare la possibilità alle donne di poter seppellire il proprio FIGLIO (cioè essere umano come Lei e come me). Questo, invece che nuocere ad una donna che ha fatto l’aborto, le dà in qualche modo una forma di conforto che l’aiuta a superare il suo dolore. Perché quando una donna abortisce, lo dite pure voi, è un dramma. Trovo che sia poco democratico imporre la vostra volontà a chi invece vuole compiere questo semplice atto di umanità. Distinti saluti. Serafina Tavella

Serafina, certamente ai

Serafina, certamente ai genitori che lo richiedono, che lo desiderano fare tramite sepoltura o cremazione. Lei forse non sa bene cosa sta accadendo. SI STA IMPONENDO SEPOLTURA ANCHE PER I CASI IN CUI LA RICHIESTA NON VENGA AVANZATA DA ALCUNO. CIOE CONTRO LA VOLONTA DELLA DONNA E/O DEI GENITORI. La invito a leggere l'interrogazione sul caso Lombardia e successivamente sul caso Campania. La ringrazio comunque per l'attenzione che pone al lavoro dell' Associazione che porta il nome di Luca, Luca Coscioni. saluti maria antonietta farina coscioni

Illustre On. Farina, visto

Illustre On. Farina, visto che Lei non mi fornisce gli estremi delle norme che vietano il seppellimento dei feti abortiti, mi permetto di fornirLe io il testo delle norme che, quanto meno, lo permettono. «Per la sepoltura dei prodotti abortivi di presunta età di gestazione dalle 20 alle 28 settimane complete e dei feti che abbiano presumibilmente compiuto 28 settimane di età intrauterina e che all'ufficiale di stato civile non siano stati dichiarati come nati morti, i permessi di trasporto e di seppellimento sono rilasciati dall'unità sanitaria locale. A richiesta dei genitori, nel cimitero possono essere raccolti con la stessa procedura anche prodotti del concepimento di presunta età inferiore alle 20 settimane. Nei casi previsti dai commi 2 e 3, i parenti o chi per essi sono tenuti a presentare, entro 24 ore dall'espulsione od estrazione del feto, domanda di seppellimento alla unità sanitaria locale accompagnata da certificato medico che indichi la presunta età di gestazione ed il peso del feto» (D.P.R. 10/09/1990 n. 285, art. 7, commi 2,3,4). Come vede, dunque, non solo le norme vigenti non sono in contrasto con il seppellimento dei feti abortiti, ma addirittura ne sanciscono il diritto, se i genitori scelgono di usufruirne. Non vedo, perciò, nulla di male se le strutture ospedaliere forniscono agli utenti informazioni sui diritti loro spettanti, e se il Presidente della Regione Campania si uniforma non già «al modo di “sentire” del ciellino Formigoni» (che, peraltro, ciellino o no, è stato eletto democraticamente Presidente della Regione Lombardia, e per la quarta volta), ma alle leggi dello Stato. Non mi sembra che ci sia nulla di male, altresì, se il seppellimento avviene a spese dell’ASL, nel caso la Regione adotti apposito atto in tal senso, non esistendo espliciti divieti, e tenuto conto che, inoltre, si risparmiano le spese relative allo smaltimento come rifiuti speciali. E questo, per inciso, indipendente dal fatto che i feti siano esseri umani, oppure (come Lei dà arbitrariamente per scontato, come se fosse un dogma di fede) non lo siano. Per quanto ne so, poi, nemmeno la legge 194 contiene alcun divieto al seppellimento dei feti abortiti né al finanziamento pubblico di tale procedura. Né, credo, si realizzi alcuna violazione della privacy, in quanto se i genitori scelgono di avvalersi di questo diritto accettano implicitamente di rendere nota in pubblico la loro identità; se invece la sepoltura avviene d’ufficio, credo che nessun elemento che permetta di risalire all’identità della madre venga reso pubblico dalle autorità sanitarie. Lei, ovviamente, ha tutto il diritto di leggere l’evento in chiave femminista, e quindi nel senso di «colpevolizzare le donne che hanno scelto di fare ricorso all’aborto»; ma una cosa sono le interpretazioni femministe, altra cosa è la realtà. Distinti saluti. Domenico Ferro

