CNB riforma o abolizione?

di gilberto corbellini

Andrebbe sollevata a livello politico la questione della funzione del Comitato Nazionale per la Bioetica (Cnb), chiedendo esplicitamente che venga riformato. Così com'è, il CNB non serve a niente. Produce solo discussioni accademiche all'interno di una cupola di esperti e pseudoesperti, che viene nominata con lo scopo assurdo di configurare una maggioranza di componenti con lo stesso orientamento ideologicopolitico, in materia di morale, del Governo. I documenti sono spesso delle mediocri e discutibili compilazioni. Quando va bene scoprono l'acqua calda. Nel corso dell'ultima legislatura, alcuni documenti e dichiarazioni del CNB sono serviti per giustificare ‘eticamente' e promuovere culturalmente la traduzione in leggi o proposte di legge delle posizioni della Chiesa cattolica. Si possono immaginare diverse soluzioni. Non esclusa l'abolizione: la Gran Bretagna non ha un comitato nazionale che si occupa dei temi di bioetica, e gestisce molto efficacemente i problemi istruendo commissioni ministeriali o parlamentari ad hoc, che lavorano per formulare e giustificare delle proposte operative per governare i problemi. Siccome mancherà questo coraggio, perché si tratta di un palcoscenico comunque politicamente ambito, almeno si discuta una riforma che predefinisca la composizione e le modalità di funzionamento. Basterebbe predefinire quanti componenti deve avere - possibilmente meno di venti - e, tra questi, quanti devono essere gli scienziati e i medici, quanti i bioeticisti e i giuristi, etc. Andrebbe quindi definito qualche criterio operativo generale per dare pertinenza e utilità al lavoro del CNB. Per esempio, sarebbe importante promuovere ed esaminare non solo i risvolti filosofici, ma anche quelli empirici dei problemi bioetici. In Italia, a differenza degli altri paesi civilmente avanzati, spicca la carenza di dati conoscitivi sulle conseguenze delle vacanze normative in ambiti come quelli che riguardano le decisioni di fine vita. Così come andrebbe seriamente monitorato l'impatto delle leggi. Lasciamo stare quella sulla fecondazione assistita, dove si va subito a toccare il nervo più scoperto. Oggi esiste un'emergenza per quanto riguarda l'attività dei comitati etici: i paesi dove si pratica la ricerca biomedica più avanzata stanno provvedendo a riformarli perché sono degenerati in un sistema di vessazione ai danni dei ricercatori che ostacola la ricerca clinica. La Direttiva 2001\20\EC è al centro di una bufera sollevata innanzitutto dai centri di ricerca oncologici. La European Organization for Research and Treatment of Cancer (EORTC) ha lanciato addirittura un appello ai parlamentari europei, in cui viene chiesto "Perché l'Unione Europea ha deciso di fermare la ricerca sul cancro?". La Direttiva viene definita "una soluzione inutile per un problema che non esiste". Proprio inutile però non è, perché, per una sorta di eterogenesi dei fini sta rendendo la ricerca sul cancro completamente succube degli interessi dell'industria, in quanto "impone a tutte le forme di ricerca focalizzata sui pazienti spese amministrative talmente pesanti che di fatto porrà termine ad ogni ricerca clinica che non sia costituita da studi ispirati da motivi commerciali e sponsorizzati dall'industria". www.saveeuropeanresearch.org. I dati che dimostrano gli effetti della Direttiva sulla ricerca clinica oncologica sono impressionanti: il numero di nuovi trial è crollato da 19 a 7 (-63%) dal 2004 al 2005, con un terzo in meno di pazienti, mentre i costi dei trial sono aumentati dell'85% e i costi assicurativi sono passati da 70 a 140 milioni di euro. Un presupposto necessario per cambiare registro nel modo di affrontare il dibattito sui temi della bioetica è che venga superata l'accezione della bioetica quale gendarme posto a controllo dell'integrità morale della ricerca scientifica. Perché la scienza e la sua storia hanno comunque molto da insegnare alla politica e all'etica su come affrontare le questioni controverse in modo razionale e utile al miglioramento del benessere di tutti.

Martedì, 30 ottobre, 2007 - 15:14

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