Fecondazione: dal Tribunale di Roma II ordinanza coppie fertili che rimette la legge 40/04 alla Corte Costituzionale

Fecondazione: dal Tribunale di Roma II ordinanza coppie fertili che rimette la legge 40/04 alla Corte Costituzionale

Associazione Luca Coscioni
7 Mar 2014

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Comunicato stampa dell’Associazione Luca Coscioni:

[VIDEO DELLA CONFERENZA STAMPA SU RADIO RADICALE] 

Roma, 10 Marzo 2014 - Con ordinanza del 28 febbraio u.s. il Tribunale di Roma ha emesso un’ulteriore decisione che, con argomentazioni sostanzialmente identiche alla precedente decisione del 14 gennaio, ha sollevato il dubbio di legittimità costituzionale della L.40/04 in riferimento al caso di una coppia fertile che vorrebbe accedere alla fecondazione assistita per evitare un aborto. La coppia dopo una gravidanza esitata in aborto spontaneo e durante successiva gravidanza scopriva, all’esito di apposita consulenza genetica, che la donna risultava portatrice di una traslocazione reciproca bilanciata tra il braccio corto di un cromosoma 3 ed il braccio lungo di un cromosoma 5 con punti di rottura rispettivamente in 3p25 e 5q33 di derivazione materna. Pertanto, stante la grave anomalia genetica, la coppia era costretta ad interrompere volontariamente la gravidanza al V mese ma, desiderosa di voler avere un figlio, si era rivolta all’azienda Asl RM A chiedendo l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) e, nell’ambito di questa, alla diagnosi genetica preimpianto (PGD), per impedire la trasmissione della patologia di cui risulta portatrice la donna. La struttura sanitaria rifiutava la richiesta avanzata dalla coppia ritenendo che, ancorché portatrice di patologia geneticamente trasmissibile, non fosse affetta sterilità o infertilità e pertanto non rientrasse nei casi previsti dall’art. 4 L.40/04. La coppia si rivolgeva all’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica che interveniva nel giudizio dinanzi al Tribunale di Roma con le associazioni Cerco un Bimbo, L’Altra cicogna ONLUS, Amica Cicogna.

Dichiarano Filomena Gallo  e Angelo Calandrini, rispettivamente Segretario e Membro di giunta dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica nonché  legali della coppia: “in 10 anni di legge 40/04 altri Tribunali in precedenza hanno affrontato anche il divieto di accesso alle tecniche di fecondazione assistita per la coppia fertile e tramite  un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 4 e dell’art. 1 commi 1 e 2 della L. 40/04 hanno ritenuto che dovesse consentire anche alla coppia fertile ma portatrice di patologia geneticamente trasmissibile l’accesso alla PMA per poter eseguire indagini diagnostiche preimpianto sull’embrione anche alla luce della parallela legge sull’aborto (L.194/78) che consente alla donna, anche oltre il novantesimo giorno dall’inizio della gravidanza, di poter interrompere la stessa quando la gravidanza o il parto possano comportare un serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna”. 

Continua l’avv. Filomena Gallo: “ma occorre ricordare che l’interpretazione è stata peraltro suffragata dalla sentenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo sul caso Costa e Pavan c./ Italia, (in cui l’ass. Luca Coscioni con le associazioni di pazienti e 60 parlamentari era avevano depositato amicus curiae) e divenuta ormai definitiva, con la quale la Corte di Strasburgo ha accertato che lo Stato italiano nella parte in cui consente l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita unicamente alle coppie fertili e sterili (o nei casi in cui l’uomo risulti portatore di gravi patologie sessualmente trasmissibili come HCV, HIV alla luce delle nuove Linee guida del 2008 che hanno abrogato le precedenti del 2004), ha violato gli artt. 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare tra cui rientrano le scelte terapeutiche)”.

