OGM: “Veti nazionali e sindacali uccidono l’agricoltura italiana”


09/09/2011
Annalisa Chirico

“Ci sarà un cambio di passo o prima un altro cambio di ministro?”

La Corte di Giustizia europea ha dato torto alla Francia in merito alla proibizione della coltivazione del mais geneticamente modificato Mon810 della Monsanto. Interviene Roberto Defez, biotecnologo del CNR e animatore del sito specializzato salmone.org: “E’ la riprova che esiste una vera e propria associazione a delinquere. Gli stati nazionali europei vietano in casa le stesse coltivazioni di cui permettono l’importazione. E’ il paradosso frutto di scelte sbagliate, che mettono gli agricoltori europei, e in particolare quelli italiani, in uno stato di concorrenza sleale nel quadro internazionale”. Defez se la prende anche con i sindacati, in primis la Coldiretti, che, “come dimostrato da un’inchiesta di ItaliaOggi, vieta ai propri coltivatori di produrre quella soia OGM che poi vende nei propri consorzi agrari. L’80% dei mangimi prodotti in Italia è geneticamente modificato, anche se nessuno lo dice”. Conclude Defez: “La politica condanna il Paese a produzioni di nicchia. La grande vittima è l’agricoltura italiana, che resta ininfluente nel mercato internazionale”.
Secondo Annalisa Chirico,  membro di giunta dell’Associazione Luca Coscioni, “la politica nazionale ha chiuso la questione OGM in un cassetto. Col risultato che in Italia gli OGM si possono mangiare (anche nelle produzioni dop), ma non coltivare”. Continua la Chirico: “Il ministro Romano, il terzo in ordine di tempo nominato da questo governo, prosegue nella strategia dell’affossamento. Il dossier OGM è bloccato, come bloccati dal 2007 sono quei protocolli, che dovrebbero regolamentare sul piano operativo la coltivazione OGM a fini commerciali. Intanto l’Italia rimane l’unico Paese in Europa ad essersi tagliato fuori dalla coltivazione sperimentale in campo aperto, con grave danno per la ricerca italiana pubblica e privata”. Prosegue la Chirico “Qual è la strategia del Ministro Romano per il rilancio di un settore, dove 40mila aziende chiudono i battenti ogni anno e il deficit della bilancia commerciale si aggira annualmente attorno ai 10 miliardi di euro?”. Conclude la Chirico “In assenza di alcuna prova scientifica, la politica agraria del Paese è lasciata in mano alla Coldiretti, a Carlo Petrini e alla Lega Nord, le cui posizioni protezionistiche in materia di quote latte sono già costate ai contribuenti quasi quattro miliardi e mezzo di euro. Ci sarà un cambio di passo o prima un altro cambio di ministro?”.

 

Venerdì, 9 settembre, 2011 - 13:23

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