Legge 194 sull'aborto: Ass. Coscioni, Aied e Laiga chiedono incontro al Ministro Lorenzin

Legge 194 sull'aborto: Ass. Coscioni, Aied e Laiga chiedono incontro al Ministro Lorenzin

21 Mag 2013

 

 

 


 

 

Oggetto: Richiesta di incontro sull’applicazione della legge 194/78

 

 

Illustrissimo Ministro,

    

 

 

Le scriviamo oggi, a 35 anni dall’approvazione della legge 194, che regola il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza nel nostro Paese.

 

Come Lei certamente sa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità individua l’accesso all’aborto sicuro come uno dei punti fondamentali per la tutela della salute riproduttiva, che è uno dei compiti fondamentali del Suo Ministero. La non piena attuazione della legge 194 rappresenta dunque una grave minaccia per la salute delle donne.

 

Nella Sua relazione al Parlamento sullo stato di applicazione della legge, il Ministro che La ha preceduta ha evidenziato come in molti casi il dettato della legge sia ampiamente disatteso; nonostante ciò, nel corso di questi 35 anni, il tasso di abortività nel nostro Paese è più che dimezzato. Tuttavia, a causa delle evidenti disfunzioni nella corretta applicazione della legge, soprattutto dovute ad una non corretta attuazione del dettato dell’art.9, che regola il ricorso all’obiezione di coscienza, le donne italiane che decidono di interrompere una gravidanza indesiderata sono spesso costrette a lunghi tempi di attesa o a tristi migrazioni da provincia a provincia, ma anche, molto spesso, in altre regioni o in altri Paesi.

 

In particolare Le ricordiamo che il dilatarsi dei tempi di attesa (3, a volte 4 o più settimane dal momento della certificazione) comporta maggiori rischi per la salute delle donne e maggiori rischi professionali per i medici, che sono costretti, loro malgrado, ad una cattiva pratica clinica.

 

Nel 2009 nel nostro Paese è stata autorizzata la commercializzazione del mifepristone, o Ru486, che viene utilizzato in associazione con le prostaglandine per l’induzione dell’aborto farmacologico; a differenza degli altri Paesi europei, nei quali l’aborto farmacologico può essere praticato fino al 63° giorno di amenorrea, l’AIFA ne limita comunque l’utilizzo in Italia al 49° giorno di amenorrea. Molti, nel nostro Paese, hanno temuto che l’accesso all’aborto farmacologico, considerato “aborto facile”, avrebbe portato un incremento del ricorso alle interruzioni di gravidanza.

 

Questa idea paternalistica della fragilità emotiva delle donne, che non sarebbero in grado di decidere per se’ stesse, ha sostanziato il parere del Consiglio Superiore di Sanità, acriticamente seguito dalla quasi totalità delle amministrazioni regionali: ignorando i dati della letteratura scientifica internazionale, le esperienze sanitarie degli altri Paesi, nonché quelle fatte dal 2005 ad oggi nel nostro stesso Paese, si è perseguito il fine di rendere più difficile, se non impossibile, l’accesso all’IVG farmacologia, imponendo di fatto il ricovero ordinario dal momento della somministrazione del farmaco fino all’espulsione (in media almeno tre giorni di ospedalizzazione).

 

Nel rapporto “interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine-anni 2010-2011”, pubblicato dal Suo Ministero nel febbraio 2013, sono presentati i dati delle interruzioni di gravidanza effettuate con metodo farmacologico in Italia fino al 2011; tali dati hanno confermato, come già rilevato dalla letteratura scientifica internazionale, che l’introduzione di tale metodica non ha comportato un maggior ricorso all’aborto, e che il metodo farmacologico è efficace e sicuro. Delle circa 15mila donne che finora hanno fatto ricorso a questo metodo, il 76% ha scelto la dimissione volontaria dopo l’assunzione del mifepristone, senza che vi siano state maggiori complicazioni.

 

Non vi è dubbio che un più ampio ricorso al metodo farmacologico permetterebbe di ridurre i tempi di attesa, riducendo pertanto i rischi di complicazioni, la cui incidenza aumenta con l’aumentare dell’età gestazionale. D’altra parte, in tempi di crisi economica, questo rappresenterebbe una contrazione della spesa sanitaria, con un più razionale utilizzo delle risorse, che potrebbero essere meglio rivolte alla prevenzione delle gravidanze indesiderate, attraverso il potenziamento della rete dei Consultori Familiari per una miglior diffusione dell’uso dei contraccettivi ed un più facile accesso alla contraccezione di emergenza. Inoltre, un più ampio ricorso al metodo farmacologico minimizzerebbe il peso dell’alto tasso di ginecologi obiettori di coscienza sull’applicazione della legge.

 

Il 2 maggio 2013 su “Epicentro”, il portale dell’Istituto Superiore di Sanità, è stato pubblicato un articolo in cui si ribadisce che, alla luce dei dati già citati, AIFA e Consiglio Superiore di Sanità potrebbero dunque rivedere le loro raccomandazioni, autorizzando anche in Italia le modalità di utilizzo di mifepristone e prostaglandine adottate negli altri Paesi e raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, autorizzando la somministrazione fino a 63 giorni di amenorrea e in regime di day hospital.

 

I ginecologi di LAIGA, con l’Associazione Luca Coscioni e con l’AIED, chiedono pertanto di incontrarLa per discutere di questi temi e per fare si che, a trentacinque anni dall’approvazione della legge il Suo Ministero possa finalmente assicurarne la piena applicazione, sostanziando l’azione di governo dell’esperienza e dei suggerimenti di chi realmente lavora “sul campo”.

 

 

Filomena Gallo

Segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

 

Mario Puiatti

Presidente Aied, Associazione Italiana per l'Educazione Demografica

 

Silvana Agatone

Presidente Laiga, Libera Associazione Italiana Ginecologi per Applicazione legge 194

 

 

 

 

 

Per eventuali comunicazioni:

 

Valentina Stella, addetto stampa Associazione Luca Coscioni

Valentina.stella@associazionelucacoscioni.it

T: 06 689 79 330

F: 06 23 32 72 48