Per il momento si legga (ma

Per il momento si legga (ma solo attentamente) l'interrogazione che segue di più di un anno fa e che riguarda quanto Formigoni ha fatto nella sua regione e il conseguente caso "Cremona", modificando le procedure inerenti la richiesta di trattamento dei prodotti del concepimento di presunta età inferiore alle 20 settimane... Poi se vorrà le invierò anche una seconda interrogazione che riguarda il caso recente di Caserta. Saluti Maria Antonietta Farina Coscioni Interrogazione a risposta in Commissione 5-02897 presentata da MARIA ANTONIETTA FARINA COSCIONI giovedì 13 maggio 2010, seduta n.321 Al Ministro della salute, al Ministro della giustizia, al Ministro per i rapporti con le regioni. - Per sapere - premesso che: le norme contenute nell'articolo 7, comma 3 e 4, del decreto del Presidente della Repubblica del 10 settembre 1990, n. 285, dispongono che: a richiesta dei genitori, nel cimitero possono essere raccolti con la stessa procedura anche prodotti del concepimento di presunta età inferiore alle 20 settimane; nei casi previsti dai commi 2 e 3, i parenti o chi per essi sono tenuti a presentare, entro 24 ore dall'espulsione od estrazione del feto, domanda di seppellimento all'Unità sanitaria locale accompagnata da certificato medico che indichi la presunta età di gestazione ed il peso del feto; che in data 6 febbraio 2007 il consiglio regionale della Lombardia ha approvato alcune variazioni al «Regolamento in materia di attività funebri e cimiteriali» del 9 novembre 2004 n. 6, tra l'altro modificando le procedure inerenti la richiesta di trattamento dei prodotti del concepimento di presunta età inferiore alle 20 settimane, da parte dei genitori che lo desiderano, tramite sepoltura o cremazione; contestualmente, è stato previsto lo stesso trattamento anche per i casi in cui la richiesta non venga avanzata da alcuno: in questo caso si dà carico all'ASL, all'azienda ospedaliera e al comune, che sono tenuti a trattare i prodotti abortivi e i feti in analogia alle parti anatomiche riconoscibili (arti amputati o parti di essi) e quindi cremate o sepolte nelle apposite aree cimiteriali, anziché essere smaltite come «rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo» ai sensi dell'articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica n. 254 del 2003; l'utenza degli ospedali in Lombardia, come su tutto il territorio nazionale italiano, è plurale e composita, sotto ogni punto di vista, com'è l'attuale popolazione del nostro territorio; dal febbraio 2007 ad oggi, le donne che hanno interrotto spontaneamente o volontariamente la gravidanza sono state tutte regolarmente informate della possibilità attraverso le procedure del consenso informato; dopo essere state regolarmente informate, solo un'esigua percentuale di donne che hanno interrotto spontaneamente o volontariamente la gravidanza ha fatto richiesta di provvedere in proprio al seppellimento del prodotto abortivo/feto, mentre la quasi totalità ha scelto di lasciare il compito alle aziende ospedaliere e ai comuni; dal febbraio 2007 il seppellimento dei prodotti abortivi e dei feti è stato regolarmente svolto in ottemperanza alle normative regionali e a quella nazionale, e nel pieno rispetto della laicità del suo ruolo di istituzione garante dei diritti di ogni cittadino indipendentemente dall'etnia, dal credo religioso e dalle convinzioni etiche; venuti a conoscenza a mezzo stampa che l'amministrazione comunale di Cremona avrebbe stipulato una convenzione con l'Associazione «Difendere la vita con Maria»; che detta convenzione prevedrebbe l'affidamento a quest'ultima della gestione dei feti abortiti di cui non sia stata fatta richiesta di seppellimento; il citato accordo, a quanto riporta la stampa, prevedrebbe che il comune garantisca il trasporto dall'azienda ospedaliera di Cremona al cimitero, e la posa di una lapide su ogni sepoltura prevista il primo venerdì di ogni mese. A carico dell'Associazione il disbrigo delle pratiche presso l'ASL, con le quali diventerebbe «proprietaria dei resti», e una sorta di rito religioso; nella convinzione che se tale accordo affidasse a terzi privati l'esclusività di operazioni così delicate, contemplando cerimonie e riti non previsti dalle norme di legge senza avere il consenso esplicito degli interessati, ciò sarebbe fortemente lesivo del diritto di libertà di scelta dei cittadini e della laicità dell'istituzione comune; a giudizio degli interroganti tutto ciò costituisce un'evidente anomalia circa il regime di esclusività che la citata associazione detiene rispetto alle richieste da inoltrare alla unità sanitaria locale ed al servizio di prelievo e trasporto per il seppellimento del feto; come si evince dalle norme della convenzione sottoscritta tra azienda ospedaliera ed associazione «Difendere la vita con Maria» all'articolo 1 delle procedure attuative è previsto che i prodotti del concepimento siano conservati tutti indistintamente, senza diversificare tra quelli di cui si è fatta richiesta di sepoltura entro le 24 ore successive all'espulsione o all'estrazione del feto, come previsto dalle norme citate, e quelli di cui non si inoltra tale richiesta e di cui non vi è ragione di una conservazione in camera mortuaria trascorse le 24 ore dall'espulsione o estrazione stessa. Inoltre l'articolo 1 della convenzione delega alla sola associazione il servizio di prelievo, trasporto e sepoltura dei feti. In tal modo gli aventi diritto alla richiesta non sembra possano avvalersi di altra distinta organizzazione al fine di dare sepoltura al feto né sembra essere possibile avvalersi della facoltà di inoltrare direttamente e personalmente la richiesta all'unità sanitaria locale, detenendo l'associazione «Difendere la vita con Maria» un monopolio ingiustificato di tali adempimenti; a tale conclusione, ad avviso dell'interrogante, sembra potersi pacificamente giungere anche alla luce dei punti 1, 2 e 3 dell'allegato 2 della convenzione stessa, ove si prevede che nel caso in cui l'autorizzazione all'azienda sanitaria locale non sia richiesta direttamente dall'associazione e dalla stessa non siano materialmente effettuate le operazioni di prelievo, trasporto e sepoltura, non sembra darsi ai parenti o chi per essi altra possibilità che assoggettare il feto «al regime giuridico dei rifiuti pericolosi»; ad avviso degli interroganti, esiste un chiaro nesso causale tra la presenza di associazioni antiabortiste e le convenzioni con esse stipulate da parte delle strutture del servizio sanitario nazionale quali le associazioni «Difendere la vita con Maria», e l'altissima percentuale di medici obiettori. La situazione «ambientale» venutasi a creare all'interno delle aziende sanitarie lombarde, fondata anche sulla stipulazione di convenzioni quale quella in oggetto, rende pressoché impossibile la corretta applicazione della legge n. 194 del 1978 -: se non intenda assumere ogni iniziativa di competenza anche normativa, affinché con particolare riguardo alle questioni segnalate in premessa sia assicurata la piena applicazione dei princìpi affermati dalla legge n. 194 del 1978 e dal decreto del Presidente della Repubblica n. 285 del 1990. (5-02897)

