Caso Riccio: una battaglia per la civiltà


E Polis
05/04/2007
di Chiara Lalli

La ragione che ha mosso il Gip Renato Laviola a respingere l’archiviazione proposta dalla Procura per Mario Riccio va oltre l’interpretazione tecnica delle norme giuridiche. È una scelta implicata da valori e da idee che propendono per una interpretazione restrittiva di un atto medico e umano irreprensibile: l’interruzione della ventilazione meccanica chiesta da Piergiorgio Welby, implorata da Piergiorgio Welby, e la sedazione per non imporgli la sofferenza di una morte per soffocamento.
Per il Gip ha più senso invocare l’articolo 575 del Codice Penale piuttosto che altri articoli normativi che sosterrebbero la richiesta di Welby e la scelta di Riccio. Per Laviola vi sono gli estremi per delineare l’ipotesi di omicidio del consenziente: da 6 a 15 anni la pena prevista.
Nonostante l’autopsia abbia confermato che la morte sia avvenuta per insufficienza respiratoria, nonostante la legittimità di rifiutare qualsiasi trattamento medico (anche se tale rifiuto comportasse la morte), nonostante esista un valore fondamentale che si chiama libertà individuale.
La questione non è chiedersi se noi avremmo fatto la stessa cosa (sia nei panni di Welby che in quelli di Riccio); la questione è se vogliamo vivere in un Paese in cui sia garantita la dignità e la libertà di scegliere delle persone. Welby e Riccio sono oggi i simboli di questo dilemma. L’Associazione Luca Coscioni ha scelto di stare dalla loro parte fin dall’inizio, dalla parte della libertà: non è mai tardi per unirsi ad una vera e propria battaglia di civiltà. Chiunque non voglia girarsi dall’altra parte può contribuire: www.lucacoscioni.it.

Giovedì, 5 aprile, 2007 - 12:30

commenti

Così il diritto costituzionale non viene garantito

Bisogna sostenere il coraggio avuto dal Dott. Riccio. Anche economicamente sostenendo il fondo per le spese processuali che ha lanciato Furio Colombo con il suo articolo.

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