Aggiunge l’ avv. Angelo Calandrini: “Il Tribunale di Roma pur ritenendo l’assenza di divieti espliciti alla possibilità di poter procedere alla diagnosi genetica preimpianto (art. 13 della L. 40/04) al fine di prevenire la trasmissione di patologie geneticamente trasmissibili da cui risultino affetti o portatori i genitori, chiarisce che il “divieto di sperimentazione su ciascun embrione umano” (art. 13 co. 1) deve ritenersi circoscritto alla sperimentazione e alla ricerca. Ciò in linea con l’interpretazione prevalente della giurisprudenza recente, che consente di escludere la sussistenza di un divieto sia della diagnosi sia della selezione preimpianto, finalizzata ad impedire il trasferimento nell’utero della donna, dei soli embrioni affetti da gravi patologie. Tale divieto deve altresì ritenersi insussistente anche alla luce dell’obbligo in capo all’operatore sanitario (art. 14 co. 5 L. 40/04) di informare le parti “sullo stato di salute degli embrioni prodotti e da trasferire nell’utero”. La facoltà di prestare il consenso da parte della coppia, che contempla in sé il diritto di rifiutare ogni trattamento sanitario, attribuisce alla stessa non solo il diritto alla diagnosi degli embrioni ma anche il diritto di rifiutare l’impianto degli embrioni malati. Pertanto il Tribunale nel ritenere la diagnosi genetica preimpianto preordinata ad ottenere prevalentemente informazioni sullo stato di salute dell’embrione, non necessariamente nella prospettiva di un’interruzione della gravidanza ma in un’ottica di consapevole consenso, evidenzia l’irragionevolezza e l’incongruità con il sistema normativo se posto in parallelo con le diffuse pratiche prenatali anche molto invasive, rischiose per la gravidanza ma perfettamente legittime ed a cui potrebbe seguire la scelta, sia pur traumatica, ma del tutto legittima di procedere ai sensi della L. 194/78 con interruzione della gravidanza, anche oltre il terzo mese, laddove siano state riscontrate gravi malformazioni o gravi patologie genetiche che pongano in pericolo la salute psico fisica della donna. Quindi il Tribunale di Roma ritiene possibile una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 13 della L. 40/04”.

Concludono gli avvocati Tuttavia, con riguardo al ricorso alle tecniche di PMA e all’art. 4 della L. 40/04, il Giudice Bianchini confermando quanto già sollevato con ordinanza del 14 gennaio dal Giudice Albano dello stesso Tribunale di Roma per altra coppia con caso analogo, solleva incidente di costituzionalità sostanzialmente identico al precedente di gennaio con una ordinanza Gemella in cui   ritiene che tale limite al ricorso alla PMA posto alle coppie fertili dagli artt. 1 commi 1 e 2 e 4 della L. 40/04, risulti in contrasto con gli artt. 2, 3 e 32 Cost. in quanto viola il diritto all’autodeterminazione nelle scelte procreative, il principio all’eguaglianza, di ragionevolezza e il diritto alla salute, costringendo le coppie fertili portatrici di malattie geneticamente trasmissibili, come le coppie che si sono rivolte alla giustizia, ad una gravidanza naturale e all’eventuale aborto terapeutico. Limite che il Tribunale ritiene peraltro in contrasto anche con gli artt. 8 e 14 della Cedu. Ora la parola passa alla Corte Costituzionale che dovrà sciogliere il dubbio di costituzionalità stabilendo se i limiti posti dalla L. 40/04 all’accesso alla PMA da parte di coppie non sterili o infertili in senso tecnico ma portatrici di patologie geneticamente trasmissibili al feto, sia o meno conforme ai diritti riconosciuti dalla nostra Costituzione. Restiamo in attesa di fissazione di nuova udienza che visto i tempi tecnici necessari non potrà certo essere riunita alla prossima su altri divieti della legge 40 prevista per il giorno 8 aprile. Oramai resa ben poco della legge 40 stupisce come il legislatore italiano abbia preferito non modificare la norma e abbia lasciato questo compito alla Corte Costituzionale”.