Gentile Onorevole, La

Gentile Onorevole, La ringrazio per avermi fornito il testo della Sua interrogazione sul caso del seppellimento dei bimbi abortiti in Lombardia. Non conosco il testo della convenzione stipulata fra il Comune di Cremona e l’Associazione «Difendere la vita con Maria». Mi sembra di capire, però, che le mamme che intendono seppellire i resti dei bimbi abortiti, e anche quelle che non intendono farlo, vengano adeguatamente informate sulle procedure seguite dal Comune; e credo anche che le prime possano comunque scegliere di provvedere in proprio al seppellimento, nel rispetto della normativa regionale e nazionale. Sarebbe interessante conoscere la risposta che Le è stata data in Parlamento. Ma, a parte tutto, non posso assolutamente essere d’accordo con Lei per quanto riguarda l’auspicata discriminazione nella scelta dei soggetti incaricati delle procedure di seppellimento. Perché mai tale scelta dovrebe essere riservata a soggetti abortisti o quanto meno non antiaboristi? Si discrimina in funzione delle idee? Non mi sembra molto laico, né democratico! Non posso, altresì, essere d’accordo con lei sull’insinuazione relativa al “nesso causale tra la presenza di associazioni antiabortiste e le convenzioni con esse stipulate da parte delle strutture del servizio sanitario nazionale quali le associazioni «Difendere la vita con Maria», e l'altissima percentuale di medici obiettori”. Intanto, quand’anche così fosse, e considerato che, visto che ancora, almeno sulla carta, in Italia esiste la libertà di coscienza, se ci sono medici che riflettono e meditano sugli ideali portati avanti dall’Associazione «Difendere la vita con Maria» e scelgono di essere obiettori di coscienza sull’aborto, il tutto mi sembra che rientri nella legalità (Le ricordo, in proposito, che la legge 194/1978 all’art. 9 riconosce espressamente tale diritto), per cui, da laico, non ci trovo nulla di male; se poi l’esigenza di assicurare il servizio di aborto dovesse tradursi (e qui spero proprio di aver intuito male) nella discriminazione degli obiettori, come, ad esempio, è avvenuto in Puglia, dove è stato bandito un concorso riservato ai non obiettori (poi annullato dal TAR, purtroppo solo in parte), allora, sempre da un punto di vista laico, ciò sarebbe del tutto inaccettabile. Se Le è possibile gradirei conoscere la risposta del Governo alla Sua interrogazione, e il testo dell’altra interrogazione sul caso Caserta. La ringrazio e La saluto. Domenico Ferro

Le chiedo scusa, On. Farina,

Le chiedo scusa, On. Farina, mi potrebbe fornire gli estremi della normativa nazionale vigente che vieta il seppellimento dei feti abortiti? La ringrazio.

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