Lettera al Presidente della Repubblica


Riceviamo e pubblichiamo a margine della notizia del Decreto Legge del governo sul caso Englaro, la lettera del Prof. Antonio Vallini, docente di diritto penale all'Università di Firenze, iscritto all'Associazione Luca Coscioni, inviata al Presidente della Repubblica:

Egr.Presidente

Conoscendo la Sua sensibilità istituzionale e la Sua profonda cultura costituzionale, credo non abbia bisogno di alcun promemoria per cogliere l'abnormità del decreto legge che l'attuale governo - a quanto si legge sui giornali - intenderebbe approvare per bloccare la sospensione dell'idratazione della povera sig.ra Englaro.

A parte l'evidente finalizzazione del provvedimento - che dovrebbe essere generale ed astratto - ad incidere su un caso singolo per sostituirsi ad una sentenza definitiva, in nome di una curiosa "necessità ed urgenza" che è poi la necessità e urgenza, costituzionalmente inaccettabile, di sovvertire una decisione della magistratura "che non piace", ed a tacere del gravissimo conflitto tra poteri dello Stato e rispettive competenze che un tale approccio inevitabilmente comporta, risulta evidente la violazione degli artt.13, 3 e 32 Cost..

In uno stato laico e liberale, ognuno ha diritto all'intangibilità della propria sfera corporale, ovvero il diritto a non subire intromissioni non volute sul corpo; tanto più quando quelle intromissioni siano volte ad imporre una certa visione morale o religiosa della vita o della morte (con violazione della libertà di coscienza del singolo e dei principi dello Stato pluralista e laico). Questo diritto è sancito, in particolare, per i trattamenti sanitari dall'art.32 Cost., ma più in generale dall'art.13 Cost., di cui l'art.32, 2° co., Cost. è una precisazione, come più volte affermato dalla Corte costituzionale e dalla assoluta maggioranza della dottrina. Stabilire a priori che un certo trattamento invasivo - poco importa se possa qualificarsi "sanitario" oppure no - non possa essere rifiutato, significa compromettere uno dei principi basilari del sistema, degenerando verso le logiche, costituzionalmente incompatibili, di un sistema paternalistico e non personalista.

E' vero che i trattamenti sanitari possono essere resi obbligatori per legge (art.32, 2° co. Cost.), ma ciò può avvenire solo "nel rispetto della persona umana": secondo dottrina e giurisprudenza costituzionale, quella clausola impone vincoli assai stringenti al legislatore , primo fra tutti l'esigenza che il trattamento sia di utilità anche per la collettività (rischi per la salute altrui ecc.) e al tempo stesso non sia umiliante per chi lo subisce; tutti requisiti che sembrano completamente assenti nel caso di specie.

La disposizione, inoltre, è chiaramente ispirata da una specifica e tutt'altro che universalmente condivisa visione etico-religiosa, che intende l'indisponibilità della vita nei termini di un "dovere di protrarre a tutti i costi la durata della vita" privo di qualsiasi fondamento costituzionale, dato che la Costituzione riconosce casomai il diritto alla vita (ed il diritto è facoltà giuridicamente tutelata, non imposizione). Volendo imporre questa visione a tutti i cittadini, costretti negli aspetti più intimi della loro esistenza a conformarsi ad una morale che potrebbe non appartenergli, si viola palesemente il principio di laicità dello Stato (principio questo sì costituzionale, come riconosciuto più volte dal Giudice delle Leggi).

L'illegittimità della norma si coglie anche e soprattutto alla luce del principio di uguaglianza, giacché .- anche ammesso, e non concesso, il suddetto "dovere di vivere" - non si vede la ragione per cui dovrebbe essere vietato rifiutare quel tipo di trattamento, e non già, invece, altri trattamenti, sanitari o no, egualmente utili a prolungare la vita. Per non dire poi degli effetti paradossali sul piano pratico: se davvero dovesse vietarsi la sospensione di quei trattamenti, i medici sarebbero obbligati a produrre sempre e comunque nuove e nuovi "Eluana Englaro", anche quando in scienza e coscienza sembri loro opportuno - nel dialogo col paziente o con i suoi rappresentanti - porre fine o non iniziare neppure un trattamento inadatto a restaurare la salute e volto unicamente ad un doloroso prolungamento artificiale di una vita ormai prossima al termine o addirittura soltanto vegetativa.

Il diritto di essere lasciati morire in pace - che non è diritto di morire o di essere uccisi - è ormai acquisito, in termini pressoché pacifici, da una riflessione e da una pratica giuridica decennale, e a livello comparatistico trova conferma in qualsiasi sistema liberal-democratico; è stato ribadito da atti internazionali ed europei, primo fra tutti la Convenzione di Oviedo (che oltretutto riconosce al tutore il potere-dovere di rappresentare il proprio assistito per quel che concerne l'accettazione o il rifiuto di trattamenti). Appare sconcertante che si voglia offendere quel diritto con una scelta estemporanea, attuata per decreto legge, con riferimento ad un singolo caso ed una singola persona, sulla scorta dell'emotività politica del momento .

 Con profonda e sincera stima, scusandomi per aver avuto l'ardire di ricordarLe cose per Lei sicuramente ovvie, porgo i miei più deferenti saluti.

Antonio Vallini

 

Venerdì, 6 Febbraio, 2009 - 16:08

2 commenti

Lettera è stata spedita alla

Lettera è stata spedita alla Stampa questa notte. Mi ha deciso il decreto legge concepito dal cavaliere, dal quale ne ricaverà la nemesi storica che ha iniziato la sua caduta morale agli occhi delle coscienze, per il solo averlo pensato. Stiamo vivendo dentro i rifiuti della spam che ci circonda, dovuta ad un pensiero distorto, improprio, lontano dalle realtà fenomeniche. È uno dei soliti deliri contro la follia del mondo, caduto nella terribile contraddizione tra realtà terrene e realtà mitiche da sistemare non si sa in quale parte degli abissi galattici? Non direi, è la constatazione del tutto, arrotolato nella rigidità dei linguaggi ufficiali intoccabili. Salvatore Emmanuele. L'ora della nostra tristezza. Gentilissima Barbara Spinelli, ne "L'ora della nostra tristezza", l'articolo su Eluana, da lei scritto, vi sono due errori fondamentali, due principi errati in cui si continua a cadere per motivi linguistici. Il delirio cosmico dell'uomo, chiamato dio, consegue il disperdersi dei suoi valori terreni, l'indurlo in disorientamenti che tosto si mutano in plagi irrecuperabili, nell'uso di linguaggi ufficiali impropri che distorcono ogni riflessione fenomenica. Parlare dell'aldilà, usando linguaggio ufficiale, come se esistesse, è il suo primo errore. Non esiste nessun aldilà, verso cui si possa andare, percorrendo gli abissi dell'Universo. Il secondo, è l'aiuto che deve essere dato ad Eluana per morire. Eluana è già morta, mette la triste sensazione di essere gestita da commercianti di cadaveri per fare prevalere punti di vista personali, in funzione del mantenimento di principi la cui consistenza non ha, non può avere, riscontri reali. Non può morire una seconda volta, è un grumo di cellule imbalsamate con il metodo della conservazione in terreni di coltura mediante brodi ed intrugli alchemici. Il suo stato sarà orrendo, un misto di cellule normali e di cellule tumorali, osservate, molte volte, in scatole di Petri, allevate con brodi analoghi. Altro che alimentazione artificiale! Deglutire! Occorre sperimentarlo. Illusione. È meglio, per i suoi resti, fare cessare lo stato di macerazione in cui sarà ridotto il grumo di cellule, coltivate per molti anni. Sono molti 17 anni. La ragazza è morta nell'incidente occorsole. Non si può morire due volte, se si esce dalla fantasia dei miti, dei credenti nell'aldilà. Dobbiamo essere grati all'evento Eluana perché ha sfatato, ha polverizzato inesorabilmente l'autorità dei grandi, l'ha gettata nel pedestre umano, nella nullità dei valori, delle affermazioni sciorinate al vento come capita. Sono categorizzati da linguaggi rigorosamente formalizzati, nessuna possibilità di variarli, di cambiare un connettivo logico ritenuto non idoneo, mal posto, supportati da principi il cui significato lascia allibiti. Destano reazioni, smarrimenti, sconvolgimenti viscerali, paure per chi li deve subire, come venissero da sorgenti le cui linfe praticano e spargono terrore. Le sciocchezze verso le quali Eluana ha spinto il frasario dei grandi, è la sua vittoria, è il grande dono elargito all'umanità. Resta nella memoria come l'essere morto due volte, la prima volta, ne siamo addolorati, rammaricati, nell'incidente, violenta morte naturale anzi tempo, la seconda volta dal grumo di cellule vegetali, in lento disfacimento, per principio cosmico, tenuta da commercianti di cadaveri, nel nuovo modello d'imbalsamazione per coltura mediante alchimie medioevali. Ci ha insegnato di non ascoltare ciecamente i grandi terreni, di valutare il loro affermare, di chiederci che cosa dicono, che cosa vogliono, se il loro dire sia vero o falso. Ha sfatato l'autorità dei grandi, il loro non controllarsi nelle affermazioni, valutandone le verità dei contenuti, le certezze scientifiche, le quali occorrono di lunga dimestichezza, di esperienze di laboratorio raffinate, di linguaggi, talmente specializzati, che ormai appartengono a pochissimi tecnici. Salvatore Emmanuele

Povera Italia - Esprimo tutto

Povera Italia - Esprimo tutto il mio sdegno per la decisione del Presidente del consiglio dei Ministri di minacciare la Presidenza della Repubblica Italiana di presentare una legge ad hoc per interrompere la procedura iniziata nei confronti di Eluana Englaro. L'indipendenza della più alta carica dello Stato è messa in discussione dall'azione del Presidente del consiglio. I risvolti sono molteplici di tipo umano, etico, istituzionale, ma si pensi solo che nell'ottobre 2008 nove alti magistrati della Corte Suprema di Cassazione a sezioni unite hanno ritenuto di motivare la loro decisione, sulla vicenda Englaro, con una sentenza di ben 21 pagine dopo aver valutato una serie di documentazioni, testimonianze e certificazioni. Il vostro Presidente del Consiglio decide da solo e senza alcun bisogno di motivazione, ma c'è di più procura un vulnus costituzionale di prima gravità che rischia di deflagrare facendo crollare tutto il sistema faticosamente messo in piedi dai Costituenti. E tutto questo per ottenere una "benevola" considerazione da uno stato estero. Chiamare questo un colpo di stato non è tecnicamente possibile, ma possiamo esserci molto vicino. Un capolavoro che la storia ricorderà a lungo addebitandone le cause a questa nefasta legislatura. Occorre fare qualsiasi cosa perchè questa situazione sia riportata entro canoni costituzionali. Sono vicino al Presidente Napolitano, al padre di Eluana e sopratutto a lei stessa, non tanto per quello che le sta accadendo dal punto di vista sanitario, ma perchè sulle sue spoglie volteggiano dei corvi.

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